In collaborazione con Il Sussidiario.net
Giovedì 3 novembre Santoro torna 'in televisione' con il suo nuovo programma. 'In televisione' tra virgolette, perché '<i>Servizio Pubblico</i>' nasce come qualcosa di diverso da <i>Annozero</i>, e vuole andare oltre il piccolo schermo. Il titolo del programma è l'argomento di oggi: cosa succede all'informazione in Italia, quali sono i limiti del servizio pubblico e delle televisioni commerciali, quali le posisbilità delle nuove e vecchie forme di informazione. L'abbiamo chiesto a due protagonisti della televisione italiana, ognuno a modo suo: il diretto interessato <b>Michele Santoro</b> e il direttore del Tg5, ex direttore del Tg1, <b>Clemente Mimun</b>. Abbiamo posto a entrabi le stesse domande, ed ecco cosa ci hanno risposto.Giovedì 3 novembre Santoro torna 'in televisione' con il suo nuovo programma. 'In televisione' tra virgolette, perché 'Servizio Pubblico' nasce come qualcosa di diverso da Annozero, e vuole andare oltre il piccolo schermo. Il titolo del programma è l'argomento di oggi: cosa succede all'informazione in Italia, quali sono i limiti del servizio pubblico e delle televisioni commerciali, quali le posisbilità delle nuove e vecchie forme di informazione. L'abbiamo chiesto a due protagonisti della televisione italiana, ognuno a modo suo: il diretto interessato Michele Santoro e il direttore del Tg5, ex direttore del Tg1, Clemente Mimun. Abbiamo posto a entrabi le stesse domande, ed ecco cosa ci hanno risposto.

"Berlusconi non è la causa"

Michele Santoro

“I condizionamenti della politica sull’informazione rappresentano una degenerazione del sistema sociale italiano e impediscono lo sviluppo di una moderna democrazia e di una sana economia. Berlusconi non è la causa, ma il risultato di questa degenerazione”. Lo afferma Michele Santoro nelal nostra intevrista esclusiva, nel corso della quale parla del tema della libertà di informazione e anticipa come sarà il suo nuovo programma tv, “Servizio Pubblico”, in onda da stasera giovedì 3 novembre alle 21. Dopo l’addio alla Rai e la chiusura di Annozero, incomincia la nuova sfida di Santoro, che sarà trasmessa sul digitale terrestre da una cordata di emittenti regionali, sul satellite da parte di Sky Tg24 e sul web nei siti de il Fatto Quotidiano, Corriere della Sera e la Repubblica. Già 93mila le persone che hanno deciso di partecipare alla campagna di sottoscrizione per sostenere “Servizio Pubblico” versando la quota di 10 euro. Come rivela Santoro, la trasmissione sarà una sfida nuova nel panorama dell’informazione, in quanto si proporrà di “uscire dalla circolarità del dibattito televisivo che sembra rinviare ad una contrapposizione infinita tra punti di vista immobili e valorizzare la nostra capacità di raccontare la realtà attraverso la realtà”.

In Italia i condizionamenti della politica sull’informazione sono più forti che in altri Paesi. Come si può risolvere questo problema?

Bisogna avvicinare i politici all’informazione e allontanarli dal sistema informativo. Oggi controllano la Rai e, nel caso del Presidente del Consiglio, controllano anche gran parte del mercato e della pubblicità. Ciò impedisce lo sviluppo di una moderna democrazia e di una sana economia. Ma Berlusconi non è la causa di questa situazione bensì il risultato della degenerazione di un sistema sociale fondato sulla sovrapposizione di interessi economici, interessi politici e interessi culturali.

Che cosa è possibile fare per rendere la Rai, che è il servizio pubblico per eccellenza, più indipendente dalla politica?

Occorre limitare l’intervento della Politica alla indicazione di un amministratore unico delegato, scelto dal Presidente del Consiglio e dal Presidente della Repubblica di comune accordo con un processo trasparente di selezione dei curricula dei candidati e abolire tutte le altre forme di controllo esistenti,comprese quelle parlamentari.

Le intercettazioni sono davvero necessarie alla libertà di stampa, o rischiano di esacerbare i gravi conflitti già presenti nel nostro Paese?

Le intercettazioni sono anzitutto indispensabili per le indagini. Si può scegliere di tutelare con maggiore efficacia la privacy responsabilizzando chi ha il dovere di non divulgare ciò che è segreto. Ma se un giornalista entra in possesso di notizie di interesse pubblico deve pubblicarle.

Da mesi si parla di dimissioni del Cavaliere. Come si immagina l’Italia del dopo-Berlusconi?

La fine di Berlusconi non porterà automaticamente ad una Italia migliore. Come abbiamo fatto con i referendum dobbiamo trovare tutti insieme soluzioni diverse ed originali per aprire la strada al futuro.

Che cosa consiglia ai giovani, che in tempi di crisi hanno molte meno opportunità rispetto a quelle offerte alle generazioni precedenti?

I giovani in Italia sono un popolo oppresso che sta cercando la strada per emanciparsi. Una rivolta non basta e potrebbe nascondere insidie e pericoli. Occorre non delegare più la risposta ai partiti che non si aprono al cambiamento. Occorre che i giovani imparino a farsi avanti e provino a farsi rispettare ripudiando la violenza ma trovando forme originali per esprimersi e lasciare il segno.

Quali saranno le somiglianze e le differenze tra “Servizio pubblico”, la sua nuova trasmissione, e “Annozero”?

La forma di una trasmissione come le nostre dipende da molte circostanze, alcune delle quali sono imprevedibili perché sono il risultato della situazione che c’è nel Paese, dell’emergere di nuovi protagonisti e nuovi conflitti sociali. Ciò che ci proponiamo è di uscire dalla circolarità del dibattito televisivo che sembra rinviare ad una contrapposizione infinita tra punti di vista immobili e valorizzare la nostra capacità di raccontare la realtà attraverso la realtà.

La sua nuova trasmissione è una grande sfida personale. Come la sta vivendo dal punto di vista umano?

Con molta apprensione e con un grande senso di responsabilità nei confronti di chi pone tanta fiducia in noi. Ma so che sto facendo la cosa giusta.

Dal punto di vista dell’informazione televisiva, quale sarà invece la sfida rappresentata da “Servizio Pubblico”?

“Servizio Pubblico” sarà una doppia sfida: riuscire a trovare le risorse per esistere e creare un movimento per riformare la Rai e il mercato.

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"La politica non mollerà la presa"

Clemente J. Mimun

“La nuova realtà televisiva è la dimostrazione di un mercato in grande movimento dove a contare sono soprattutto le idee e la libertà con cui le si esprime. Inutile però illudersi che la politica in futuro molli la presa sull’informazione. L’indipendenza è in primo luogo il frutto di giornalisti dalla schiena diritta”. E’ la posizione di Clemente Mimun, dal 2007 direttore del TG5 dopo avere diretto il TG1 dal 2002 al 2006.

In Italia i condizionamenti della politica sull’informazione sono più forti che in altri Paesi. Come si può risolvere questo problema?

Personalmente non ritengo che in Italia i condizionamenti della politica siano più forti che altrove: basta fare il confronto con quanto accade in Francia e in Gran Bretagna. Tutto sommato nel nostro Paese le cose avvengono in modo abbastanza trasparente, e i giornalisti hanno i mezzi per tutelare il diritto alla libertà d’informazione. Certamente esistono delle distorsioni e un conflitto d’interessi, ma ciò che ci rende un Paese stravagante è che se un giornalista di sinistra lascia la Rai prendendo una maxi-liquidazione è una tragedia, mentre se “fanno fuori” un giornalista di qualsiasi altra area politica è una cosa normale.

Che cosa è possibile fare per rendere la Rai, che è il servizio pubblico per eccellenza, più indipendente dalla politica?

L’indipendenza è soprattutto il frutto di giornalisti e consiglieri d’amministrazione dalla schiena diritta. La politica non rinuncerà mai a esercitare la sua presa sulla Rai, ma il Cda, i vertici nominati e i direttori possono dimostrare una maggiore autonomia direttamente con le loro forze. Ciò che desiderano i telespettatori è un’informazione più libera e programmi di servizio pubblico allo stato puro, e non invece una tv di Stato che si limiti a fare concorrenza a Mediaset. La nuova realtà televisiva, che include il digitale terrestre, Sky e la trasmissione di Michele Santoro, è la dimostrazione di un mercato in grande movimento dove a contare sono le idee e la libertà con cui le si esprime.

Le intercettazioni sono davvero necessarie alla libertà di stampa, o rischiano di esacerbare i gravi conflitti già presenti nel nostro Paese?

La pubblicazione delle intercettazioni non va vietata bensì limitata. E’ difficile per me parlare di questo argomento, senza ricordare una vicenda nella quale sono stato coinvolto in prima persona. Alcune mie conversazioni del tutto private sono state pubblicate da un quotidiano, senza che fosse stato commesso alcun reato né da me né dai miei interlocutori. Ma il contesto in cui sono state inserite le mie parole, mi faceva apparire come una sorta di criminale. Io ho tanti difetti, ma non sono mai stato un criminale, e leggere le trascrizioni delle mie telefonate in quell’ottica mi diede molto fastidio. Posso quindi comprendere i sentimenti delle persone che sono state sbattute in prima pagina, mentre parlavano al telefono di questioni di natura sessuale o strettamente privata.

Da mesi si parla di dimissioni del Cavaliere. Come si immagina l’Italia del dopo-Berlusconi?

Fatta eccezione per la famiglia del premier e per quanti, tra cui anch’io, gli vogliono bene, nessuno desidera che Berlusconi resista a qualsiasi pressione più di Santoro e Travaglio, che hanno fatto dell’anti-berlusconismo la loro professione. Se Berlusconi non fa più politica, Travaglio e Santoro riusciranno ad avere la stessa forza e lo stesso ruolo? Io ne dubito.

Che cosa consiglia ai giovani, che in tempi di crisi hanno molte meno opportunità rispetto a quelle offerte alle generazioni precedenti?

Di avere un grande coraggio, e decidere di andare all’estero per conoscere di persona il mercato globale. Girare il mondo, non a spese dei genitori ma lavorando, fa bene e sprovincializza: il mio consiglio quindi è quello di andare, imparare e poi tornare nel nostro Paese.

Chi vincerà la sfida tra il TG1 e il TG5?

Il TG1 ha dalla sua una rete più strutturata dal punto di vista dei traini: la Rai non rinuncia al gioco prima e dopo il telegiornale neppure in agosto. Il TG5 invece continua ad avere successo perché dal 1992 a oggi non ha perso credibilità. Noi riusciamo a essere più liberi rispetto alla Rai e questo si riverbera anche negli ascolti.

Quali novità prepara per il futuro del TG5?

Ho l’intenzione di farlo tornare a essere una nave corsara in grado di muoversi con maggiore scioltezza di quanto abbia fatto negli ultimi anni. Ciò sarà consentito anche dal grande nervosismo che sta vivendo l’Italia sul versante economico e politico. Questi due settori saranno sempre di più il cuore della nostra informazione, che avrà come obiettivo quello di rispondere a tutte le domande del pubblico che tra tre mesi, un anno o al massimo due andrà a votare in una situazione di grande incertezza.

Come valuta il lancio di un canale “All News” da parte di Mediaset?

In un momento in cui tutti gli altri grandi gruppi stanno chiudendo o ristrutturando, Mediaset incomincia una nuova avventura. Questo comporterà qualche sacrificio nei TG generalisti, ma siamo all’inizio di una partita importante per l’intera azienda. Tutti quindi dobbiamo partecipare con grande convinzione, perché se i risultati saranno positivi tutto il gruppo ne beneficerà.