Abbiamo messo a confronto, in esclusiva per Yahoo Notizie, gli editoriali di due Ministri dell'Istruzione: <b>Mariastella Gelmini</b>, l'attuale Ministro, e <b>l'On. Giuseppe Fioroni</b>, Ministro dal 2006 al 2008 con il Governo Prodi. Ecco i loro punti di vista sul sistema scolastico italiano.Abbiamo messo a confronto, in esclusiva per Yahoo Notizie, gli editoriali di due Ministri dell'Istruzione: Mariastella Gelmini, l'attuale Ministro, e l'On. Giuseppe Fioroni, Ministro dal 2006 al 2008 con il Governo Prodi. Ecco i loro punti di vista sul sistema scolastico italiano.
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In collaborazione con Il Sussidiario.net

Scuola ed istruzione: i Ministri a confronto su Yahoo!

Scuola primaria, istruzione professionale, riconoscimento del merito, precariato, integrazione degli immigrati e dispersione scolastica.
Abbiamo chiesto al Ministro in carica Mariastella Gelmini e all’ex Ministro Giuseppe Fioroni di confrontarsi in esclusiva per Agorà su questi spinosi temi che riguardano il presente e il futuro del nostro Paese e dei giovani. Le loro visioni, radicalmente opposte, nei due editoriali qui sotto.

Gelmini: cosa abbiamo fatto

Di Mariastella Gelmini

Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca;

Gli esami di maturità sono un passaggio fondamentale per la crescita di ogni ragazzo ed un momento importante per misurare lo stato di salute della scuola italiana. Un test che, ne sono convinta, gli studenti sapranno affrontare al meglio, dimostrando tutte le proprie qualità. Del resto, basta dare uno sguardo ai risultati dell’ultima indagine Ocse sulla preparazione dei nostri ragazzi per essere ottimisti. Rispetto al 2006, nella lingua italiana sono state guadagnate sei posizioni, in matematica tre, nelle scienze una. Progressi che riguardano tutte le regioni italiane, in particolare quelle del Mezzogiorno, e che dimostrano che la condizione della scuola sta decisamente migliorando. Tuttavia c’è ancora molto lavoro da fare lungo quel percorso riformatore che il governo ha avviato nel 2008 e che intende proseguire per i prossimi due anni. Un lavoro che ha riguardato diversi temi, dal merito all’integrazione degli alunni stranieri, dalla dispersione scolastica al problema del precariato e la necessaria razionalizzazione delle risorse.

Nella scuola primaria è stato reintrodotto l’insegnante unico. Si tratta di una figura presente in quasi tutti i paesi europei, un punto di riferimento stabile per tutti gli studenti, specialmente per i più piccoli. Si supera quindi il modulo a tre maestri, una scelta fatta nei decenni passati senza alcuna reale motivazione pedagogica, con l’unico obiettivo di aumentare il numero dei docenti quanto diminuiva quello dei bambini. Con il risultato che circa il 97% delle risorse a disposizione della scuola è stato finora assorbito dagli stipendi, senza poter investire a sufficienza nel merito, nella qualità della didattica e nelle nuove tecnologie.

Nelle scuole di ogni ordine e grado, il voto in condotta è tornato ad essere determinante nella valutazione dei ragazzi e Cittadinanza e Costituzione è ormai una materia entrata stabilmente nei programmi scolastici. Alle elementari, così come nell’esame di terza media, si svolge il test Invalsi, un test standard che permette di valutare in modo oggettivo, da Nord a Sud, la preparazione e le competenze dei nostri ragazzi, individuare le lacune più frequenti e dunque migliorare complessivamente il sistema d’istruzione. Alle superiori da quest’anno la riforma mette finalmente ordine negli indirizzi, per consentire alle famiglie una scelta più chiara è consapevole, potenzia lo studio delle lingue, delle materie scientifiche e rilancia un settore determinante per lo sviluppo economico e per l’occupazione giovanile: l’istruzione tecnica e professionale, la vera risposta al difficile momento economico che ci stiamo lasciando alle spalle.

Il tema centrale delle innovazioni finora introdotte è il merito, sia per gli studenti che per gli insegnanti. Per i ragazzi sono state ristabiliti criteri di valutazione più rigorosi, in modo da premiare chi merita, studia e si impegna sul serio. Le nuove regole infatti prevedono che per essere promossi o ammessi all’esami di Stato sia necessario raggiungere la sufficienza in tutte le materie, compresa la condotta. Non fa mai piacere quando uno studente viene bocciato ma una scuola che promuove tutti indiscriminatamente non fa l’interesse degli studenti e viene meno alla sua funzione principale. Per quanto riguarda gli insegnanti, stiamo lavorando per introdurre meccanismi di valutazione che consentano di legare gli avanzamenti di carriera ai risultati raggiunti e all’impegno dimostrato. Non è possibile che l’unico criterio determinante nell’avanzamento di carriera sia solo l’anzianità di servizio. Per questo motivo sono stati elaborati due progetti sperimentali per la valorizzazione del merito tra i docenti che hanno coinvolto complessivamente 110 istituti scolastici. Il primo progetto, “Valorizza”, si è appena concluso e 276 docenti saranno premiati con una mensilità in più di stipendio.

E’ evidente che si tratta di un approccio completamente opposto a quello seguito negli anni precedenti che, privilegiando la quantità alla qualità, si è rivelato una delle principali cause del precariato. E’ un problema, questo, nato da politiche scellerate che hanno introdotto nella scuola un numero di personale che il sistema formativo non sarebbe mai stato in grado di assorbire. Così, la riforma dei meccanismi di reclutamento ha come primo obiettivo impedire la nascita di ulteriore precariato, legando le nuove nomine al reale fabbisogno della scuola. Nel frattempo abbiamo dato risposte concrete a tutti gli insegnanti a cui non è stato possibile rinnovare il contratto degli anni precedenti, attraverso una convenzione con l’Inps che ha assicurato un sussidio di disoccupazione e una serie di accordi con le Regioni attraverso cui i docenti precari sono stati coinvolti in progetti di potenziamento dell’offerta didattica. Ma il provvedimento più importante è il piano triennale di assunzioni su tutti i posti vacanti. Ad oggi sono circa 65mila.

Altri punti sui quali si è concentrata l’attività del Miur sono l’integrazione degli alunni immigrati ed il problema della dispersione scolastica. Per agevolare l’integrazione degli studenti stranieri è stato stabilito un tetto del 30% per gli alunni immigrati, in modo da distribuire i ragazzi in modo omogeneo e evitare che si formino, specialmente in alcuni quartieri delle nostre città, vere e proprie classi ghetto. In generale, l’integrazione non può prescindere dal rispetto delle proprie radici, della storia e della propria cultura. La scuola italiana è aperta a tutti, a patto che tutti si riconoscano nei nostri valori, a cominciare dal rispetto per la dignità della persona umana e la sua libertà. Sul tema della dispersione scolastica abbiamo agito su diversi fronti, attraverso una serie di progetti tutti finalizzati a risolvere, o quantomeno attenuare il fenomeno. Tra tutte ricordiamo le iniziative elaborate insieme al Coni, per la diffusione dello sport a scuola. Molti istituti hanno raccolto questa sfida dotando le scuole di impianti sportivi che si rivelano, specie nelle zone più disagiate, punti di riferimento e di aggregazione per i giovani. Penso all’istituto “Giovanni Falcone” di Palermo che, in un quartiere difficile come lo Zen, ha fatto dello sport lo strumento principale per coinvolgere e recuperare i ragazzi ad altissimo rischio dispersione. Grazie ad un lavoro costante della comunità scolastica e all aiuto del Ministero dell Istruzione e di diversi Enti e Associazioni, è stata inaugurata una sorta di “Cittadella dello Sport” alla quale possono accedere gli studenti e gli abitanti del quartiere. Proprio per questo l’istituto è stato oggetto di minacce e numerosissimi raid vandalici con ingenti danni. E’ la dimostrazione che l impegno della scuola e l utilizzo dello sport come veicolo di legalità sono strumenti fondamentali da difendere e incoraggiare.

Fioroni: i problemi della scuola

Di Giuseppe Fioroni

Ministro della Pubblica Istruzione dal 2006 al 2008

Un altro modo è possibile. Ma non l’hanno voluto. Esisteva un modo di avviare riforme serie, in grado di aiutare la scuola italiana. Ma il governo non ha mai avuto capacità di ascolto. E dunque oggi è la scuola che paga il conto, molto salato, di quella sordità.

Il precariato è la prima vittima di questo atteggiamento: con la chiusura delle graduatorie permanenti, e la trasformazione in graduatorie a esaurimento, si stava cercando di mettere la scuola al riparo dal peggior compagno di strada, l’incertezza. Si sarebbero garantiti i diritti acquisiti avviando contestualmente un nuovo sistema di reclutamento. Si è invece preferito ripristinare il caos primordiale.

Stesso scenario sul fronte della razionalizzazione delle spese: il governo Prodi aveva lasciato un Quaderno Bianco che indicava una possibile strada per evitare sprechi, lavorando di concerto con enti locali e Regioni. Si potevano recuperare risorse e migliorare la qualità dei servizi. Ma anche qui hanno preferito agire con il machete devastando, con i tagli lineari, ogni comparto.

Il risultato è stato quello di riportare la scuola a una impostazione ideologica grazie alla quale ciascuna famiglia sceglie per il proprio figlio non la scuola che desidera ma quella che può permettersi. Una scuola che, da palestra di formazione dei cittadini, viene trasformata in una scuola professionalizzante che, al massimo, sforna consumatori: ottimo modo per generare, dopo la scuola, anche cittadini di serie A e B.

Su questo panorama già così grave arriva anche la mannaia del loro federalismo. I processi, pomposamente quanto impropriamente definiti riforme, sin qui avviati, hanno minato alla base i due concetti fondamentali sui quali si basa la scuola che la Costituzione doveva garantire: pari opportunità per tutti e riconoscimento del merito. Non c’è più posto né per l’uno né per l’altro, infatti, in una scuola che si basa prevalentemente sulle possibilità economiche della famiglia e a forte valenza professionalizzante (questo è il risultato della riforma dell’apprendistato): le aspettative dei ragazzi, quindi, naufragano di fronte a chi cerca di indirizzare il 70% di loro all’avviamento professionale e il 30% alle scuole “alte”.

Sfasciare infine, come si è fatto, la scuola elementare e abrogare il tempo pieno inteso come unico tempo scuola che stimola le eccellenze, è stato il colpo di grazia: la scuola ha assunto più la fisionomia di un parcheggio nel quale il figlio pacco postale viene tenuto fino alle 12,30 per poi essere affidato alla madre di tutte le baby sitter, la televisione. Evidentemente si è convinti che il Grande Fratello sia preferibile a un grande insegnante.

E a proposito di insegnanti spiace osservare quanto disprezzo sia stato riversato in questi anni dal governo, un governo che si ostina a citare l’Ocse in tutto tranne quando fa riferimento al fatto che la scuola italiana è grande anche grazie alle risorse umane, ma è una risorsa che non è messa in grado né di aggiornarsi né di riqualificarsi. L’aggiornamento è ritenuto un dovere che ciascuno deve pagarsi con i suoi 1.300 euro di stipendio. Avevamo invece avviato un percorso di formazione all’Università, con un periodo sabbatico di 5 settimane +2 pagate dallo Stato con una valutazione a fine corso. Si sarebbero potute mettere così anche le basi per una progressione di carriera affidata non più e non solo all’anzianità ma soprattutto al merito. Ma anche di questo si è preferito fare tabula rasa per motivi di cassa.

E dunque, concludendo, se pensate che l’istruzione sia costosa provate con l’ignoranza. Ma quando l’ignoranza presenterà il conto, allora sì, sarà davvero troppo tardi.


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