Aimo, optometristi non figli Dio minore ma non sono medici

Cro-Mpd

Roma, 17 gen. (askanews) - "Optometristi figli di un 'dio minore'? Non si tratta di questo, ma le loro competenze sono limitate: l'optometrista, prima di eseguire l'esame delle deficienze puramente ottiche della vista, a nostro parere deve richiedere la certificazione del medico oculista che attesti l'assenza di patologie oculari. E naturalmente non può effettuare diagnosi e prescrivere terapie farmacologiche o chirurgiche per la cura di patologie". È la risposta dell'Associazione Italiana Medici Oculisti ad una lettera pubblicata su un quotidiano online firmata dalla deputata Celeste D'Arrando, che ha annunciato di aver depositato un'interrogazione parlamentare in cui chiede al ministro della Salute, Roberto Speranza, e al ministro dell'Università, Gaetano Manfredi, di ordinare (ai sensi delle legge Lorenzin 3/2018) la professione dell'optometrista inserendola "a pieno titolo nel nostro sistema universitario", perché altrimenti resta "figlia di un dio minore".

Ma secondo AIMO la questione non esiste: "Semplicemente sono due professioni diverse, una medica e l'altra no". L'oculista, torna infatti a ribadire AIMO, è un "medico specialista con una laurea in medicina e chirurgia, l'abilitazione professionale e il diploma rilasciato dalla scuola di specializzazione". Quindi ha "almeno 11 anni di formazione" ed è "specializzato per diagnosticare e curare tutte le malattie degli occhi, eseguire interventi chirurgici, prescrivere occhiali e applicare lenti a contatto". Al contrario, l'optometrista "non è un medico e non spetta a lui nessuna delle attività svolte dall'oculista", sottolinea il presidente di AIMO, Luca Menabuoni, che poi tuona: "L'optometrista, per dirla con una metafora calcistica, non può 'toccare palla' se il paziente non si è rivolto prima al medico oculista. Esiste un obbligo in questo senso".

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