Al "Conclave rosso" in Cina Xi Jinping riscrive la storia

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Books on Chinese President Xi Jinping are seen on display at a bookstore in Beijing on November 8, 2021. (Photo by Noel Celis / AFP) (Photo by NOEL CELIS/AFP via Getty Images) (Photo: NOEL CELIS via Getty Images)
Books on Chinese President Xi Jinping are seen on display at a bookstore in Beijing on November 8, 2021. (Photo by Noel Celis / AFP) (Photo by NOEL CELIS/AFP via Getty Images) (Photo: NOEL CELIS via Getty Images)

Lo chiamano – non a caso – “Il Conclave Rosso”. E l’accostamento non sembri esagerato, visto che la riunione dei quasi 400 delegati del potentissimo Pcc – il Partito Comunista saldamente al potere in Cina da oltre 70 anni – nel sesto Plenum che si è aperto stamattina a Pechino, non ha nulla di meno, in termini di potere decisionale - e anche, in un certo senso, di “sacralità” (laica e comunista, ovviamente) - rispetto a quello che si riunisce in Vaticano. Al posto degli influenti Cardinali di Santa Romana Chiesa, ci sono gli oltre 370 membri a pieno titolo o supplenti del Comitato centrale, il più alto organo di governo del Partito, riuniti per tre giorni a partire da oggi, per questa sessione plenaria del 19° Comitato Centrale del PCC, in vista del Congresso nazionale del prossimo anno, dove si deciderà la nuova leadership della seconda potenza economica e geopolitica del Pianeta.

Una leadership che – si può starne certi – sarà “nuova” per modo di dire, visto che già da questa prima giornata del Plenum si può tranquillamente affermare che non sono previste sorprese, e che la “lunga marcia” verso il terzo (inedito) mandato di Xi passa attraverso la riscrittura della Storia della Cina e del Partito. Xi ha aperto il plenum con alcune “spiegazioni su una bozza di risoluzione sui principali risultati e sull’esperienza storica” ​​del partito nei suoi 100 anni di storia, secondo l’agenzia di stampa statale Xinhua. Nel suo intervento, ha presentato dunque una sua personale “Risoluzione” sulla storia del Partito, la terza dopo le uniche altre due che presentarono in passato i suoi più illustri predecessori, Mao Zedong e Deng Xiaoping, i quali - il primo nel 1945 e il secondo nel 1981 – in questo modo consolidarono trionfalmente la loro presa sul potere in momenti cruciali per la storia della Cina.

L’ordine del giorno dell’incontro è top secret, e prevede un comunicato finale che verrà diffuso al termine del Plenum. Il testo completo della risoluzione di Xi sulla storia del Partito è stato fatto circolare solo tra gli alti funzionari ma, anche se i suoi contenuti non saranno resi pubblici ufficialmente fino all’11 novembre, sono trapelati i punti fondamentali. In essa, Xi celebra i risultati del partito, suggerendo che Mao, Deng e lui stesso hanno condiviso una visione coerente. Le presidenze di Mao e di Deng vengono presentate come fasi preliminari essenziali per il trionfale inizio della “nuova era” di Xi. Mao ha aiutato il popolo cinese a “rialzarsi” dopo un secolo di umiliazioni da parte delle potenze straniere. Deng ha messo la Cina sulla strada delle riforme, consentendole di “arricchirsi” dopo secoli di povertà. Ora Xi sta aiutando la Cina a “diventare forte”. Alla fine del Plenum, i quasi 400 delegati approveranno la risoluzione e acclameranno la giudiziosa leadership di Xi nella gestione delle sfide sociali, economiche e di sicurezza nazionale, nell’avere assicurato al popolo una “moderata prosperità”, avere sconfitto la povertà assoluta, in vista della realizzazione completa del “Socialismo con caratteristiche cinesi”, prevista prima del 2050, in tempo per i festeggiamenti per il centenario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese guidata dal Partito-unico Comunista.

I predecessori di Xi hanno usato la storia in modo diverso nelle loro risoluzioni. Nel 1945 Mao giustificò un’epurazione dei suoi nemici, incolpandoli degli errori del passato, in modo da potersi posizionare come leader indiscusso. Nel 1981 la risoluzione di Deng affermava che Mao aveva commesso gravi errori e in particolare che la Rivoluzione Culturale del 1966-76 era stata un “grave errore”, provocando il caos. Criticando Mao, anche se con cautela, Deng ha ricostruito il sostegno pubblico al Partito e lasciato mano libera perché la Cina – attraverso le sue coraggiose riforme – intraprendesse la strada del libero mercato. Ma adesso la Storia presenta una sfida diversa per Xi. Nell’ala “a sinistra” del partito ci sono i neo-maoisti che si sono a lungo mobilitati per la restaurazione del loro eroe e hanno criticato Deng, che accusano di aver creato – con le sue politiche di apertura al “capitalismo” - problemi endemici in Cina come la corruzione e la disuguaglianza. “A destra”, invece, c’è chi si preoccupa (molto privatamente, perché a parlarne pubblicamente si corre il serio rischio di finire in galera o peggio) che la Cina stia scivolando indietro verso una dittatura di stampo maoista e dimenticando il suo impegno sulle riforme di Deng.

Xi ha dichiarato che né Mao né Deng dovrebbero essere usati per “negare” l’altro. Non vuole una storia piena di errori e contraddizioni, né una storia che sollevi domande sul governo di un solo uomo. Crede che il crollo dell’Unione Sovietica sia stato accelerato dall’incapacità di proteggere l’eredità di Lenin e Stalin e, forte di questa convinzione, ha condotto una campagna vigorosa contro il “nichilismo storico”, ovvero – essenzialmente - tutto ciò che mette il passato del partito in una luce sfavorevole. Le pubblicazioni che esaminavano i peggiori errori di Mao, una volta tollerate, sotto il suo “regno” sono ora, diciamo così, “fortemente sconsigliate”. L’attenta lettura di nuova storia ufficiale del Partito, pubblicata a febbraio, risulta molto utile per capire quel è l’approccio preferito di Xi. In essa si tocca solo brevemente la Rivoluzione Culturale, non si menziona la carestia causata dalla follia del Grande balzo in avanti (voluto da Mao) che uccise decine di milioni di cinesi, né vi è alcun riferimento alle vittime nella repressione delle proteste a favore della democrazia in Piazza Tiananmen nel 1989. La sezione sul mandato di Xi occupa più di un quarto dell’opera. Ai predecessori di Xi, Hu Jintao e Jiang Zemin, viene dato molto meno spazio.

La nuova risoluzione proposta oggi da Xi suggerisce che la Cina ha bisogno di Xi per raggiungere obiettivi a lungo termine, come trasformare il Paese in una “nazione socialista moderna” entro il 2035 e in una nazione “prospera” e “forte” entro il 2049, il centesimo anniversario della Repubblica Popolare, appunto. Menziona la sua campagna di “prosperità comune” per ridurre la disuguaglianza e la sua strategia di “doppia circolazione” per rendere l’economia più resistente agli shock esterni come la pandemia e le controversie commerciali con l’America. Al tempo stesso, descrive un cupo ambiente internazionale, anche se non è chiaro se gli Usa e i suoi alleati vengano nominati direttamente. Ma soprattutto, la risoluzione ripeterà il linguaggio rituale del partito su Taiwan, ribadendo che la riunificazione alla “madrepatria”, è un fatto certo e inevitabile, contro il quale è perfettamente inutile opporsi. Il fallimento della Cina nel riconquistare Taiwan, del resto, è sempre stato un punto dolente per ogni leader, da Mao in poi. La risoluzione menzionerà sicuramente l’appello di Xi per il “grande risveglio della nazione cinese” entro il 2049, il che suggerisce che mira a garantire la riunificazione prima di allora, ma è improbabile che indichi una data precisa.

Il plenum è il penultimo incontro-chiave del Comitato centrale prima del congresso quinquennale, e si è sempre confermato cruciale per darne il tono e stabilirne l’agenda. Il Congresso del prossimo anno segnerà un decennio di leadership di Xi, e per convenzione vagamente stabilita, dovrebbe essere il suo addio politico. Ma è praticamente certo che non sarà così. Nell’ultimo anno, Xi ha lavorato più che mai duramente per mettere a tacere i critici e schiacciare i potenziali rivali, purgando l’apparato di sicurezza, promuovendo alleati politici e mostrando i muscoli del partito, scatenando gli organismi regolatori sulle grandi aziende private, come l’antitrust. Prima del congresso probabilmente farà la sua scelta (in segreto) dei sostituti degli alti funzionari che dovrebbero andare in pensione, nel corso di una riunione della legislatura nazionale nel marzo 2023. Tra questi verranno nominati un nuovo primo ministro e un nuovo capo della sicurezza interna.

Ribadendo poi il principio stabilito da Mao Zedong, secondo il quale “il Partito comanda la pistola”, Xi ha chiesto ai militari di essere pronti al combattimento, e per dare “Il buon esempio”, recentemente si è anche imbarcato sulla prima portaerei cinese costruita a livello nazionale. Ma la cosa più importante in tal senso – passata piuttosto sotto silenzio a livello mediatico internazionale – sono le recenti modifiche alle procedure legislative che permettono ora a Xi Jinping di avere un controllo praticamente assoluto sulle questioni relative alla difesa del territorio e alla mobilitazione dei civili in caso di conflitto. Le nuove direttive, infatti, consentiranno al PCC di bypassare il Comitato permanente dell’Assemblea Nazionale del Popolo – che si riunisce ogni uno o due mesi – nell’approvazione degli emendamenti a tutte le leggi di difesa nazionale. Il PCC potrà, tra le altre cose, decidere l’età massima e minima dei cittadini chiamati alle armi in caso di guerra (adesso fissata in 18-60 anni per gli uomini e 18-55 per le donne). Sotto Xi, la Cina sta anche intensificando gli sforzi di reclutamento militare e per suo diretto volere – in quanto presidente della Commissione militare centrale - a ottobre ha approvato l’estensione delle prestazioni mediche ai genitori, ai coniugi e ai genitori dei coniugi del personale militare, come riferisce il People’s Liberation Army Daily. L’esercito cinese, forte di circa 2 milioni di persone, si basa in gran parte sull’arruolamento volontario, ma si ritiene che sia ormai difficile trovare abbastanza reclute, poiché nel paese si fanno meno figli, molti dei quali scelgono di proseguire gli studi invece di arruolarsi. E per incentivare lo spirito patriottico – e di conseguenza i reclutamenti volontari - Il governo ha anche affinato i suoi strumenti di propaganda. Di recente, il Dipartimento per la pubblicità del Partito Comunista ha ordinato alle emittenti televisive regionali di Shanghai e quelle provinciali di Jiangsu, Zhejiang e Hunan, di limitare la produzione di programmi di intrattenimento e di inserire invece l’ideologia del pensiero di Xi Jinping e i temi relativi al centenario del Partito Comunista in spettacoli, documentari e cartoni animati.

Xi, 68 anni, accentra attualmente nella sua persona tutti e tre i centri di potere della Cina: segretario generale del PCC, presidente della potente Commissione militare centrale (CMC), che è l’alto comando generale delle forze armate, e presidente della nazione al suo secondo mandato quinquennale, in scadenza il prossimo anno. Xi è stato anche nominato “core leader” del partito nel 2016, uno status di cui aveva goduto prima di lui soltanto Mao.

In previsione del plenum, l’apparato di propaganda ha iniziato da settimane a sfornare articoli adulatori sulla saggezza di Xi, sperando, a quanto pare, di alimentare l’entusiasmo per l’idea che sarà lui che continuerà a governare per un terzo mandato (e forse a vita, come si è detto). Il primo novembre il People’s Daily, portavoce del partito, ha iniziato a pubblicare una serie di editoriali dal titolo “Decisioni cruciali nella nuova era”, dove si lodano i successi del Partito Comunista fin dalla sua fondazione nel 1921 e soprattutto i contributi di Xi. Dal punto di vista di Xi, afferma uno de tanti editoriali, la risoluzione che verrà approvata da questo sesto Plenum “non deve solo guardare al passato, ma deve guardare al futuro”.

Come scriveva Orwell, “chi controlla il passato controlla il futuro”, e Xi sta mostrando di condividere l’assunto dell’autore di “1984”, riscrivendo – attraverso questa sua nuova “Risoluzione” la storia della Cina e del PCC. Al punto da poter pensare, parafrasando il Re Sole: in Cina, “Il futuro, c’est moi”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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