Agli ordini Serge(j)nte

Alessandro Eremiti

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​"Che anno è, che giorno è?", si chiedono i tifosi della Lazio mentre cantano a squarciagola il loro amore sulle note di Lucio Battisti. La maglia celebrativa, la coreografia della Tribuna Tevere gremita e soprattutto la squadra lassù, a un punto dalla vetta, portano le menti del popolo biancoceleste indietro di vent'anni. Molti erano troppo piccoli per ricordare e chi c'era, con un filo d'emozione racconta fiero aneddoti sull'ultima Lazio Campione d'Italia.



Una squadra piena di campioni quella, c'erano Nesta, Mihajlovic, Veron, Almeyda, Nedved, Mancini, Salas. E poi, con la maglia numero 21 c'era Simone Inzaghi. Lui, un laziale tra i laziali, di quella stagione - la sua prima in biancoceleste - ricorda sicuramente tutto a memoria. Quando Lotito lo richiamò dopo il rifiuto di Bielsa nella travagliata estate del 2016, Simone accettò con l'entusiasmo e la passione di chi sa perfettamente cosa significhi la Lazio e con l'ambizione di arrivare un giorno a giocare partite come quella di ieri sera.


Alessandro Birindelli and Simone Inzaghi

Inzaghi ha costruito la squadra tassello dopo tassello, mettendo gli uomini giusti al posto giusto. Acerbi a comandare il reparto arretrato, Lucas Leiva fondamentale per mantenere gli equilibri, Il mago Luis Alberto - voluto fortemente per alzare la qualità di palleggio - ad inventare e verticalizzare e Ciro Immobile scelto per la sua capacità magistrale di finalizzare la mole di gioco che la squadra è in grado di creare.


Fuori dai tasselli, dagli schemi e da qualsiasi tipo di pensiero ordinario, Simone poi può contare sull'estro del suo sergente: Sergej Milinkovic-Savic.


Se Luis Alberto, nello spartito tecnico disegnato dall'allenatore, è la fantasia al potere necessaria per rendere la manovra offensiva fluida e veloce il più possibile, il gigante serbo rappresenta invece l'imprevedibilità di chi pensa il calcio in una maniera differente dagli altri. Non è Milinkovic che va al ritmo della Lazio, è la Lazio che si adatta al ritmo imposto dallo strapotere calcistico del suo Sergente.



La partita contro l'Inter, è stata l'ennesima conferma di come Sergej interpreti il calcio in maniera istintiva e assolutamente unica: bordata dai 30 metri che si stampa sulla traversa nel primo tempo, taglio nel cuore dell'area di rigore nell'azione che ha portato al pareggio di Immobile, suola in uno spazio stretto affollato e sinistro a giro per il gol del vantaggio, suola e poi sombrero, palleggio e poi sombrero sui giocatori dell'Inter che nulla potevano. Suola, sembra essere la chiave. Si, perché quando Milinkovic mette la pianta del piede sulla sfera, sembra avere la forza di decidere tutto quello che succederà di lì a poco con compagni ed avversari inevitabilmente costretti ad adeguarsi ed agire di conseguenza come se pensassero: "Agli ordini Sergente!".


La vittoria nello scontro diretto contro i nerazzurri di Antonio Conte consente alla Lazio di raggiungere la seconda posizione solitaria, ad un punto dalla Juventus. Chissà se Inzaghi avrà già iniziato a raccontare ai suoi ragazzi gli aneddoti sulla sfida alla Juventus di vent'anni fa, il colpo di testa di Simeone, la speranza e poi il trionfo, ma conoscendolo sarà concentrato esclusivamente sulla prossima gara.


"Che anno è, che giorno è", cantava Lucio Battisti.  È il 2020 Lazio. E ora puoi crederci davvero...