Agenti uccisi a Trieste, l’oscuro passato del killer Alejandro Meran

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Emergono nuovi inquietanti dettagli dalle indagini sul passato di Alejandro Augusto Stephan Meran, l’assassino dei due agenti uccisi a Trieste lo scorso venerdì 4 ottobre. Dopo le supposizioni sull’abilità del dominicano nel maneggiare armi da fuoco e sui suoi presunti disagi psichici, arrivano anche le testimonianze di chi ha conosciuto l’uomo prima del suo trasferimento nel capoluogo giuliano assieme al fratello Carlysle. Chi lo ha conosciuto parla infatti di un uomo irascibile, aggressivo e che incuteva forte timore negli altri con il suo fisico imponente.

Agenti uccisi a Trieste, il passato del killer

Dal maggio del 2017 fino all’agosto del 2018, i fratelli Meran avevano infatti abitato nella località di Ponte delle Alpi, in provincia di Belluno. Qui i due svolgevano l’attività di magazzinieri presso una ditta di spedizioni e molti del luogo ricordano Alejandro come una persona non totalmente lucida, malgrado nei suoi referti medici non vi sia riscontro di alcuna malattia psichica.

Intervistati dal quotidiano Il Gazzettino, chi lo conosceva di vista dichiara: “Alejandro Augusto era una per­sona che era meglio evitare. Anche perché era grosso, alto uno e novanta circa, e si capiva bene che aveva anche grandi problemi psichici. Non potevi dirgli niente. Anche se non facevano la loro parte nelle pulizie nell’edificio, non si pote­va proprio dire nulla, perché lui faceva paura. Eravamo disperati. Sono persone che arrivano da paesi di violenzae se la portano dietro. Alla fine, fortunatamente, se ne sono andati. Ci avevano det­to verso la Germania“.

Il trasferimento a Trieste

Dopo essere stati allontanati dalla loro residenza nel bellunese – i fratelli facevano vivere nell’appartamento altre due persone oltre a loro, violando il contratto d’affitto – Alejandro e Carlysle si sono diretti a Trieste, in un palazzo in via Riccardo Di Giusto, dove anche qui in molti ricordano gli strani atteggiamenti del dominicano. Alcuni testimoni hanno infatti raccontato al Messaggero Veneto: “Si capiva che aveva qualche problema, ma si faceva finta di niente e lui qui è sempre stato tranquillo”.

Resta tuttavia ancora da chiarire dove Alejandro Meran abbia imparato a maneggiare così bene le armi da fuoco, abilità che gli ha permesso di uccidere i due agenti con relativa facilità. Il gip di Trieste ha infatti affermato: “Molto inquietante è il fatto che abbia “scarrellato” l’arma sottratta a uno dei due poliziotti, posto che tale gesto, non alla portata di tutti, dà conto di una familiarità con le armi, familiarità che si intuisce anche dalle foto che lo ritraggono mentre impugna le due pistole”.