Le prime pagine dei giornali di tutto il mondo non hanno forse mai dato tanto spazio all'Italia. E ora non si parla più solo di 'Bunga bunga', ma di declassamento, debito pubblico e crisi. In esclusiva per Yahoo Notizie, abbiamo chiesto a due donne, due giornaliste, due conoscitrici del sistema Italia, di raccontarci cosa si dice del nostro Paese all'astero. <b>Rula Jebreal</b>, che in passato ha condotto Annozero con Santoro, ora vive a New York dove è giornalista e scrittrice; <b>Barbara Serra</b>, giornalista per Al Jazeera English a Londra. Nei loro editoriali spiegano come i media di tutto il mondo stanno raccontando l'Italia ai loro lettori.Le prime pagine dei giornali di tutto il mondo non hanno forse mai dato tanto spazio all'Italia. E ora non si parla più solo di 'Bunga bunga', ma di declassamento, debito pubblico e crisi. In esclusiva per Yahoo Notizie, abbiamo chiesto a due donne, due giornaliste, due conoscitrici del sistema Italia, di raccontarci cosa si dice del nostro Paese all'astero. Rula Jebreal, che in passato ha condotto Annozero con Santoro, ora vive a New York dove è giornalista e scrittrice; Barbara Serra, giornalista per Al Jazeera English a Londra. Nei loro editoriali spiegano come i media di tutto il mondo stanno raccontando l'Italia ai loro lettori.
In collaborazione con Il Sussidiario.net

Borsa, i mercati volano su ipotesi del piano salva-euro

LaPresse Secondo un editoriale del Financial Times, l'unica speranza per l'uscita dalla crisi del debito sarebbe l'intervento dell'Fmi. L'esortazione di Washington perché i Paesi dell'eurozona facciano "tutto il necessario per risolvere la zona euro crisi del debito sovrano", spiega il Ft, "sembra basarsi più sulla speranza e preghiera che su prove".

"Come è possibile?"

Di Rula Jebreal

Giornalista, scrittrice ed ex co-conduttrice di Annozero

Crisi economica, scandali politici, lentezza dei processi e vuoto diplomatico sono i quattro aspetti dell’attualità italiana che trovano maggiore risonanza nei media stranieri, e in particolare negli Stati Uniti e in Medio Oriente. Negli articoli pubblicati durante le ultime settimane dal New York Times, da magazine come Time e Newsweek e dai blog, l’Italia è individuata come il tallone d’Achille dell’economia europea già di per sé al collasso. Diversi analisti sottolineano che il debito italiano equivale a quello di Spagna, Portogallo e Grecia messe insieme. E hanno una fiducia scarsa, o quasi nulla, nel fatto che la politica italiana riesca a compiere quelle riforme che sono indispensabili per rilanciare l’economia. Di fronte all’incapacità di trovare e realizzare soluzioni interne, le vie d’uscita residuali per il nostro Paese appaiono sospese ad improbabili interventi, sempre provvisori e non certo disinteressati, da parte di potenze come Cina e Arabia Saudita.
Quotidiani e network arabi e americani ricordano spesso che i governi italiani degli ultimi 20 anni non hanno mai messo mano al contenimento del debito e si sono affidati troppe volte alla svalutazione della lira per sostenere la competitività delle imprese. L’entrata in vigore dell’euro ha imposto l’avvio di riforme strutturali, accompagnate dalla riduzione dello stock di debito, che la politica italiana non ha avuto il coraggio o la forza di affrontare. Il paragone col Titanic è inevitabile quando la stessa classe dirigente offre un desolante spettacolo fatto di privilegi irresponsabili e di lussi offensivi delle difficoltà che i semplici cittadini si trovano ad affrontare. Nonostante tutto però il sistema Italia rimane fortemente attrattivo nel mondo, grazie soprattutto alle straordinarie eccellenze che sappiamo esprimere nei più diversi campi, ma i potenziali partner sono scoraggiati dall’investire in Italia per la presenza di una soffocante burocrazia e per la lunghezza spropositata dei processi, che da noi durano come minimo da sette a 12 anni, senza alcuna garanzia che alla fine la sentenza risponda a parametri di trasparenza. Si ritiene comunemente all’estero che le nostre leggi non tutelino né il risparmio né le regole di mercato.

Rispetto poi alle vicende giudiziarie italiane e alla questione della moralità in politica, l’opinione pubblica Usa è letteralmente sotto shock. Nella cultura americana tutto quanto avviene in Italia è visto come se fossimo il Paese dei balocchi o la Repubblica delle banane. “Come è possibile – si chiedono di continuo i media Usa – che più di un politico italiano sia accusato di misfatti gravissimi, dagli scandali sessuali alla mancanza di etica pubblica, e rimanga in carica come se nulla fosse?”.
Anche il mondo arabo è scandalizzato per le inchieste che riguardano i nostri politici, tra cui Berlusconi e non solo: in questo caso però le motivazioni sono soprattutto religiose, perché nella cultura musulmana certi comportamenti sono inammissibili.

L’episodio in assoluto più grave che è rimasto nella memoria dei media arabi è stato il bacio dato dal Cavaliere all’anello di Gheddafi nel marzo 2010. In quel modo infatti il nostro premier ha accreditato un dittatore, si è genuflesso davanti a lui, e così facendo ha insultato milioni di cittadini oppressi dal suo regime. E se è vero che in seguito l’Italia è intervenuta militarmente in Libia, non è mai stata chiara fino in fondo e la nostra missione è stata accompagnata da una lunga serie di dichiarazioni contraddittorie sui giornali. La principale conseguenza è che oggi è soprattutto la Francia ad essere vista come il Paese liberatore, e questo ovviamente le garantirà i migliori contratti per il petrolio. La visita di Sarkozy e Cameron in Libia è stata salutata da milioni di persone in festa: non sono sicura che la presenza di Berlusconi sarebbe stata accolta nello stesso modo. E questo anche per il suo ambiguo rapporto con altri dittatori come Mubarak. Una serie di fattori che sono stati percepiti dal mondo arabo come un vuoto diplomatico da parte dell’Italia, che rischia così di perdere il vantaggio storico di essere il porto europeo più vicino per buona parte del Medio Oriente. In sintesi, il bilancio per l’immagine del nostro Paese sui media di mezzo mondo non è soltanto negativo, ma addirittura preoccupante. L’effetto che produce è quello di indurre gli operatori stranieri a non investire più in Italia, soprattutto per la mancanza di prospettive di rilancio sia economico che politico. I media americani non individuano un leader italiano in grado di dare inizio a un nuovo progetto politico e a un reale cambiamento generazionale. Se Cameron e Sarkozy si erano già messi in luce due o tre anni prima della loro elezione, in Italia non si intravvede nulla di tutto questo.

"Ah, Italy!"

Di Barbara Serra

Giornalista per Al Jazeera English

Nelle ultime settimane ha aperto una nuova pizzeria a Londra. Fin qui, niente di speciale, la zone “bene” di Battersea, a sud ovest della capitale, ne è piena. Ma questa pizzeria ha dato nell’occhio. Invece dei soliti nomi (Vesuvio e Mamma Rosa i più gettonati in tutto il mondo ...) questo locale ha un nome originale. Si chiama Bunga Bunga. Ammetto che non vedo l’ora di andarci, se non altro per complimentarmi con i gestori per il loro spirito di intraprendenza. Forse hanno tratto un beneficio dalla commedia che coinvolge il nostro paese da più di un anno. Beati loro. Sono fra i pochi.

L'auto-denigrazione a volte è uno sport italiano. Perciò cominciamo con l’ammettere che l’Italia affascina. Anche se parlo con un collega dello Yemen che non ha mai messo piede in Europa, nominare la mia patria riscuote quasi sempre un sorriso ed un “Ah, Italy!” che in vari accenti denota un’ammirazione per le bellezze del paese ed un briciolo d’invidia per la mia fortuna di esserci nata.

Ma dall’esplosione del caso Ruby, con tutto quello che ne è conseguito, l’immagine si è infangata. Intrecci di politica, soldi e sesso sono oro colato per i giornalisti e tutti, dai media americani ed europei a quelli arabi, hanno riportato dettagli di festini vari. Non ho notato divisioni politiche nelle accuse. Che sia il sinistrorso Guardian, o il conservatore Daily Telegraph, il tono non cambia. E anche se la figura di Berlusconi rimane ovviamente centrale, credo non sia ragionevole aspettarsi che nella narrativa dei media stranieri si differenzi molto fra il capo del Governo e il popolo che lo ha eletto. Eletto ripetutamente. Come convincere i popoli arabi, che stanno rischiando la vita per ottenere la democrazia, che Berlusconi non rappresenta gli elettori italiani?

Durante le dirette con i corrispondenti da Roma per le varie testate tv internazionali, che sia la CNN, BBC o Al Jazeera, la domanda che viene dallo studio invariabilmente è: “Come può Berlusconi essere ancora al potere?”. Si susseguono constatazioni di mancanza di alternativa politica, della sua influenza mediatica, e della tendenza italiana a fare spallucce.

Dopo le ultime intercettazioni il gigante americano, la ABC news, ha chiesto a James Walston, professore all'American University a Roma, se gli italiani erano scandalizzati. “Dipende”, ha risposto Walston. “A molti uomini italiani piace l’idea che un uomo, invecchiando, abbia meno rughe, più capelli e tante ragazze”. C’è sicuramente una differenza culturale fra paesi latini e anglosassoni. Anche il caso di Dominique Strauss Khan, il cui arresto per presunto stupro fu visto da molti in Francia come un esempio di puritanesimo e moralismo americano, mostra che quello che è accettabile in una cultura non lo è in un’altra. Ma ricordiamoci che DSK si è dimesso, si è scusato ed ha annunciato di non voler candidarsi alle presidenziali francesi. Non solo per un senso di Mea Culpa, ma anche perché i sondaggi mostrano che non ha più il supporto dei francesi dopo lo scandalo. Il paragone con l’Italia non ci è favorevole.

Molti stranieri hanno indubbiamente riso delle presunte peripezie di Silvio Berlusconi. Ma con l’euro in crisi, nessuno ride più. La Grecia può crollare senza infierire troppo sull’euro. L'Italia no. E si teme che un governo così indebolito non riuscirà a tirare l’Italia fuori dal suo enorme debito pubblico. La frase “Sono premier nel mio tempo libero” ha fatto il giro del mondo, dal New York Post al Financial Times (per non parlare del commento su Angela Merkel...). Quello che all'inizio sembrava uno scherzo alle spese degli italiani, potrebbe finire col costare molto più di semplice imbarazzo. E questo, all’estero, non ce lo perdonerebbero facilmente.

Barbara Serra su Twitter: @barbaragserra

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