"Al posto di Quota 100 pensioni flessibili. Iva e sgravi vanno rivisti"

Alberto Ferrigolo

“È impensabile affrontare la prossima legge di Bilancio, quella per il 2021, di nuovo sotto la spada di Damocle delle clausole di salvaguardia, cioè gli aumenti di Iva e accise per 20 miliardi, che rischiano di impegnare, come per il 2020, i tre quarti della manovra. Se vogliamo, come governo, recuperare margini per intervenire sull'economia, è bene cominciare a discuterne subito” dichiara Pier Paolo Baretta, il sottosegretario Pd al ministero dell'Economia in un'intervista al Corriere delle Sera. Su Quota 100 poi aggiunge che “questa misura terminerà alla fine del 2021 e non abbiamo alcuna intenzione di confermarla” per mettere semmai “in campo interventi sostitutivi, confrontandoci con le parti sociali” che abbiano come principio “la massima flessibilità di scelta del lavoratore”.

Baretta sostiene inoltre che “qui nessuno vuole aumentare le tasse” si deve essere ben consci che “l'Iva e le tax expenditure, cioè gli sgravi, detrazioni e deduzioni, sono una giungla” perciò “è venuto il momento di addentrarsi in questa giungla e immaginare operazioni di rimodulazione per conseguire, per esempio, gli obiettivi che il governo si propone co n la riforma del fisco”.

Insomma, secondo il sottosegretario, non c'è solo il taglio del cuneo fiscale o la revisione delle aliquote Irpef di cui dover discutere, “ma anche una eventuale rimodulazione dell'Iva a vantaggio del cosiddetto carrello della spesa” in modo da riuscire a recuperare invece sul fronte dei beni voluttuari. Stessa cosa, aggiunge Baretta, “si può far e sulle tax expenditure”, perché “ci sono più di 700 voci, parte delle quali retaggio del passato, mentre ci sono nuove esigenze da soddisfare: penso alla non autosufficienza e all'assegno unico per la famiglia, di cui si parla nel disegno di legge delega”.

Quanto al taglio del cuneo fiscale, il sottosegretario pd al Mef, dice che ci sono “già delle ipotesi sul tavolo” e che l'idea è “quella di tagliar e il prelievo sui redditi fino a 35 mila euro, allargando la platea dei lavoratori beneficiati dal bonus Renzi (fino a 26.600 euro) e potenziando il bonus stesso”. E forse non escludendo gli incapienti, che secondo Baretta sono un bacino di 3 milioni di persone, “le più deboli”, una platea che “solo in parte si sovrappone al col Reddito” di cittadinanza, specifica Baretta. E per loro, secondo il sottosegretario, “penso che non ci sia altra strada che intervenir e co n un assegno ad hoc”.

Il Reddito di cittadinanza, sottolinea poi l'esponente di governo, “ha evidenziato aspetti positivi, in particolare l'allargamento della platea dove si interveniva col Reddito di inclusione, e negativi, quando prevale l'assistenzialismo rispetto alla ricerca del lavoro”.

Per poi chiosare: “Correttivi che garantissero che prima si cerca il lavoro e poi se non lo si trova c'è l'assistenza sarebbero utili”. Quanto a Quota 100, oltre a introdurre elementi di “massima flessibilità”, come già spiegato, il sottosegretario dice che “fissato un minimo di età e di contributi, si deve essere liberi di andare in pensione. Questa flessibilità oggi si può introdurre perché ormai stiamo andando rapidamente verso un sistema dove le pensioni vengono liquidate prevalentemente col metodo contributivo, nel senso che tanto hai versato e tanto prendi”.