Al Nord si muore meno di cancro rispetto al Sud. Più prevenzione ma il fumo resta la prima causa

Il principale fattore di rischio resta il fumo che ogni anno provoca ancora 93mila decessi (Getty)

Ogni giorno vengono fatte 1.000 diagnosi di tumore. Si registrano 4mila e 300 casi in più rispetto al periodo gennaio-settembre del 2017, con 373mila muovi malati nel 2018. I dati sono quelli presentati la scorsa settimana al Ministero della Salute dall’Aiom, la Associazione Italiana Oncologia Medica, che registra l’andamento della malattia su tutto il territorio nazionale.

I dati

Negli uomini sono in diminuzione le diagnosi di cancro del polmone e di quello della prostata, mentre nelle donne scendono in percentuale i casi di tumore dell’utero e dell’ovaio. Allargando l’analisi alla popolazione generale, diminuiscono le neoplasie dello stomaco e del colon-retto, ma crescono però quelle del pancreas, della tiroide, del cervello e il melanoma, mentre nelle donne sono in crescita i tumori alla mammella e del polmone.

La sopravvivenza

La buona notizia è che chi si ammala di cancro riesce a vivere più a lungo. Quasi 3,4 milioni di cittadini vivono dopo 5 anni dalla diagnosi, un dato in costante aumento che fotografa un Paese diviso. Al Nord si registrano tassi migliori, tra le Regioni ai primi tre posti si piazzano Emilia-Romagna, Toscana e Veneto. Va peggio al Sud, con Sicilia, Sardegna e Campania in particolare, che contano una scarsa adesione ai programmi di prevenzione, imprenscindibili per avviare per tempo la cura.

Le diagnosi

Le regioni con il più alto tasso di diagnosi stimate nel 2018 sono la Lombardia (64.200), il Lazio (33.850), e il Veneto (31.850). Queste sono anche le regioni dove spesso l’aspettativa di vita raggiunge il livello della popolazione non affetta da tumore. La prima causa di morte oncologica è rappresentata dal carcinoma polmonare (33.836 decessi nel 2015), seguito dal colon-retto (18.935), mammella (12.381), pancreas (11.463), e fegato (9.675). Il principale fattore di rischio resta il fumo che ogni anno provoca ancora 93mila decessi.

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