Al dunque, la paura

Alessandro De Angelis

Al dunque, la paura. Di perdere tutto. Ecco la fotografia, quando la crisi più strampalata del mondo, irrituale, e finora “virtuale”, alimentata da pubblici proclami e spin interessati, finalmente arriva a consumare il suo primo atto formale, con le “comunicazioni” del premier in Parlamento. È questo che sta accadendo, con i protagonisti che, arrivati alla soglia del burrone, scoprono di non avere le ali per volare, dopo giorni di machismo dichiaratorio, suggestione di doppi forni, retromarce come se fosse un gioco.

Ricapitolando: Salvini, che sta provando a tornare indietro, aspetterà il discorso di Conte, prima di presentare o meno una “risoluzione” che apra la crisi. Avete capito bene, a meno di 24 ore dall’Aula, ancora non è fissato neanche l’orario della riunione dei suoi gruppi. Conte che fino a ieri aveva fatto intendere che si sarebbe dimesso dopo il discorso, adesso avvolge il gesto in una nube di incertezza. I Cinque stelle, dopo il summit a casa Grillo e la riunione dei gruppi, si scoprono lacerati al proprio interno, dopo aver coltivato la pia illusione di poter rimanere al caldo dei ministeri cambiando partner. Lacerati tra chi vorrebbe andare al voto, come Di Battista, chi vorrebbe fare un discorso serio col Pd, come Fico e il grosso dei gruppi parlamentari, chi invece vorrebbe proseguire con l’assetto attuale, come Luigi Di Maio perché ha capito che un governo col Pd, inevitabilmente passa per una sua esclusione. E, d’un colpo, rappresenterebbe una verticale perdita di potere sia nel governo sia nel Movimento. 

Questo il quadro. Ed è piuttosto indicativo che, racconta qualche frequentatore del Colle, nemmeno lassù hanno certezze su cosa potrà accadere e se, e quante volte, finché Conte non pronuncerà il suo discorso, i due cambieranno ancora idea. C’è però un punto fermo, in questa storia. E lo ha capito bene Gianni Letta, che oggi ha avuto più di un colloquio informale, come sempre accade in questi casi, con...

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