Partendo dalle cronache degli scontri in Val di Susa e dai commenti pro e contro la realizzazione della Tav abbiamo messo a confronto, in esclusiva per Yahoo Notizie, le opinioni di <b>Piero Fassino</b>, Sindaco di Torino, e <b>Vittorio Agnoletto</b>, autore del libro “L’eclisse della democrazia”.Partendo dalle cronache degli scontri in Val di Susa e dai commenti pro e contro la realizzazione della Tav abbiamo messo a confronto, in esclusiva per Yahoo Notizie, le opinioni di Piero Fassino, Sindaco di Torino, e Vittorio Agnoletto, autore del libro “L’eclisse della democrazia”.
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Tav, 200 militari in più in Val di Susa Viminale: "Tenere alta l'attenzione"

Scontri in Val di Susa, centinaia di feriti tra agenti e manifestanti

Adnkronos Torino, 4 lug. (Adnkronos/Ign) - È di quasi 400 feriti tra forze dell'ordine e dimostranti il bilancio con cui domenica si è chiusa la lunga giornata di scontri in Val di Susa. Quattro le persone arrestate.

"Attenzione all’ambiente senza rinunciare a opere strategiche"

Di Piero Fassino

Sindaco di Torino | Il sito di Piero Fassino

La Tav è una questione che riguarda e investe non solo i torinesi, ma tutti i piemontesi e in generale lo sviluppo del Paese. La Tav non è una ferrovia locale, ma è il tratto di una grande opera di collegamento internodale che non lega soltanto Torino a Lione ma è parte del più ampio progetto di corridoio numero 5 che collega Lisbona a Mosca, attraversando tutta l’Europa. L’Europa ha programmato la realizzazione di trenta corridoi di collegamento che costituiscono la griglia di strutture e infrastrutture immaginata come motore di sviluppo dell’Europa stessa per i prossimi decenni.

La ferrovia dovrebbe consentire di spostare su rotaia il traffico che oggi è su gomma, riducendo sostanzialmente lo scarico di sostanze inquinanti e rivoluzionando lo spostamento dei passeggeri.

La realizzazione della Tav va inserita perciò nel quadro di un rapporto strategico nelle relazioni tra Est ed Ovest, tra Sud e Nord Europa che rimanda all’idea di un’Italia del nord non separato, ma che invece utilizza la propria maggiore capacità, la propria maggiore accumulazione di risorse, di sapere e di ricchezza a vantaggio di se stesso e di tutto il Paese. Deriva di qui il valore fondamentale di dotare Torino e il Piemonte di un sistema infrastrutturale adeguato a questi orizzonti ampi. E sta qui, allora, il valore di un investimento come il Corridoio n. 5 e la TAV.

Continuare a erigere barricate per bloccarne la realizzazione, facendo ricorso anche ad atti di violenza fisica, è a questo punto inaccettabile oltre che dannoso per tutti. Ho già avuto modo, nelle scorse ore, di esprimere il mio giudizio su quanto è accaduto in Val di Susa. Penso che ciò che è accaduto sia inaccettabile per qualsiasi coscienza civile e democratica. È del tutto legittimo non condividere la realizzazione di una grande opera infrastrutturale, ma in democrazia chi non condivide una scelta la contrasta con la ragione e con le parole. Le pietre, le bombe all’ammoniaca, i bastoni non fanno parte della strumentazione di una società civile e democratica. Ed è compito di ogni persona bandire intimidazioni, soprusi e violenze, tanto più in una realtà come quella torinese che ha conosciuto, in un tempo non lontano, periodi bui in cui il ricorso alla violenza ha prodotto sofferenze e lutti di cui nessuno, davvero, sente nostalgia.

Va ancora aggiunto che il nuovo tracciato della Tav è radicalmente migliorato rispetto al progetto originale.

Il progetto è stato riformulato, mettendo a punto un tracciato che limita al minimo l'impatto ambientale e non mi sembra possibile credere che nel 2011 non si sappia costruire una ferrovia sicura. Oggi si possono creare infrastrutture in piena sicurezza e il mondo non è progredito stando fermo. Certo, alla Val di Susa sono richiesti sacrifici ma, a fronte di questi, arriveranno quelle compensazioni, quegli investimenti promessi e indispensabili per affrontare il nodo del riassetto idrogeologico della valle.

Attenzione all’ambiente senza però aver paura e rinunciare a realizzare opere che hanno un valore strategico per il nostro Paese.

Ricordo infine che se la Tav non si dovesse realizzare sono già pronti due percorsi alternativi, da Sud via Genova e da Nord via Ginevra, per ricollegarsi con Milano. Il risultato è che Torino e il Piemonte sarebbero tagliati fuori da questa rete. Un danno che non ci possiamo permettere.

"Il movimento NoTav ha ragioni da vendere"

Di Vittorio Agnoletto

Autore del libro “L’eclisse della democrazia” 2011, Edizioni Feltrinelli | Il blog di Vittorio Agnoletto

Nulla di nuovo sotto il sole. Le 70.000 persone che hanno manifestato domenica in val Susa per la quasi totalità dei nostri media sono dei fantasmi, semplicemente non esistono, non esistono le loro ragioni, non esiste una lotta pacifica che dura da vent’anni. Come dieci anni fa non esistevano 300.000 persone arrivate a Genova da tutto il mondo per manifestare pacificamente il proprio dissenso verso un sistema nel quale il 20% della popolazione consuma l’80% delle risorse del pianeta mentre oltre 1 miliardo di esseri umani muore di fame.

Il gioco è sempre lo stesso. Pagine intere e servizi televisivi dedicati unicamente alle violenze prodotte da piccoli gruppi di manifestanti. Violenze da condannare, certamente non condivisibili, utili solo a sottrarre consenso ad un movimento pacifico che difende il proprio futuro. L’obiettivo è chiaro: accusare tutto il movimento di violenza, spostare il dibattito dal confronto sulle ragioni pro o contro la Tav ad una discussione concentrata unicamente sull’ordine pubblico.

Eppure il movimento NoTav ha ragioni da vendere. I sostenitori della Tav dicono che questa servirà per evitare che l'Italia sia tagliata fuori dall'Europa nel trasporto delle merci: falso. L'attuale linea internazionale che attraversa la valle è utilizzata al di sotto del 30% delle sue potenzialità e il traffico merci lungo l'asse Francia-Italia è in calo costante. Che senso ha, in tempi di grave crisi economica, spendere 16-17 miliardi di euro (senza contare la consueta lievitazione dei costi…) per far arrivare le merci 30 minuti prima da Torino a Lione ? Il contributo europeo sarà minimo, inferiore ad 1 miliardo: da dove si recupereranno quei fondi? Forse con ulteriori tagli a scuola, salute, assistenza? Perché non potenziare la linea esistente rinegoziando i contributi europei e privilegiando l’ ammodernamento della rete ferroviaria italiana, oggi in condizioni pietose ?

Dicono che la Tav darà lavoro alla valle; dicevano le stesse cose per le olimpiadi invernali del 2006, abbiamo visto come è andata a finire. Perché di tutto questo non si è voluto discuterne con la popolazione? Perché si è discusso solo sul “come” fare la Tav e non “se” farla? Il confronto democratico è stato sostituito dall’occupazione militare della valle. Chi ci assicura che i tanti sostenitori della Tav non abbiano invece a cuore i lucrosi appalti suddivisi in rigido modo bipartisan e dai quali la politica e la criminalità organizzata, ognuno per conto suo, e talvolta in compagnia, da sempre traggono vantaggi non indifferenti?

Di questo l’Italia intera dovrebbe discutere. Ma non solo. Dovremmo anche domandare ai nostri governanti: è vero che in val Susa, come avvenne a Genova, è stato usato il pericolosissimo gas CS, vietato perfino in guerra dalle convenzioni internazionali? E’ vero che, come avvenne a Genova, a Bolzaneto, il giovane F.d.B. è stato massacrato di botte mentre era immobilizzato ed è stato oggetto di sputi, di lancio di urina e di minacce di morte da parte delle forze dell’ordine e che questo non è stato un caso isolato? Non sono domande inutili in un Paese dove dal coordinatore unico dei servizi segreti, a gran parte dei massimi vertici della polizia sono stati condannati in appello (si aspetta la Cassazione) per i fatti di Genova e anziché essere stati destituiti, come avviene in tutta Europa, sono rimasti al loro posto e promossi, con il consenso del mondo politico.

Uno Stato democratico ha certamente il dovere di condannare i comportamenti violenti commessi sul proprio territorio, ma, per essere credibile, ha anche il dovere, di rispettare le regole democratiche nel confronto con le proprie comunità locali e di chiedere che i primi a rispettare le leggi siano coloro che hanno scelto di “servire lo Stato”. A cominciare da chi ha maggiori responsabilità.