AKK contrattacca e ricompatta i democristiani tedeschi

Roberto Brunelli

Sotto attacco da settimane, stremata dai sondaggi e dalle emorragie di voti nelle elezioni regionali, la leader della Cdu Annegret Kramp-Karrenbauer contrattacca: al congresso a Lipsia della Cdu, ha sfidato apertamente il fuoco amico dentro il partito e offerto provocatoriamente le proprie dimissioni, se fosse venuto meno un chiaro sostegno alla sua leadership ("Oggi, qui e adesso...") . E ha vinto: il suo discorso di oltre un'ora e mezza è stato accolto da una standing ovation di ben 7 minuti, alla quale non si è sottratto neanche il suo più temibile avversario, Friedrich Merz, che lei battè di misura al congresso dell'anno scorso, quello che mise fine a 18 anni di regno merkeliano.

Nessuno lo dice, ma nel "gioco degli specchi" di questo congresso - come lo ha definito qualche delegato - la vera posta in gioco è l'eredità di Angela Merkel, la cancelliera "eterna", che da mesi non si esprime sulle questioni interne al partito che un tempo fu di Adenauer e di Kohl. Il punto è che AKK - come viene chiamata - è riuscita nell'equilibrismo di lodare la cancelliera e l'esecutivo attaccando i tanti che si sono esercitati nel tirassegno verso Merkel, al tempo stesso prendendo in maniera decisa le distanze da quello stesso governo di cui la Cdu è tuttora la forza principale.

"Non è una strategia di successo per la campagna elettorale continuare ad attaccare la politica dell'esecutivo", scandisce la leader della Cdu. "Per il nostro partito e per chi conduce la campagna elettorale è un danno se si continua sempre a dire agli elettori che niente è andato bene negli ultimi 14 anni". Certo, ammette AKK, quello passato "è stato un anno difficile" per la Cdu, ma "non ci lasceremo trascinare da questi discorsi distruttivi". Per poi aggiungere: "Se pensate che vogliamo la stessa Germania, allora rincalziamoci le maniche e cominciamo a lavorare".

Applausi a non finire: la tanto annunciata "rivolta" preconizzata prima dell'assise di Lipsia si sgonfia in un batter d'occhio. Ma il resto del suo intervento di 90 minuti è stato interpretato dai più come una decisa presa di distanza dall'era Merkel. È un continuo "guardare avanti", è un continuo mettere i paletti all'esperienza della Grosse Koalition, soprattutto nel rapporto con gli alleati socialdemocratici, che rappresentano l'architrave della Grosse Koalition di cui Frau Merkel è l'emblema: "Vogliamo benessere per tutti, non assistenza sociale per tutti", tuona la presidente del partito attaccando le politiche sociali della Spd. Il benessere "deve essere realizzato economicamente, prima di venire distribuito", aggiunge AKK, "e questo rappresenta una differenza tra noi e i socialdemocratici". 

E anche Merz le giura lealtà

E pure sulla difesa del clima - battaglia che la cancelliera spesso si è intestata, tanto da meritarsi l'appellativo di "Klimakanzlerin" - Kramp-Karrenbauer tiene a porre il suo accento da forza centrista, moderata, cristiana: "La difesa del clima non l'hanno inventata i Verdi, né Greenpeace", attacca. "Anche per la Cdu la difesa del clima e dell'ambiente è un dovere". Ma sia chiaro, aggiunge, che questo non può assolutamente significare la fine del motore a combustione: "Dobbiamo continuare a costruirlo in Germania, ma ciò deve avvenire in futuro in modo compatibile con la riduzione di Co2".

Non è un caso, infatti, che AKK abbia incassato il sostegno del suo arci-avversario, Friedrich Merz. Il quale, parlando dopo la leader, ha giurato la propria "lealtà", rinunciando platealmente ai toni critici. La presidente della Cdu, ha detto Merz, "ha fatto un discorso combattivo, coraggioso e volto a guardare avanti, e per questo noi tutti la ringraziamo". Come si ripete tra le fila dei mille delegati di Lipsia, anche questo rappresenta a suo modo un colpo di scena. E non è neanche un caso che l'ex capogruppo Merz spari pure lui ad alzo zero sui socialdemocratici: "Non saremo mai come loro". Anzi, "la Spd è strutturalmente sleale. Mentre noi siamo leali alla nostra presidente, ai vertici del partito e del governo". Niente male per un Congresso che era stato annunciato come un "tutto contro tutti".

Nessun dialogo con l'estrema destra

Un altro tema su cui sembrano tutti d'accordo è il muro innalzato nei confronti dell'Afd, il partito dell'ultradestra, nonostante che qualcuno, nelle province e negli ambienti più a destra, evocasse l'opportunità di un dialogo. È Michael Kretschmer, governatore della Sassonia - dove Alternative fuer Deutschland ha raggiunto il risultato-boom del 27,5% - a far partire l'attacco: "L'Afd è un partito pericoloso, in cui siedono anche dei neonazisti. È un partito con il quale non ci deve essere nessuna collaborazione e nessuna coalizione". Stessi toni dalla stessa AKK, che ripete che con quelli di Alternative fuer Deutschland "non vogliamo avere nulla a che fare, perché i populisti di destra fanno marcire il linguaggio e mostrano di non aver nessun rispetto nei confronti di coloro che sono nati altrove e che hanno un altro credo".

Non solo: sono proprio queste attitudini del partito di ultradestra, continua la leader della Cdu, "ad aver creato il clima" in cui si sono sviluppati assassinii di matrice politica come quello a Walter Luebcke, il presidente del distretto di Kassel ucciso a giugno da un estremista di destra. "Sono dei piromani, e noi non dobbiamo essere quelli che consegnano loro i fiammiferi".