Per una volta ci allontaniamo dai temi politici ed economici che caratterizzano Agorà e torniamo a una notizia che qualche settimana fa ha scosso la comunità scientifica: l'esperimento del Cern sulla velocità dei neutrini, presentato dalla stampa come una vera rivoluzione. Non sono tutti d'accordo però: gli scettici frenano i più ottimisti, servono conferme. Ma perché tanto clamore? L'abbiamo chiesto a due personaggi che siamo abituati a vedere in televisione: <b>Antonino Zichichi</b>, Professore Emerito di Fisica Superiore nell’Università di Bologna, e <b>Alessandro Cecchi Paone</b>, che abbiamo visto in tv con Mistero e La macchina del Tempo. Abbiamo chiesto loro di spiegarci "la scoperta del secolo".Per una volta ci allontaniamo dai temi politici ed economici che caratterizzano Agorà e torniamo a una notizia che qualche settimana fa ha scosso la comunità scientifica: l'esperimento del Cern sulla velocità dei neutrini, presentato dalla stampa come una vera rivoluzione. Non sono tutti d'accordo però: gli scettici frenano i più ottimisti, servono conferme. Ma perché tanto clamore? L'abbiamo chiesto a due personaggi che siamo abituati a vedere in televisione: Antonino Zichichi, Professore Emerito di Fisica Superiore nell’Università di Bologna, e Alessandro Cecchi Paone, che abbiamo visto in tv con Mistero e La macchina del Tempo. Abbiamo chiesto loro di spiegarci "la scoperta del secolo".
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In collaborazione con Il Sussidiario.net
Svizzera, importanti fisici scettici su esperimento velocità neutrino

Importanti fisici scettici sull'esperimento del Cern

I direttori di tre dei più importanti laboratori di fisica del mondo si dicono scettici che un neutrino possa avere superato la velocità della luce, infrangendo così le teorie di Albert Einstein. Rolf Heuer del Cern di Ginevra, Pier Oddone dello statunitense Fermilab e Atsuto Suzuki del giapponese Kek sostengono infatti che molto probabilmente la ricerca sui neutrini non reggerà.

"Servono tre conferme"

Di Antonino Zichichi

Autore del Progetto Gran Sasso e Professore Emerito di Fisica Superiore nell’Università di Bologna

Se confermata, questa misurazione sarebbe la più grande scoperta scientifica degli ultimi 420 anni. E infatti fino al 1591 della luce non si sapeva quasi niente. Non se ne era capita la natura e tutti la pensavano dotata di velocità infinita. Tutti eccetto Galileo Galilei che pose la domanda: qualcuno ha misurato la velocità della luce? Risposta: nessuno. Le tecnologie di quei tempi erano le lanterne come sorgenti di luce e il ticchettio del polso come orologio. Quando scoppia un temporale, prima vediamo la luce del fulmine e poi sentiamo il fragore del tuono. È quindi evidente che la luce supera il suono in velocità. Se la velocità del suono fosse stata inferiore soltanto di trenta volte, Galilei sarebbe riuscito a scoprire che la velocità della luce non era infinita. Purtroppo la luce viaggiava (e viaggia) a una velocità che è circa un milione di volte superiore a quella del suono. Ecco perché l’esperimento non diede a Galilei il risultato sperato. Per capire che la luce è una vibrazione del campo elettromagnetico ci sono voluti trecento anni con tante scoperte e invenzioni su cosa fanno le cariche elettriche e le calamite.

La descrizione di queste scoperte è in tutti i libri di scuola; la loro sintesi è in appena quattro righe. Ciascuna contenente un’equazione. Proprio così: quattro righe, scritte da un fisico di nome Maxwell. Fu la più potente sintesi rigorosamente logica di tutte le scoperte in Elettricità, Magnetismo e Ottica. In questa sintesi c’era la velocità della luce costante assoluta. Correva l’anno 1896, e al Congresso Mondiale dei fisici Lord Kelvin tenne la lezione d’apertura dicendo: “Cari colleghi, grazie alle quattro equazioni di Maxwell possiamo dire di avere finalmente capito cos’è la luce e che la sua velocità è una costante fondamentale della natura. Non può esistere alcun modo di trasmettere segnali a velocità superiori”. In quelle quattro equazioni c’è la Relatività Ristretta di Einstein. Chi scrive ha realizzato la prima rigorosa verifica della Relatività Ristretta nei fenomeni elettromagnetici. Radio, TV, cellule fotoelettriche, telecomandi per aprire e chiudere le porte, telefonini, computer, Internet, tecnologie mediche (Raggi X, TAC, PET, Risonanza Magnetica, bisturi laser etc.) ed elettrodomestici di ogni tipo non potrebbero esistere se non avessimo scoperto la Logica delle Forze Elettromagnetiche che ha il suo baluardo nella velocità della luce, costante assoluta. Se è vero che i neutrini battono la luce in velocità bisogna capirne le radici. Nessuno può prevederne le conseguenze tecnologiche. Esattamente come nel 1896 Kelvin non avrebbe saputo immaginare l’enorme quantità di scoperte e invenzioni tecnologiche occorse dal 1896 a oggi. Durante questi 115 anni è stato scoperto l’universo subnucleare con le sue numerose particelle tra cui i leggerissimi neutrini di tre tipi diversi. Lo spazio-tempo con quattro dimensioni (tre di spazio e una di tempo) non basta più. Per descrivere ciò che abbiamo finora capito sulla logica che regge l’universo dalle minuscole alle massime strutture c’è bisogno di altro.

Un esempio: il super spazio-tempo con 43 dimensioni, quindi il Supermondo. Quando nel lontano 1979 presentai il progetto per studiare cosa succede a un fascio di neutrini prodotti al CERN (il più grande laboratorio subnucleare del mondo) e osservati al Gran Sasso (il più grande laboratorio sotterraneo del mondo) il Supermondo era ancora in fasce e al terzo neutrino, da me proposto, pochi credevano. Alla luce di quanto siamo riusciti a decifrare nella Logica che regge il mondo, sarebbe formidabile se quanto i fisici di OPERA dicono di avere osservato potesse essere spiegato quale primo segno sull’esistenza del Supermondo. Attenzione però: la condizione fondamentale per entrare nel libro della Scienza è che la scoperta sia confermata da almeno tre verifiche diverse.

"Il prossimo Nobel"

Di Alessandro Cecchi Paone

Inviato Speciale di Italia 1 Mistero; ex conduttore de La Macchina del Tempo

Un secolo dopo glielo dobbiamo riconoscere. Avevano ragione i futuristi a dire, nei loro linguaggi artistici, che tutto si gioca in termini di velocità, per capire la realtà. Allora non potevano che tentare di farlo rappresentandola nei dipinti di treni, automobili, aerei ed esseri umani in corsa, coi contorni sfumati dal turbine della fuga verso mete sempre più lontane. Oppure componendo melodie, versi e prose scosse da violente, continue, improvvise, accelerazioni. Oggi invece la scienza sperimentale conferma la centralità della velocità come parametro della conoscenza della materia grazie a due recentissime scoperte. La prima, ancora discussa dalla comunità degli studiosi a causa dell’enorme portata delle conseguenze che avrebbe la sua validazione, riguarda la particolare capacità che avrebbe dimostrato una specifica classe di neutrini di viaggiare più veloci della luce. Proprio così, come i supereroi queste particelle subatomiche sarebbero in grado di muoversi più rapidamente del muro insuperabile rappresentato finora dai 300.000 km al secondo. Così almeno sembra sulla base dell’esperimento che ha misurato il tempo di percorrenza di un gruppo di neutrini lanciato attraverso la crosta terrestre dai laboratori del Cern vicino Ginevra a quelli sotto il Gran Sasso.

Una vera e propria corsa folle dalla Svizzera all’Italia tale, se confermata, da abbattere anche se per poco il record dei fotoni, la cui velocità era una delle certezze della fisica, un vero e proprio metro di paragone e di misura di ogni altro genere di movimento. Alla notizia il povero Einstein si sarà rivoltato nella tomba , essendo la velocità della luce il cardine della sua famosa equazione per ricavare la formula dell’energia e in generale delle sue leggi sulla relatività. Niente di grave, la scienza non è una religione dunque non ha dogmi né verità rivelate immutabili, le sue certezze sono tali fino a prova contraria verificabile in condizioni stabili controllate e ripetibili. Ma è certo comprensibile che si voglia essere certissimi dei risultati annunciati con clamore al mondo, prima di por mano alla riscrittura dei fondamenti stessi della fisica moderna della materia. E di annunciare, come hanno fatto i più entusiasti e avventati fra gli ufologi, che ora sarà possibile teorizzare le visite di extraterrestri tra di noi senza temere l’obiezione che alla velocità insuperabile della luce arrivare dalle galassie più vicine significherebbe ogni volta viaggiare per migliaia o milioni di anni.

Ma a proposito di spazio intergalattico anche qui c’è gran fermento fra i ricercatori per il premio Nobel appena assegnato ai sostenitori del fatto che l’Universo continuerebbe la sua espansione accelerando e non rallentando, come faceva logicamente supporre la teoria del Big Bang da cui tutto sarebbe cominciato. Dunque ancora una volta la misurazione di una velocità al centro del dibattito, in questo caso cosmologico e cosmogonico. Perché, come dovrebbe essere dopo una gigantesca deflagrazione, la spinta espansiva invece di diminuire, aumenta? Se è veramente così non c’è che una risposta possibile, a parte mettere in discussione l’attendibilità del grande botto iniziale come origine dell’Universo come noi oggi lo conosciamo. E cioè che esiste una energia sconosciuta, prodotta da una massa oscura, che spinge sempre più rapidi i corpi celesti verso l’infinito. A chi scoprirà di che si tratta il prossimo premio Nobel non glielo toglie nessuno. A noi intanto non resta che goderci il ritorno di fiamma dell’entusiasmo generale per la fisica della materia e l’astrofisica soprattutto.