Al sindaco di Nardò non chiedere solo di fascismo, ma di ambiente (di F. Amati)

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(di Fabiano Amati, consigliere regionale Pd in Puglia)

Risiede nell’inconscio il fatto che nessuno chieda a Pippi Mellone, il sindaco di Nardò, notizie sul depuratore di Porto Cesareo, che lui ostacola, e che tutti gli chiedano o si dividano, invece, sulle sue simpatie fasciste o sulla sua eventuale professione antifascista. Intendiamoci, non che non sia importante dichiararsi democratici, come atto di sottomissione alla supremazia della legge, ma dimenticare un fenomeno gravissimo d’inquinamento del suolo e del mare, quale elemento distintivo tra politiche efficaci e inefficaci, mi pare una grave omissione.

L’oblio dei commentatori sulla questione del depuratore di Porto Cesareo per giudicare l’amministrazione Mellone deriva, avrebbe detto Ignazio Silone, dall’interesse superiore che una parte della classe dirigente nutre verso gli ingranaggi che governano il mondo piuttosto che per la condizione dell’uomo. Tradotto: il depuratore è un argomento così concreto e attuale, così neutrale e egualitario, così vicino ai bisogni dell’uomo e così lontano dalle grandi narrazioni a fuoco spento che non riesce a dividere, non riesce a stabilire l’artificiosa distinzione tra i buoni e i cattivi.

Spegnere le luci sulla concretezza, sulle lacrime delle cose, ricorrendo a grandi sfuriate ideologiche, è al contrario un modo straordinario per ridurre la libertà degli uomini e renderli servi: porli cioè nella condizione di accettare ingiustizie, come se fossero prove di resistenza per temprare il morale, sulla promessa di un mondo più buono che verrà, con l’alternativa del prima-o-poi, che vale quanto dire non-verrà-mai.

È dunque un silenzio, spesso inconsapevole, orientato da qualche secolo di educazione alla diseducazione, insegnata dalle cattedre delle ideologie, aggravato dal fracasso dei grandi suoni - fascismo e comunismo, destra e sinistra - per lasciare nella condizione di servitù i cittadini, per non fargli avere un sussulto di libertà, che nel peggiore dei casi potrebbe imporre alle classi dirigenti una scelta, una presa di posizione, un’impennata dalla condizione di galleggiamento; slanci questi, che sono sì dolorosi, perché riducono le simpatie elettorali, ma rappresentano l’essenza della Politica.

È la Politica, dunque, l’esule, l’alunno sempre rimandato, in questo dibattito tanto surreale. Meglio battersi tra fascismo e antifascismo piuttosto che impegnare gli occhi su Porto Cesareo galleggiante sui liquami per la mancata attivazione del suo sistema fognario già pronto. Meglio “braccioferrare” tra destra e sinistra, piuttosto che farsi scuotere dall’amara sorpresa del mare e del suolo inquinato di Porto Cesareo e Nardò.

Non che non si sappia qual è la situazione ambientale, si badi, ma che volete che sia un’orgogliosa rivendicazione della cacca sovranista, cioè il rifiuto di Mellone, fiancheggiato con fare ammiccante da Emiliano, di accettare i reflui depurati di Porto Cesareo nel recapito finale di Nardò, di fronte alla prorompente necessità di dibattere sull’idiota saluto romano, che lo si veda come si vuole sempre idiota e inutile resta?

Ma Mellone agisce, direbbe il bambino del “re è nudo” di Andersen, contro la legge e l’ordine, generando illegalità e disordine. Anche qui, maledetto bimbo, che vuoi che siano la legge e l’ordine al cospetto di un personaggio che va innanzitutto giudicato perché brandisce una bandiera che non ci piace? E come d’incanto ci sembra di passare al bimbo muto di Checco Zalone che con gli occhi rivolge domande esistenziali: “ma tu, bimbo, da me che cazzo vuoi?”.

E mentre tutto ciò accade, il dibattito si arroventa sempre più, gli eserciti si schierano, fioccano le prese di posizione, le interviste dilagano, su carta o su web - tanto per regalarci inutilmente un supplemento di CO₂ - e chi manca all’appello? Manca la libertà degli uomini di avere un sistema fognario funzionante, per vivere in salute e godere di mare e suolo puliti e non inquinati.

Una bazzecola, una minuzia, una perdita di tempo? Magari. Quanto sarebbe piacevole occuparsi della condizione umana nel dibattito del dopo film, quello irriso da Nanni Moretti nel suo “Palombella rossa”. Quanto sarebbe gustoso addormentarsi, aprire la porta dell’inconscio e quindi dell’incoscienza, e pensare che prima-o-poi, cioè mai, tra destra e sinistra verrà qualcuno a stabilire chi ha vinto, come a dividere i vivi dai morti. Sembra una profezia religiosa, un laico e apocalittico “verrà l’Agnello” senza però nemmeno la soddisfazione promettente di una vita ultraterrena.

Il problema è che se l’agnello fattosi uomo dovesse trovarsi dalle parti di Porto Cesareo non si sentirà libero, si sentirà molto servo perché non saprà dove andare a cacare. Ma a noi che ce ne importa? Tanto siamo di destra, tanto siamo di sinistra… e la giostra continua.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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