Ahia, BoJo lo showman si scorda di gestire la Brexit

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(Photo: OLI SCARFF via Getty Images)
(Photo: OLI SCARFF via Getty Images)

A chi lo accusava di essere troppo compassato Olaf Scholz, in campagna elettorale per la guida del governo tedesco, rispondeva di essere candidato a Cancelliere, non a direttore del circo. Boris Johnson, da sempre compiaciuto della sua irrefrenabile inclinazione per lo spettacolo, non rischia certo di ricevere la stessa critica. Mercoledì a Manchester, al congresso del partito conservatore, è rimasto fedele al copione ben collaudato. Più che un discorso politico, fatto di obiettivi, strumenti e strategie, ha offerto ai delegati un monologo scoppiettante di battute a effetto, buon umore e ottimismo in dosi massicce. Risultato, tutti ammaliati, risate, applausi, standing ovation. E si riparte per il prossimo show.

Mettiamo per un momento da parte le differenze abissali di stile tra il probabile cancelliere tedesco e l’inquilino di Downing Street, tra la misura grigia e un po’ noiosa e l’esuberanza trascinante da cabaret. Ognuno ha la sua griffe, scelta anche in funzione dei gusti della propria clientela. Del resto, non è solo questione di confronti tra i due lati della Manica. Qualche giorno prima, al congresso dei laburisti a Brighton, il leader del partito Keir Starmer aveva usato un linguaggio politico ben più convenzionale di quello del “prestigiatore” BoJo. Piuttosto si tratta di vedere dove va ora il Regno Unito, una volta uscito non solo dalla pandemia ma sempre più anche dall’Europa.

Già, che ne è oggi della Gran Bretagna slegata dagli insopportabili vincoli con l’Ue, libera di riprendere il pieno controllo di se stessa (take back control) e felice di navigare in orgogliosa autonomia nei mari aperti dell’Anglosfera? E’ lecito continuare a dubitare che la sinergia con Usa e Australia apra orizzonti strategici per un Paese i cui interessi sono ancora così strettamente intrecciati con quelli dei suoi dirimpettai europei. Ora chi si aspettava qualche indicazione dal congresso dei Tories è rimasto deluso. Forse non era la sede, ma lo spazio per i programmi è pochino, mentre è abbondante quello per la celebrazione di un leader. Il quale comunque ha portato i conservatori a una vittoria schiacciante e catapultato a Westminster un’imponente schiera di parlamentari che gli devono molto. Tanto più che l’opposizione Labour arranca ai margini del campo di gioco e Starmer deve anche tenere a bada i rigurgiti del corbynismo in seno al suo partito, aspetto su cui l’ironia del Prime Minister non perdona (“Starmer è come uno skipper ostaggio di pirati somali, che cerca disperatamente di negoziare un cambio di rotta”).

Intanto nel Paese la benzina non arriva alle stazioni di servizio e nei supermercati qualche scaffale resta vuoto. Johnson non ne parla, né accenna a indici di povertà e disagio sociale. Tra i fuochi d’artificio per far divertire la platea, meglio limitarsi a invocare con fiducia il mantra delle trasformazioni in atto nel sistema: si punta a una maggiore qualificazione del lavoro, produttività più elevata, salari più alti e minore pressione fiscale. Programma interessante e ambizioso, di medio periodo, ma nel frattempo chi trasporta la benzina ai distributori, come si evitano le risse per l’accaparramento del carburante, chi si occupa di rifornire regolarmente supermarket e farmacie di prodotti di prima necessità? La modernizzazione dell’economia va bene, gli inglesi ce l’hanno insegnato due secoli fa, tuttavia la transizione va gestita con attenzione.

Se ormai la Brexit non è più in discussione, almeno alcune normative a valle potrebbero essere plasmate con una certa flessibilità. La mancanza di camionisti, in gran parte europei, può essere attenuata da regole britanniche meno rigide sulla libera circolazione delle persone tra il Regno Unito e l’Ue. Così pure i necessari controlli sulle merci potranno essere disciplinati con il maggior favore possibile per la fluidità degli scambi. Il comparto industriale ci spera molto, gli europei hanno lo stesso interesse. E naturalmente non è un fatto che riguardi soltanto il commercio, bensì l’aggancio futuro dell’Uk al resto d’Europa. A questo punto, se lo volesse, sta a Boris Johnson spegnere i riflettori del palcoscenico e accendere il lume della scrivania per studiare carte e proposte.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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