Agnese Moro: negli anni di piombo Chiesa incerta su violenza

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Città del Vaticano, 28 nov. (askanews) - "La Chiesa era molto distante. Tanti si sono avvicinati ai dolori del mondo tramite la Chiesa, i racconti dei missionari. Ma per coloro che hanno abbracciato la lotta armata, non c'è stata la capacità della Chiesa di aiutare a distinguere. E anche dentro la Chiesa non mancavano incertezze. Pochissimi avrebbero detto all'epoca che la violenza non era accettabile". Lo ha detto la figlia di Aldo Moro, Agnese, in occasione della presentazione del libro "Un'azalea in via Fani. Da Piazza Fontana a oggi: terroristi, vittime, riscatto e riconciliazione", saggio scritto dal giornalista Angelo Picariello (Edizioni San Paolo 2019, pp.352, euro 25).

Alla tavola rotonda organizzato alla libreria San Paolo, a via della Conciliazione, moderata dalla giornalista Annachiara Valle di Famiglia Cristiana, ha partecipato anche Oliveiro Nicodemo, ex allievo del "professor Moro" che, ha raccontato, trascorreva "un'intera mattinata" con i suoi studenti alla Sapienza pur essendo Presidente del Consiglio.

"Si sono consumate delle vite (nella violenza) che avevano un materiale umano eccellente, e questa è la cosa più drammatica", ha detto Agnese Moro. Il bene, ha detto, ha bisogno di tempo per affermarsi, e anche l'appello del Papa Paolo VI agli "uomini" delle Brigate rosse, per il fatto stesso di averli chiamati rispettosamente "uomini" lasciò in loro un segno, sebbene sul momento non ebbe effetto. La Chiesa, ha detto la figlia dello statista, ebbe invece un ruolo decisivo successivamente, al momento del pentimento e della nuova vita che molti ex terroristi intrapresero dopo gli anni di piombo.

Moro, ha detto Nicodemo, concludeva la lezione con un appello dei presenti: "Per capire cosa pensavamo, cosa dicevamo", ha detto, sottolineando che "la centralità della persona per Moro era fondamentale, aveva una parola per tutti". Il volume esce in occasione del 50° anniversario della strage di Piazza Fontana.