Ai renziani non piace la Cgil di Landini

Lucia Conte

"E' ovvio che, come era nella tradizione novecentesca, si discuta di quale sindacato serva di più rispetto al contesto attuale per tutelare i diritti dei lavoratori in un momento in cui la minaccia di sovranismo è massima. È tradizione che la sinistra si interroghi su questo". Se poi la scelta è tra Maurizio Landini e Vincenzo Colla è "naturale che il Pd in modo particolare si interroghi". Andrea Romano, deputato dem e direttore di Democratica, giornale online del Pd, la mette così e seppure "senza demonizzare Landini" non ha difficoltà ad ammettere di tifare per Colla. "Auspico un sindacato che si misuri con la concretezza. Colla lo conosco da tanti anni, ne ho sempre visto lo spirito riformista, la capacità di andare al merito delle discussioni contrattuali. Mi sento più vicino a lui".

A tre mesi dal diciottesimo congresso confederale del principale sindacato italiano che si svolgerà dal 22 al 25 gennaio a Bari, è stato proprio l'organo ufficiale del Pd, il giornale online Democratica diretto da Romano ad entrare a gamba tesa nel dibattito congressuale della Cgil che vede contrapposti Landini, indicato da Susanna Camusso come suo successore, e Colla, membro della segreteria, ex operaio emiliano come l'ex segretario Fiom e suo amico personale. Democratica mette in guardia da "un sindacato giallo-rosso" che si designerebbe in caso di vittoria di Landini perché con quei mondi – il mondo a sinistra del Pd e M5s – "ha condiviso la durissima opposizione al governo Renzi, alla legge Fornero, al jobs act" e quindi "forse una Cgil più contigua, o meglio: più in sintonia, con il governo gialloverde".

E, seppure evitando accuratamente personalismi, i renziani sono su questa linea: "La Cgil è una grande organizzazione autonoma dai partiti – osserva Dario Parrini, senatore Pd - ma da italiano mi auguro che in un'epoca in cui il collateralismo non c'è più il principale sindacato italiano resti ancorato al riformismo. Ci sono molte innovazioni da...

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