Aggredisce militare a Milano, Fathe Mahamad sospettato di terrorismo

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Nella mattinata di martedì 17 settembre 2019 un uomo ha aggredito alle spalle un militare del servizio “Strade Sicure” nel piazzale Duca D’Aosto, presso la Stazione Centrale. A venire colpito al collo con un paio di forbici Matteo Toia che per fortuna non ha riportato ferite gravi. Arrestato invece Fathe Mahamad, un migrante scappato dallo Yemen “perché c’è la guerra” come avrebbe spiegato di fronte al pm che lo ha interrogato. L’uomo è sospettato di terrorismo.

In Italia con corridoio umanitario

Il 23enne è giunto in Italia con un volo militare nell’ambito di uno dei corridoi umanitari con la Libia ma dopo quanto avvenuto nel capoluogo meneghino c’è il sospetto che possa essere un simpatizzante dell’ISIS e che possa aver anche partecipato ad alcune guerriglie armate quando si trovava nel suo Paese.

La Procura contesta infatti all’uomo non solo il tentato omicidio ma anche l’aggravante delle finalità terroristiche, nonostante Fathe Mahamad assicuri di non essere un militante del Califfato di al-Baghdadi.

Come riporta Il Corriere della Sera, a supportare la tesi dell’attentato il fatto però che l’aggressore, mentre colpiva il militare, ha “urlato ripetutamente Allah Akbar”, tanto che al magistrato avrebbe confermato che sarebbe voluto “morire da martire”.

L’allerta dell’antiterrorismo

Ancor più importante il fatto che l’8 agosto l’antiterrorismo tedesco avrebbe avvertito le autorità italiane che Fathe Mahamad, giunto nel nostro Paese da circa un mese, era una persona “con simpatie per lo Stato Islamico e che ha partecipato a scontri armati in Yemen“.

Il Dipartimento centrale della polizia di prevenzione si sarebbe mosso quindi chiedendo a tutte le questure di “comunicare con ogni consentita urgenza elementi informativi di dettaglio” riguardo il giovane migrante.

Da capire come mai quindi quando nella serata di lunedì 16 settembre il 23enne è stato fermato dai carabinieri (perché era salito su una pensilina e minacciava i passanti con una penna biro) la sua scheda non fosse già inserita nell’archivio delle forze di polizia.