Partendo dalla notizia che vedete qui sotto abbiamo messo a confronto, in esclusiva per Yahoo Notizie, gli editoriali di <b>Antonio Di Pietro</b> e <b>Chicco Testa</b> sull'imminente referendum, che prevede un quesito sul nucleare.Partendo dalla notizia che vedete qui sotto abbiamo messo a confronto, in esclusiva per Yahoo Notizie, gli editoriali di Antonio Di Pietro e Chicco Testa sull'imminente referendum, che prevede un quesito sul nucleare.Per saperne di più sul progetto 'Agorà' clicca qui.
In collaborazione con Il Sussidiario.net

Una nuova crisi? L'America stenta, l'Europa frena

ASCA Sui mercati finanziari stanno aumentando i timori sulla capacità di ripresa economicadegli Stati Uniti, l'Eurozona è ancora alle prese con le pressioni sui paesi periferici a causa dei gravi squilibri nei conti pubblici e intanto si vanno profilando nuove bolle all'orizzonte.

"Perché un altro referendum?"

Di Antonio Di Pietro

Era il 1986 e tanti di voi ricorderanno, come me, le immagini della centrale nucleare sventrata di Chernobyl, dei tecnici in tuta bianca con il volto coperto da maschere e dei bambini deformati nati dopo il disastro.

Sono passati 25 anni e, nonostante il progresso tecnologico e tutti gli sforzi fatti per rendere sicure le centrali, l’atomo è ancora pericoloso e imprevedibile.

Lo ha dimostrato solo due mesi fa nel modernissimo Giappone. Dopo il terremoto del marzo scorso, gli occhi di tutto il mondo sono puntati su Fukushima e sulle sue radiazioni. Ancora una volta abbiamo capito che del nucleare non ci si può fidare. Invece ci si può fidare del sole, del vento e dell’acqua, dai quali si potrebbe ricavare energia pulita, rispettosa della salute dei cittadini e dell’ambiente.

Ma allora, se le cose stanno così, perché a distanza di 25 anni gli italiani fra meno di una settimana saranno chiamati nuovamente ad esprimersi su questa minaccia energetica, già bocciata nel 1987 con un altro referendum? E perché è necessario discutere di nucleare dopo che in tutto il mondo, i Paesi che l’avevano scelto, stanno facendo marcia indietro? A trarne profitto sarebbero solo ed esclusivamente le lobby che già vedevano nelle proprie tasche il monopolio energetico del settore.

Investire nelle centrali nucleari vorrebbe dire tagliare i fondi delle rinnovabili, precludendo così la possibilità di portare avanti la ricerca e gli investimenti nel settore delle energie pulite che oggi come non mai sono fondamentali. Contro il sistema del nucleare, contro questa forma di energia obsoleta e dannosa, l’Italia dei Valori ha iniziato la sua battaglia più di un anno fa, prima quindi che scoppiasse la tragedia di Fukushima, raccogliendo le firme per il referendum sul nucleare in perfetta solitudine.

Ritengo che questa battaglia sulla quale si gioca il futuro dei nostri figli e la difesa dell’ambiente, vada al di là delle paure e dei timori del momento, e soprattutto oltre ogni colore politico, oltre ogni schieramento. Io mi sono appellato più volte a tutte le forze in campo che, come noi, credono che tornare al nucleare sarebbe una mossa criminale, oltre che antieconomica e irrispettosa per le generazioni future. Venerdì 10 giugno saremo in Piazza del Popolo a Roma e in altre piazze italiane, senza bandiere. Sarà una grande festa aperta a tutti coloro che pensano che per vincere la battaglia referendaria sia necessario lasciare da parte le differenze e rimanere uniti e compatti.

"Mettiamoci una croce sopra"

Di Chicco Testa

Fra qualche giorno gli italiani si recheranno alle urne convinti che chiudendo la porta al nucleare stanno spianando un luminoso futuro alle rinnovabili. Purtroppo la storia è diversa. Bastano un paio di numeri (scientemente “dimenticati” dagli oppositori ideologici) per raccontarla.

L’anno scorso nel mondo si sono consumati quasi 21mila miliardi di kWh. Un ammontare da capogiro eppure lo stordimento è maggiore guardando alla dinamica della domanda di energia: è aumentata del 50% negli ultimi 13 anni. E la tendenza rimane quella, trainata dalle insaziabili economie come India, Cina, Brasile, Russia. Dando un’occhiata a come sono stati prodotti questi 20.870 miliardi di chilowattora, scopriamo che i combustibili fossili (gas, carbone, in minor misura derivati del petrolio) coprono 66,6% mentre le fonti pulite 20% e il nucleare 13,4%. Ripartizione che si riflette anche in Italia con l’esclusione del nucleare sostituito da importazioni di elettricità (di origine nucleare) dalla Francia e Svizzera, e con l’aggravante di dipendere dall’estero per l’ 80%.

Tornando a livello globale, il predominio delle fonti con emissioni di gas serra, notizia non proprio incoraggiante per la salute del pianeta, diventa allarmante seguendone l’andamento storico: tutto a vantaggio delle fonti fossili. Infatti, nello stesso periodo, carbone gas e petrolio sono aumentati di 3,5 punti percentuali a scapito delle fonti senza CO2. Questo proprio in un’epoca in cui non si è fatto altro che parlare di mitigare le emissioni di CO2. Il bilancio negativo è l’effetto di una diminuzione dell’idroelettrico (per saturazione di risorse sfruttabili) e del nucleare, più che proporzionale alla crescita del solare, eolico, geotermia (+1,9%) e delle biomasse (+0,5%). Queste rinnovabili moderne hanno registrato un incremento decisamente marginale. Eppure sembrava l’era d’oro dell’energia dal sole e dal vento. Già, peccato che le strabilianti performance si riferissero alla potenza installata e non alla produzione di elettricità che invece è il prodotto fra potenza e numero di ore di funzionamento. Le tecnologie energetiche non sono affatto equivalenti. Tanto per dare un ordine di grandezza, per ottenere la stessa produzione di chilowattora, una tradizionale centrale a gas, carbone o nucleare da 1 GW corrisponde a un impianto fotovoltaico da 6GW e uno eolico da 4GW. E’ il limite dell’intermittenza. Problema non di poco conto visto che è difficile stoccare l’elettricità, impossibile per quantità ragguardevoli. Mettiamo una croce sopra all’idea di muovere le catene di montaggio della pianura padana con il sole siciliano.

Oltre ai problemi ambientali, con un mix energetico sbilanciato sui combustibili fossili, che lo sarà sempre di più, esiste una reale minaccia per la salute. La combustione di carbone, gas e derivati del petrolio produce delle emissioni inquinanti e polveri sottili, le quali, secondo l’OMS, sono all’origine di 1 milione di morti all’anno.

Rinunciando al nucleare non faremmo che rafforzare l’egemonia delle fonti fossili. Una conferma ce l’offre proprio la Germania, modello europeo del fotovoltaico, la cui produzione di 12TWh contribuisce per il 2% al fabbisogno elettrico tedesco. Intanto però la mancata produzione dei 7 reattori chiusi viene coperta nel breve con il raddoppio delle importazioni elettriche giornaliere dalla Francia e Repubblica Ceca, e in seguito con un maggior ricorso al carbone quando nel 2013 si concluderà la costruzione di centrali per 10GW. Da sole produrranno 5 volte l’output del parco fotovoltaico.

Se l’intenzione è dare una mano alle fonti fossili, prego…