L'11 settembre ha cambiato il mondo. Ma quali sono stati gli effetti di quella giornata sulla politica, l'economia e la cultura globali? In esclusiva per Yahoo, abbiamo chiesto a due esperti di spiegarci come è cambiato il mondo dopo l'11 settembre. <b>Joseph R. Wood</b> è stato consulente di Dick Cheney per gli Affari di Sicurezza Nazionale; <b>Mahmoud Hussein</b> è Segretario Generale della Società dei Fratelli Musulmani.L'11 settembre ha cambiato il mondo. Ma quali sono stati gli effetti di quella giornata sulla politica, l'economia e la cultura globali? In esclusiva per Yahoo, abbiamo chiesto a due esperti di spiegarci come è cambiato il mondo dopo l'11 settembre. Joseph R. Wood è stato consulente di Dick Cheney per gli Affari di Sicurezza Nazionale; Mahmoud Hussein è Segretario Generale della Società dei Fratelli Musulmani.
In collaborazione con Il Sussidiario.net
11 settembre schianto torre Nord

11 settembre dieci anni dopo

Sono passati dieci anni dal giorno che ha segnato la storia delgi Stati Uniti e del resto del mondo. A New York un team di esperti ancora lavora al riconosicmento delle vittime: ancora oggi il 40% delle vittime non è stato identificato. La dinamica dell'attentato è stata più volte ricostruita, ma manca ancora un quadro generale sulle consegenze dell'attacco

Dieci anni dopo, da George Bush a Obama

Di Joseph R. Wood

Colonnello in pensione dell’US Air Force
Direttore per la Difesa internazionale e le Strategie di sicurezza della multinazionale BAE Systems
Ex- consulente di Dick Cheney per gli Affari di Sicurezza Nazionale


Gli attentati dell’11 settembre hanno coinvolto numerose persone, alcune in modo più profondo, altre in forme più superficiali: le vittime degli attacchi e le loro famiglie; il personale militare di Stati Uniti, Europa e altri Paesi le cui vite sono cambiate o sono state distrutte in Iraq e Afghanistan; le persone di quei Paesi che si trovano a dover fronteggiare la violenza di una guerra interna all’Islam mentre vanno in cerca di qualche forma di libertà dall’oppressione; e in modo molto meno grave, chiunque oggi deve sopportare le procedure di sicurezza negli aeroporti di tutto il mondo. Abbiamo sempre più persone che parlano arabo e pashtu e un numero maggiore di «esperti» dell’Islam, rispetto a quanti ne avessimo dieci anni fa. Ma i nostri primi pensieri su questo triste anniversario devono andare a quanti sono morti nel corso del decennio e ai loro cari.

Gli effetti duraturi devono ancora essere compresi pienamente, perché un decennio è un tempo troppo breve per valutare eventi di grande portata persino in un’era di comunicazione globale istantanea e commenti non stop. L’eminente storico anglo-americano Niall Ferguson ha notato di recente che l’atteggiamento degli Usa verso il coinvolgimento con il mondo e la relativa spesa militare oggi sono molto simili a com’erano prima dell’11 settembre. Il presidente Obama condivide con i suoi oppositori del “tea party” il desiderio di concentrarsi sulle necessità interne degli Stati Uniti. La campagna elettorale già in corso per le elezioni presidenziali del 2012 riflette questa tendenza rivolta verso l’interno, sulla falsariga di quanto avvenuto in Europa negli anni recenti. L’ex presidente George W. Bush osserva di tanto in tanto ai visitatori stranieri la possibilità sempre presente che riemerga l’isolazionismo americano. Questo era vero prima dell’11 settembre e rimane vero oggi.

Dopo il forte senso di unità vissuto nei giorni successivi agli attentati, con la NATO che ha invocato per la prima volta nella storia la clausola di mutua difesa inserita nell’articolo 5 del trattato, gli europei hanno preferito un approccio alla minaccia del terrorismo islamico basata sul rafforzamento delle leggi. Mentre al contrario gli Usa hanno dato inizio a una «guerra al terrore», dai primi attacchi che hanno fatto cadere il governo talebano agli attuali raid dei droni che tentano di decapitare al Qaeda in Pakistan e in altri Paesi. Benché molti leader politici in Europa abbiano lavorato duramente per continuare a sostenere la guerra in Afghanistan, uno degli effetti degli ultimi dieci anni è stato quello di dimostrare la debolezza della NATO per mancanza di risolutezza e di capacità. E se i suoi limiti sono sempre stati noti a tutti, oggi la NATO si trova a fronteggiare un futuro “malinconico”, come ha spiegato senza mezzi termini un anno fa l’ex segretario della Difesa, Robert Gates.

Dietro ai diversi punti di vista sull’importanza e l’utilità della forza militare della NATO, gli attentati dell’11 settembre e gli eventi successivi hanno rivelato delle crepe fondamentali nell’Occidente, che prima erano presenti ma meno evidenti. L’aspetto forse più preoccupante è che, mentre l’11 settembre e gli attentati successivi hanno portato America ed Europa a riesaminare le loro convinzioni su problemi che vanno dall’immigrazione al diritto alla privacy, non esistono idee condivise sulla via che l’Occidente può e deve intraprendere come alternativa positiva al nichilismo dei terroristi.

Come piattaforma politica, i progetti degli islamisti potrebbero rivelarsi fragili ed effimeri come la tirannia totalitaria, il fascismo e il comunismo che hanno funestato il Novecento. Questi tre disastri messi insieme hanno spinto papa Giovanni Paolo II e il suo successore Benedetto XVI a offrire, come unica via da seguire, un ritorno dell’Occidente alla comprensione di quanto fede e ragione si completino a vicenda. Se l’Occidente dovesse prendere sul serio questa proposta, gli attentati dell’11 settembre produrranno un cambiamento davvero di lungo termine in America e nel mondo.

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L'11 settembre visto dal mondo musulmano

Di Mahmoud Hussein

Segretario Generale della Società dei Fratelli Musulmani
(Traduzione dall’arabo di Elisa Ferrero)


Innanzitutto, condanniamo fermamente il crimine commesso l’11 settembre. Non vi è dubbio che quanto successo sia una catastrofe, sotto tutti i punti di vista. Inoltre, è un’azione umanamente inaccettabile, indipendentemente dal credo di ciascuno, perché tutte le religioni e le tradizioni umane rifiutano un uso della violenza che attenti ai diritti degli altri.

Le cose, tuttavia, sono peggiorate dopo i fatti dell’11 settembre, quando gli Stati Uniti, con il pretesto del terrorismo, hanno lanciato una guerra contro dei fantasmi, hanno introdotto leggi che non tengono in nessun conto i diritti umani e hanno invaso numerose regioni, soprattutto nel mondo arabo. Poi, con il pretesto della lotta al terrorismo, hanno sequestrato centinaia di persone, in seguito trasferite, senza alcun rispetto per il diritto internazionale, nei noti campi di prigionia di Guantanamo, dove i detenuti sono stati sottoposti a ogni tipo di abuso. Oppure ancora, hanno costretto molti Paesi arabi a firmare accordi bilaterali che consentissero la consegna dei sospettati di terrorismo all’amministrazione americana. Oltre a ciò, hanno ottenuto che il Consiglio di Sicurezza emanasse alcune risoluzioni per proteggere i soldati americani da inchieste sul loro operato negli altri Paesi e, al tempo stesso, hanno spinto i leader dell’entità sionista a incrementare uccisioni, espulsioni, distruzioni di case e terreni agricoli, piegando al servizio di tale entità i mezzi d’informazione, che giustificano questi atti criminali come “auto-difesa”.

Ricapitolando
Purtroppo, l’amministrazione americana e - prima ancora - i governi occidentali, si sono comportati allo stesso modo con i Paesi arabo-islamici. La nefasta Dichiarazione Balfour, infatti, aveva posto le basi per la grande operazione terroristica che mirava al furto delle terre palestinesi, per poi darle ai sionisti affinché potessero costruire la patria che rivendicavano. In seguito, il governo britannico che occupava la Palestina consegnò queste terre ai sionisti, ai quali consentì anche di armarsi, mentre agli arabi ciò veniva impedito. Il governo britannico, in tal modo, fece fallire la rivoluzione di questi ultimi, mettendo in pratica quel terrorismo di Stato che condusse all’esilio di un popolo e al furto delle sue terre.

L’accordo di Sykes-Picot fu la causa diretta della divisione del mondo arabo, in seguito all’arrivo degli Alleati. Fu un’azione terroristica che condusse allo smembramento della nazione araba, sottomettendola all’autorità straniera con la forza.

Infine, le Nazioni Unite coronarono tutti questi atti terroristici - e altri ancora - votando a favore della creazione dell’entità sionista (con il nome di Israele), risoluzione ingiusta per due motivi: la prima è che la creazione di uno Stato su base religiosa è in contraddizione con il Patto delle Nazioni Unite, che si definisce un’organizzazione laica; la seconda è che tale Patto non concede a questa organizzazione il diritto di sottrarre le terre di un popolo per darle a un altro popolo. Ci chiediamo allora: dove sono i diritti del popolo palestinese che, con milioni di profughi fuori della propria patria, è sottoposto a una campagna di sterminio, sostenuta dalla più arrogante e iniqua forza al mondo? Per non parlare dell’embargo ingiusto imposto alla gente di Gaza, con il plauso del governo americano e degli altri governi occidentali, che priva il popolo palestinese dei diritti più elementari, impedendogli di praticare la democrazia. Tutto questo mentre il mondo tace sui crimini quotidiani commessi dall’entità sionista, che disprezza tutte le risoluzioni delle Nazioni Unite e i diritti umani.

La produzione del terrorismo
Pertanto, riteniamo che la diffusione del terrorismo, con i suoi fondamenti, le sue regole e le sue modalità d’azione, dirette e indirette, all’interno delle società arabe, sia un prodotto americano e occidentale. E’ il risultato di pratiche ingiuste nei confronti dei popoli arabo-islamici, attraverso le quali si è tentato di confondere la difesa del diritto e della terra con aberranti azioni terroristiche, spingendo l’opinione pubblica in maniera unanime e in ogni angolo del mondo contro gli arabi e i musulmani. Si sappia che, attraverso interferenze, incursioni e guerre contro il mondo arabo, i maggiori paesi occidentali e non occidentali hanno avuto una parte notevole nel rafforzare la cultura del terrorismo, generare nuovi adepti e produrre violenza e sangue nelle nostre società.

L’America ha sfruttato con estrema abilità l’11 settembre per rivolgere agli arabi e ai musulmani l’accusa di terrorismo, violare i diritti umani con l’uso di un peso e due misure e consolidare la supremazia americana sul mondo intero. Inoltre, ha sostenuto i regimi tirannici contro i popoli della regione, cosa che influenzerà negativamente le relazioni americane con i popoli arabo-islamici. Da ciò deriva anche l’odio nutrito da tali popoli sia per l’amministrazione americana sia per quelle occidentali, che porterà necessariamente al rafforzamento della cultura del terrorismo, all’uso della violenza e alla perdita di credibilità da parte di questi stessi governi. Molti popoli del mondo credono che l’America difenda il sistema di valori e principi morali considerati patrimonio della civiltà umana. Invece, l’America ha consacrato l’idea che i suoi valori e principi tendono piuttosto a preservare gli interessi dell’Occidente, disprezzando gli interessi e i diritti degli altri. Questo porterà necessariamente al crollo della sua leadership mondiale e all’emergere della violenza e del terrorismo come unico mezzo, secondo alcuni, di conquistare i propri diritti.