Giustizia, magistratura, colpevolisti e garantisti. In un momento che vede processi, apelli e avvisi di garanzia quasi ogni giorno in prima pagina, abbiamo messo a confronto due opinioni sul nostro sistema giudiziario. In esclusiva per Yahoo Notizie <b>Stefania Craxi</b> e <b>Luciano Violante</b> affrontano il tema della giustizia.Giustizia, magistratura, colpevolisti e garantisti. In un momento che vede processi, apelli e avvisi di garanzia quasi ogni giorno in prima pagina, abbiamo messo a confronto due opinioni sul nostro sistema giudiziario. In esclusiva per Yahoo Notizie Stefania Craxi e Luciano Violante affrontano il tema della giustizia.
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Nuovo attacco alla magistratura

Roma, 6 ott. - (Adnkronos) - Nella magistratura "ci sono schegge impazzite che puntano all'eversione". Nuovo attacco nei confronti della magistratura da parte di Silvio Berlusconi arrivato questa mattina alla Camera subito dopo il Cdm. Conversando con i giornalisti in Transatlantico il Cavaliere punta il dito su certi pm: "Guardate quello che sta succedendo a me: l'inchiesta di Napoli, il fatto ch…

"Impedire che l’Italia diventi una Repubblica giudiziaria"

Di Stefania Craxi

Sottosegretario del Ministero degli Affari Esteri

La giustizia italiana è malata, gravemente malata. Dall’orrore dei 25 mila avvisi di garanzia, affidati alla stampa prima che agli interessati, con cui le Procure hanno distrutto i partiti storici dell’Italia negli anni ’92/’93, all’assurdo delle 100 mila intercettazioni dei nostri giorni, per una storia di ragazze squillo in cui è coinvolto il Presidente del Consiglio, abbiamo vissuto una continua interferenza della magistratura negli affari politici. Nella società maturano crisi che non sempre la politica riesce a sanare ed ecco la giustizia dimenticare il suo ruolo, farsi giustizia sociale (che è competenza della politica) e procedere contro presunti criminali.

Chiarissimo è Marco Ramat, nel congresso del 1975 di Magistratura democratica, la corrente nata sotto l’impulso del PCI: “Il nostro compito consiste nella ricerca di una politica della magistratura e per la magistratura, che sia capace di inserirsi utilmente nella lotta difensiva e offensiva condotta dal movimento democratico nel suo complesso”. E’ tipico di un’ideologia comunista tesa ad abbattere lo Stato borghese dare la delega alla magistratura per reprimere fenomeni sociali.

La sostanza dello spirito che anima la magistratura oggi è rimasta la stessa. Il ruolo di supplenza per raddrizzare le storture di uno Stato governato da un Presidente del Consiglio che vorrebbero ogni giorno nelle aule giudiziarie, è rimasto nella testa di giudici e procuratori. Siamo arrivati alla guerra fra Procure per mettere sotto accusa Berlusconi, mentre crescono le violazioni di legge che i magistrati compiono senza pagare dazio, come ha ricordato il segretario del Pdl Angelino Alfano.

Carcerazione preventiva a scopo di confessione, delazione, minacce agli indagati e agli imputati, la costituzione di prove come capi d’accusa, insinuazioni, avvertimenti, un uso dei pentiti che non ha riscontro altrove, continua ribellione al governo e al Parlamento, proclami al paese, continue violazioni del segreto istruttorio per precostituire un giudizio di colpevolezza nell’opinione pubblica prima di un regolare processo: tutto è posto in essere per attribuirsi un ruolo etico e di supplenza politica.

Spero quindi che una profonda riforma possa essere largamente condivisa.
Il potere giudiziario deve essere rappresentato da giudici, ai quali è garantita una assoluta indipendenza dal potere politico, dalle pressioni mediatiche, da gruppi sorti all’interno del mondo delle toghe. L’accusa deve rappresentare una funzione separata da quella giudicante e dotata degli stessi diritti della difesa. Occorre che venga data attuazione al modello di organizzazione dell’accusa disegnato da Piero Calamandrei e riproposto da Giovanni Falcone prima della sua uccisione. Occorre che nel Consiglio superiore della Magistratura i componenti eletti dal Parlamento siano pari per numero ai togati. Occorre che i togati nel CSM non esprimano gruppi organizzati, ma siano scelti mediante sorteggio. Occorre che il giudizio disciplinare sia attribuito non ad un collegio del CSM, ma ad una corte di giustizia scelta dal Parlamento con gli stessi criteri con i quali viene nominata la Corte costituzionale.
Occorre la responsabilità civile dei magistrati, come decretò il referendum del 1987.

Non si tratta di condannare i magistrati, i quali in grande maggioranza svolgono correttamente un lavoro difficile e prezioso, né sacrificare l’indipendenza della magistratura, che è un bene supremo. Si tratta però di impedire che l’Italia diventi una Repubblica giudiziaria, in cui i magistrati selezionano la classe di governo, trasferendo così la sovranità dalle Urne alle Toghe. Di fronte a questo rischio, il problema di tutte le forze democratiche e liberali è quello di restituire alla politica il ruolo che le compete in uno stato di diritto.

"La magistratura ha due dimensioni"

Di Luciano Violante

Ex presidente della Camera dei Deputati,
ex Presidente della Commissione Antimafia e magistrato


La magistratura ha il dovere di rendere giustizia ai cittadini. Per poterla rendere con piena indipendenza è costituita come potere della Repubblica. Da tempo ci si dibatte per la riforma della giustizia, con una distinzione rivelatrice tra le forze politiche. Il centrodestra pensa prevalentemente all'intervento sulla magistratura come potere. Il centrosinistra all'intervento sul servizio giustizia. Una regola non scritta della politica dice che nessun potere è disposto a rendere più funzionale un altro potere se non sono chiari i confini di quest'ultimo e le sue responsabilità. Per questo motivo io penso che vada affrontato senza remore il problema della dimensione di potere della magistratura, in modo da garantirne tanto l'indipendenza quanto la responsabilità, per poi passare all'efficienza.

Non è facile perché politica e giustizia sono entrambe in crisi di legittimazione. Alla prima manca il consenso, come dimostra la polemica sulla “casta”. La crisi della legge, come regola generale, intellegibile e astratta, ha invece reso fragile il piedistallo della legittimazione del potere giudiziario. “I giudici sono soggetti soltanto alla legge” dice l'articolo 101 della Costituzione; ma se la legge é un ginepraio inestricabile a che cosa sono soggetti i giudici? Di qui traggono spunto i sostenitori dell'impunità della politica per chiedere in diverse forme il controllo della magistratura. Niente di più sbagliato e di più dannoso per i cittadini che sarebbero costretti, per avere ragione, a rivolgersi al politico di turno. Ma questo non esime la magistratura da una severa riflessione sul fondamento della sua indipendenza e sui limiti del suo potere. I recenti litigi tra procure che si disputano la competenza a intervenire su vicende eclatanti e gli eccessi di presenza di qualche magistrato sui mezzi di informazione rivelano la necessità di ricostituire, non nelle parole ma nei comportamenti, una figura di magistrato che deve essere e apparire rigoroso, sobrio, non incline allo spettacolo.

L'associazione nazionale magistrati dovrebbe porsi con determinazione l'obbiettivo di una discussione approfondita e pubblica sul tema. A sostegno di questo indirizzo il Parlamento, appena ce ne saranno le condizioni, dovrebbe impegnarsi per almeno tre interventi diretti a consolidare la fiducia dei cittadini nella magistratura.

Responsabilità disciplinare: va sottratta al CSM e attribuita per tutte le magistrature (ordinaria, amministrativa, contabile) ad un'Alta Corte composta per un terzo da eletti da tutte le magistrature, un terzo da eletti dal Parlamento e un terzo designati dal Capo dello Stato.

Azione penale: il p.m. può avviare le sue indagini non per cercare una notizia di reato, ma solo quando ha una notizia di reato, pervenutagli in qualunque modo, attraverso un rapporto di polizia, una denuncia, un articolo giornalistico, una trasmissione televisiva o un atto parlamentare.

Fuga di notizie: giudice competente non può essere lo stesso tribunale o la stessa procura che deteneva la notizia segreta, perché è difficile che un magistrato indaghi in modo penetrante sui suoi collaboratori o sui colleghi del suo stesso ufficio; come per i reati imputati a un magistrato o commessi in danno di un magistrato, competente a indagare a giudicare sulla fuga di notizie dev'essere il tribunale di un'altra città.

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