Partendo dalla notizia che vedete qui sotto abbiamo messo a confronto, in esclusiva per Yahoo Notizie, gli editoriali di Lucia Annunziata e Maurizio Belpietro.Partendo dalla notizia che vedete qui sotto abbiamo messo a confronto, in esclusiva per Yahoo Notizie, gli editoriali di Lucia Annunziata e Maurizio Belpietro.Per saperne di più sul progetto 'Agorà' clicca qui.
In collaborazione con Il Sussidiario.net

Una nuova crisi? L'America stenta, l'Europa frena

ASCA Sui mercati finanziari stanno aumentando i timori sulla capacità di ripresa economicadegli Stati Uniti, l'Eurozona è ancora alle prese con le pressioni sui paesi periferici a causa dei gravi squilibri nei conti pubblici e intanto si vanno profilando nuove bolle all'orizzonte.

"La politica cambia pelle"

Di Lucia Annunziata

Riuscirà Giuliano Pisapia ad evitare l’abbraccio soffice, elegante, sofisticato, articolato della borghesia Milanese? E riuscirà Luigi De Magistris a parlare a tutti coloro che non lo hanno votato, cioè la metà della città?

Miti, celebrazioni, narrative favolistiche definiscono il successo dei candidati del centrosinistra alle elezioni amministrative. Naturale, comprensibile. Una vittoria è sempre una vittoria. E sembra maleducazione rovinare I festeggiamenti, ma, come ben presto scopriranno gli stessi sindaci, una buona dose di realismo è la migliore garanzia per un buon governo. Guardiamo dunque anche ai punti deboli dei neoletti, i talloni d’Achille che svelano fin da ora le trappole del futuro.

Giuliano Pisapia è, come si sa, uomo per estrazione e indole, tutto interno alla borghesia Milanese. Sotto questa definzione ( boghesia Milanese) si raccoglie un ambiente che viene descritto di volta in volta con molte altre etichette - la classe dirigente del paese, la elite illuminata, la parte più avanzata della nazione. In verità, basta seguire con attenzione le cronache per capire che si tratta di un numero molto ristretto di persone, tutte intrecciate fra loro, a dispetto delle diverse opinioni politiche, dagli stessi interessi. Non è una accusa, è la pura descrizione sulla base di numeri e di storie, del ristretto gruppo che da anni gestisce da Milano una buona fetta di potere del nostro paese. I progetti che la Moratti lascia al nuovo sindaco, che siano Expo o il nuovo progetto di rinnovamento urbano, sono una enorme fonte di investimento e interessano l’intera classe produttiva Milanese. Le contiguità personali e politiche in questo mondo sono dunque enormi. Riuscirà Pisapia a governare evitando di essere soffocato dall’abbraccio di questa contiguità sociale dell’establishment Milanese?

Per Napoli il discorso è un po’ più chiaro e anche più semplice. Il grande trionfo di De Magistris ha un’altra faccia. Per ogni cittadino che lo ha votato con entusiasmo, c’è un altro cittadino che è rimasto a casa per non votare nè lui nè Lettieri. Secondo i dati diffusi dal ministero dell’Interno, alle elezioni comunali di Napoli ha votato il 60,3% degli aventi diritto: rispetto alle precedenti elezioni comunali c’è stato un calo del 6%. Poco meno della metà dei napoletani è rimasto a casa. Una cifra superiore a tutte le medie italiane, e su cui si è subito aperto il dibattito ( è la camorra, è il qualunquismo?), ma che di sicuro presenta al neo sindaco un quadro un po’ piu’ realistico del suo “trionfo”.

La politica insomma cambia pelle, non comandano più i partiti e i nuovi eletti ha raccolto passione e consensi proprio perché non identificati con le organizzazioni politiche. Ma in questa nuova pelle di cavalieri solitari, questi neosindaci sono anche infinitamente più soli: e per governare non è detto sia meglio.

"Silvio Berlusconi ha perso"

Di Maurizio Belpietro

Silvio Berlusconi ha perso.

Aveva chiesto un voto su di sé, dicendo di considerare le elezioni amministrative una scelta sul governo, e l’ha avuto, ma di segno opposto rispetto a quanto sperato.

L’insoddisfazione per un esecutivo zavorrato dai “responsabili”, provato dalla diserzione di Fini e l’appannamento del carisma personale del Cavaliere si sono sommati a errori nella scelta dei candidati e a un clima di rissa tra Pdl e Lega che l’elettore ha punito praticamente ovunque.

La caduta di Milano ha un valore simbolico e politico, quella di Napoli è gravissima per il centrodestra se si pensa che qui la sinistra (che ha espresso il sindaco per 15 anni con gestioni disastrose) è letteralmente sparita, battuta alle primarie e poi al primo turno. Nonostante questo, il centrodestra con Lettieri non ha forgiato una candidatura realmente competitiva. Ma anche Cagliari, Trieste, e i dati di Bologna e Torino sono avvisi chiari al premier, al suo partito e a una coalizione che del forte consenso si è sempre fatta scudo contro tutto e tutti.

Le ripercussioni sul governo sono inevitabili. L’unico vero vantaggio di Berlusconi in questa fase è dato dal fatto che, se lui ha perso, non ha vinto nessuno. Le affermazioni di Giuliano Pisapia e di Luigi de Magistris, col risultato sorprendente dei grillini, sono sintomi di un voto di protesta senza sbocco parlamentare immediato. Il Terzo polo è spesso quarto, e Fini da solo si è mostrato un fantasma politico.

Si votasse domani, il Pd che oggi esulta non saprebbe chi candidare, stretto tra chi tifa Casini e una base innamorata di candidati altrui. La Lega può scalpitare, ma da sola non va da nessuna parte: i tentativi di intesa sulla legge elettorale con altri partiti non paiono facili.

Insomma, per quanto acciaccati, la palla ce l’hanno tra i piedi Berlusconi e Bossi. Tocca a loro porre mano ai rispettivi partiti, rinnovando la classe dirigente (magari con le primarie, che legittimerebbero eventuali “delfini”) e, nel caso del Carroccio, trasformarsi definitivamente in forza capace di governare e non solo di lucrare consensi. I margini per rimediare ci sono, ma se si sbaglia ancora il rischio di questa partita è alto: che quella palla il centrodestra non la tocchi più per anni.