Aids, la pandemia che torna a correre al tempo del Covid-19

Lorenzo Santucci
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QINHUANGDAO, CHINA - NOVEMBER 30: Students learn knowledge about AIDS from a staff member of a disease control and prevention center before the World AIDS Day on November 30, 2020 in Qinhuangdao, Hebei Province of China. The 33rd World AIDS Day falls on Tuesday this year. (Photo by Cao Jianxiong/VCG via Getty Images) (Photo: VCG via Getty Images)
QINHUANGDAO, CHINA - NOVEMBER 30: Students learn knowledge about AIDS from a staff member of a disease control and prevention center before the World AIDS Day on November 30, 2020 in Qinhuangdao, Hebei Province of China. The 33rd World AIDS Day falls on Tuesday this year. (Photo by Cao Jianxiong/VCG via Getty Images) (Photo: VCG via Getty Images)

Forse non è un caso che il primo anno di Covid-19 cada proprio il primo dicembre, nella giornata sulla prevenzione dell’Hiv, istituita nel 1988. Due pandemie che continuano a diffondersi a velocità differenti nel mondo. Di una se ne parla più dell’altra. Inevitabile, dato che ad oggi il Covid ha contagiato più di 62 milioni di persone nel mondo provocandone la morte di quasi 1,5. Ma l’altra, la sindrome da immunodeficienza acquisita che distrugge i linfociti CD4 indebolendo l’organismo e impedendogli di rispondere ad altri virus, è stata sì rallentata e contenuta dalle scoperte della scienza ma oggi ha riniziato a correre anche a causa delle conseguenze che il coronavirus comporta.

L’Aids venne riconosciuto il 5 giugno del 1981 - seppur si ritenga che l’epidemia cominciò a diffondersi negli anni Venti nella Kinshasa coloniale (Repubblica Democratica del Congo) - dopo che i Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta riscontrarono un aumento vertiginoso e inspiegabile di casi di polmonite da Pneumocystis carinii in giovani omosessuali. Per molto, troppo tempo la credenza comune (ma non scientifica) fu che questa fosse la malattia dei gay. Da qui, l’inesatto termine GRID (Gay-related immune deficiency) con il quale la malattia veniva chiamata. In realtà, come fortunatamente si scoprì in seguito, il fatto che i primi casi fossero riferiti a persone omosessuali, emofiliaci e eroinomani era indicativo solamente del modo in cui il virus si potesse trasmettere. L’Hiv, infatti, si può prendere qualora si pratichino rapporti sessuali non protetti dal preservativo e uno dei due partner è infetto, o con l’ingresso di sangue infetto all’interno dell’organismo o, ancora, attraverso una gravidanza o allattamento di una madre sieropositiva. Tutto il resto come la saliva, i morsi di insetti o, più in generale la tr...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.