Agguato in un parco a Roma, ucciso noto ultras della Lazio

Fabrizio Piscitelli, noto come Diabolik, era uno dei leader storici del gruppo degli irriducibili biancocelesti

Uno sparo, a distanza ravvicinata, non ha lasciato scampo a Fabrizio Piscitelli, noto ultras della Lazio noto come Diabolik.

Un agguato in piena regola quello subito dall’uomo che, secondo quanto ricostruito, è stato raggiunto alle spalle da un proiettile alla testa in via Lemonia, zona del parco degli Acquedotti vicino via Appia, a Roma. Secondo le prime informazioni sembrerebbe che il 53enne sia stato raggiunto da un solo colpo, dinamica che ricondurrebbe ad una vera e propria esecuzione. Secondo quanto ricostruito Piscitelli era seduto su una panchina quando è stato colpito alle spalle, probabilmente stava aspettando qualcuno per un appuntamento in quel parco che dista pochi chilometri da Grottaferrata dove l’uomo abitava.

GUARDA ANCHE - Scontri tra ultras e polizia alla festa della Lazio

Piscitelli era uno dei leader storici del gruppo degli irriducibili della Lazio e in precedenza era rimasto implicato in una vicenda di droga. Sul posto sono intervenute numerose pattuglie della polizia che stanno effettuando una battuta in zona per individuare l’aggressore che, secondo quanto emerge dalle prime ricostruzioni dell’accaduto, era vestito da runner per confondersi tra i tanti che fanno jogging al parco degli Acquedotti.

LEGGI ANCHE - Gestiva traffico di droga, sequestrato un milione di euro a capo ultras del Milan

Ad indagare sull’omicidio saranno anche i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia, in procura a Roma è stato aperto un fascicolo di indagine a carico di ignoti.

Ti potrebbe interessare anche - Decreto Sicurezza, Daspo più duro: mano pesante contro il tifo violento

Chi era “Diabolik”

Capo degli Irriducibili, Piscitelli era stato protagonista di diverse indagini per droga e per la vicenda relativa alla scalata al club romano del 2006. Per questa vicenda, nel 2015, venne condannato per concorso in tentata estorsione ai danni del presidente dei biancocelesti Claudio Lotito. Nel 2013 venne arrestato, dopo un mese di latitanza, con l’accusa di essere promotore di un traffico internazionale di sostanze stupefacenti fra Italia e Spagna, nel 2016 invece subì una confisca di beni per un valore superiore ai due milioni di euro. Diabolik faceva soldi anche commercializzando gadget della Lazio e aveva fondato un’azienda il cui capitale era diviso tra la moglie e la figlia.

Nei rapporti della polizia il capo ultrà veniva definito come soggetto “pericoloso, prepotente, indifferente ai numerosi provvedimenti di polizia adottati nei suoi confronti”.