Ai confini della realtà (digitale): il dietro le quinte della CGI

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Milano, 10 set. (askanews) – Una mostra sulle immagini, sulla permanenza di certe immagini a livello profondo, ma senza immagini. Una mostra sul presente, ma anche un omaggio alla letteratura cyberpunk, nella quale il presente appare svuotato di realtà, mentre intorno cresce tutta un’altra realtà. Uno spazio dedicato alla fotografia senza fotografie. Benvenuti all’Osservatorio di Fondazione Prada a Milano, dove va in scena il progetto Sturm&Drang, sulla Computer-generated imagery, ossia la produzione di immagini digitali che riempiono il cinema, ma anche la nostra vita di ogni giorno.

La mostra è nata dalla collaborazione tra Fondazione Prada e il politecnico ETH di Zurigo e tra i curatori c’è l’architetto Luigi Alberto Cippini. ‘La mostra Sturm&Drang – ha detto ad askanews – fin dal titolo analizza come le nuove forme di interazione con il pubblico, a partire dalle immagini in digitale, vengono prodotte, quali sono le infrastrutture che analizzano gli spazi nei quali vivono i creatori di queste immagini e soprattutto qual è l’effetto di realtà che questa cosa genera all’interno di un museo, ovvero cosa comporta portare degli spazi che sono assolutamente standard. E al tempo stesso volevano analizzare quali sono i livelli più basic della produzione digitale contemporanea’.

La dimensione architettonica è molto forte nell’approccio espositivo scelto in Osservatorio, ma è comunque, in qualche modo, una scelta di riduzione drastica fino all’anonimato, caratteristico delle strutture per lavorare sulla CGI.

‘C’è questa contraddizione – ci ha detto Niels Olsen, co-curatore della mostra e docente all’ ETH – da un lato una realtà che viene creata ed è estremamente complessa, dall’altro ci sono questi materiali molto banali, molto semplici che sono alla base della creazione della stessa complessità’.

Significativa e, a suo modo, emozionante la ricostruzione dell’ambiente nel quale il protagonista del romanzo ‘Neuromante’ di William Gibson entrava nel cyberspazio, compiendo, a inizio anni Ottanta, un’azione radicale che sarebbe poi diventata globale, quotidiana e perfino banale. E forse riflettendo sullo spazio e sul nostro immaginario in questa prospettiva, si capisce meglio che quel vuoto della mostra rappresenta in realtà l’infrastruttura invisibile della nostra vita.

‘Non siamo più nel 2000 – ha aggiunto Cippini – e non possiamo più parlare di rivoluzione digitale, ma possiamo parlare di come tutta una serie di strumenti vadano al di là delle discipline stabilizzate’.

In mostra si ragiona anche sulle possibilità espositive, in ottica museologica, della CGI, nonché sulla produzione di rendering e la creazione di ambienti in 3D. Sono inoltre esposti i lavori degli studenti del Politecnico di Zurigo che hanno preso parte al corso ‘Sturm&Drang Studio’. E Fredi Fischli, terzo curatore anche lui proveniente dall’ETH, ha voluto sottolineare anche la componente di divertimento presente in tutto il progetto.

‘Il divertimento – ci ha spiegato – deriva dal fatto che abbiamo lavorato con molti studenti, abbiamo immaginato una mostra chiacchierando in una stanza, ma abbiamo lavorato anni con centinaia di studenti per provare a definire questo fenomeno della CGI, che riguarda l’arte, l’architettura, la medicina ed è un campo aperto per noi’.

E poi, attraversando gli ambienti nei quali, per esempio, si realizzano i videogiochi, ma anche l’addestramento militare per i combattimenti in prima persona, si capisce che da tempo Fondazione Prada si muove lungo un percorso di ragionamento sulle dinamiche – culturali, neurali e tecniche – che portano alla realizzazione di un’immagine spesso anche oltre l’umano. E si intuisce la contemporaneità estrema di questo tipo di sguardo: una contemporaneità che a volte può spiazzare, come se togliessimo il velo che nasconde una scomoda verità.

‘Osservatorio, da quando è aperto – ha concluso Chiara Costa, Head of Program della Fondazione – cerca di indagare la nascita, la produzione e la fruizione delle immagini contemporanee. Spiegare la tecnica che sta dietro la tecnologia e dietro la produzione tecnologica può renderci dei fruitori, culturali e non, più consapevoli’.

‘Consapevolezza’ appare sempre più parola decisiva delle produzioni culturali. In Osservatorio la si cerca con determinazione, anche attraverso mostre che possono apparire molto difficili. Ma in questa difficoltà, se si ha l’ardimento di affondare i denti, è probabile che si senta il sapore profondo del tempo, spesso indecifrabile, che stiamo vivendo.

(Leonardo Merlini)

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