Al Mattatoio torna Re-creatures, apertura con il collettivo artistico Alterazioni Video

(Adnkronos) - Torna per l’estate del Mattatoio, a giugno, luglio e agosto 2022, Re-creatures, il programma di installazioni e momenti performativi a cura di Ilaria Mancia, abitando gli spazi di Pelanda ed espandendosi verso l’esterno. Ad aprire il movimento del mese di giugno di re-creatures, Alterazioni Video – collettivo artistico che lavora in maniera costantemente sperimentale mettendo insieme performance, video, installazioni, cinema, musica e altri media – con un lungo e articolato progetto pensato per gli spazi de La Pelanda del Mattatoio dal titolo Himalaya.

Il progetto, che vedrà diverse emersioni, aprirà al pubblico per la prima volta il 23 giugno (dalle ore 17.00 alle 24.00) con la serata del Casting Party. Una serata che sarà vero casting per il Turbo Film dal titolo Himalaya che Alterazioni Video girerà durante i giorni di permanenza a La Pelanda. Un piano bar e un green screen comporranno l’allestimento del teatro e saranno la scena da attraversare e agire liberamente e creativamente. La regia dal vivo permetterà al pubblico di entrare nel casting e nelle riprese in corso e di ascoltare la composizione in diretta della colonna sonora. Il momento del casting diventa, così, luogo di condivisione e di produzione aperto e poroso, festoso e imprevedibile, un set che appare e si arricchisce di elementi per dare vita al Turbo Film che verrà girato nelle giornate successive. Un primo appuntamento che dà il via alle riprese del film in attesa della serata del 30 giugno (ore 21.30) quando Himalaya – il film in divenire che Alterazioni Video gira a Roma – sarà presentato, musicato dal vivo e in parte creato e montato nel Teatro 1; grazie a una regia live che include la presenza di momenti di spettacolo. Contestualmente inaugurerà Himalaya – la mostra (30 giugno – 7 agosto), un vero e proprio viaggio all’interno della poetica di Alterazioni Video tra lavori storici del collettivo nuovamente installati per gli spazi de La Pelanda e installazioni site-specific.

Il 24 giugno (primo ingresso ore 18.15 e secondo ingresso ore 20.15), dopo due residenze all’interno del progetto Prender-si cura (programma di residenze di ricerca e produzione artistica che si svolge negli spazi de La Pelanda), arriva, per la prima volta a Roma, Rettilario di Sara Leghissa. Il lavoro dell’artista indipendente e performer con base a Milano, attinge alla pratica del foley cinematografico, la riproduzione di effetti sonori quotidiani per doppiare i film, e sovrappone diversi paesaggi sonori alla vita della città, provando a dare voce alle umanità che la attraversano. In continuità con la sua pratica artistica, che avviene principalmente nello spazio pubblico, attraverso un principio di ecologia delle risorse, in questa installazione performativa, Sara Leghissa invita il pubblico sia all'interno che all'esterno del Rettilario, spostando la propria percezione da una scala all'altra: dal macro al microscopico, e viceversa. In tal modo, la natura di ciò che possiamo vedere e sentire scivola in nuovi territori, più astratti, meno definiti, di colori, forme, strutture, trame, schemi ritmici, che defamiliarizzano il modo in cui percepiamo il nostro ambiente circostante e fanno spazio alla sua artificialità.

Il 27 e 29 giugno la coreografa e performer nata ad Atene e residente in Francia, Katerina Andreou, per la prima volta a Roma, presenta all’interno di re-creatures due significativi lavori, che daranno la possibilità di immergersi nella sua poetica: il 27 giugno (ore 20.00) Bstrd e il 29 giugno (ore 21.30) Rave to Lament. Bstrd è un “solo”, una performance che si basa sui concetti di impurità e ibridazione, si ispira alla pratica della fusione della cultura House e sviluppa una fisicità che, in maniera accurata, possa racchiudere il concetto di “pura impurità”. Rave to Lament, in prima nazionale, è un lavoro scaturito dall’incontro con Voltnoi Berge, un uomo che è stato testimone della trasformazione della scena musicale di Atene dal 1989 e che ha ispirato nella coreografa la voglia di realizzare una propria ricerca su questa scena underground – alla quale non ha potuto partecipare perché giovane – mettendo in gioco, così, la nostalgia per un’epoca che non ha mai vissuto con uno sguardo attivo sul presente.

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