AL VIA MONDIALE IN QATAR DA MILLE E UNA NOTTE

Un mondo, anzi un Mondiale, da favola, da mille e una notte. Con una birra in mano (non quella che sponsorizza il calcio, che ha pagato 75 milioni di dollari per essere scacciata dagli stadi) e cantando festosamente “Hayya Hayya” (“Insieme è meglio”), l’inno del Mondiale, abbiamo assistito alla cerimonia inaugurale. Nella grande tenda beduina-stadio Al Bayt, costruita da una ditta di Pordenone, abbiamo visto una cerimonia in cui si è celebrata una cultura che conosciamo poco: si son visti cammelli, ballerini, guardie reali e si è capito il fascino del deserto. Le coreografie hanno illustrato un mondo diverso dal nostro. L’Oscar del cinema Morgan Freeman, dopo aver dialogato con un giovane qatariota affetto da una malattia che gli ha impedito la crescita degli arti inferiori, ha introdotto la cerimonia e ha detto che “Quel che ci unisce è più di quel che ci divide”. Abbiamo visto le mascotte del passato e quella del presente, “Làeeb”, una specie di fantasmino vestito da arabo. L’emiro Tamim bin Hamad Al Thani, dopo essere apparso in un vecchio film da giocatore (quando era bambino) nel deserto, si è espresso con enfasi nell’augurare il benvenuto a tutti e ha detto che “è stato fatto un grande sforzo per il bene dell’umanità”.
Frase che verrà commentata variamente, dopo quello che è successo per la costruzione degli stadi. In realtà, l’emiro spera di poter organizzare pure le Olimpiadi. E il Mondiale sarà un biglietto di presentazione. Un Mondiale da 300 milioni di dollari e 15.000 telecamere che ci hanno fatto vedere i bellissimi stadi “usa e getta”, dove non manca l’aria condizionata. E già, perchè tutto, in questo caso, è condizionato. C’erano anche i calciatori, da qualche parte. Ma non il “Pallone d’oro” Benzema, infortunato dell’ultim’ora. Le attenzioni erano tutte concentrate sul citato emiro Al Thani e la sua corte, sul presidente della FIFA Infantino che con grande abilità hanno portato alle casse pallonare sette miliardi di dollari. La volta scorsa erano stati più di cinque, i miliardi. Ci sforzeremo di non far capire quanto siamo invidiosi. Quattro anni fa, a Mosca, si era presentato anche il caro Vladimir Putin in persona, a salutare tutti e portare una parola di pace. Si è visto com’è finita. Che succederà stavolta ? Il Qatar ci venderà il gas ? Qualcuno ha detto che in futuro sarà il nostro termosifone. Certo, queste cerimonie sono indimenticabili e sono organizzate da noi italiani, esperti coordinatori come il gran cerimoniere Marco Balich.
Tutto denota la nostra presenza, meno il calcio, se si eccettua qualche dirigente e Daniele Orsato, l’arbitro della partita inaugurale. E gli sbandieratori di Faenza. Mentre Mancini si macerava davanti alla tv per l’occasione perduta, a Doha la nostra impronta si è vista. Mancava solo la squadra azzurra, ma ci sarà chi sbandiererà qualcosa. Ci hanno pensato qatarioti e ecuadoriani, a inaugurare la festa del pallone senza di noi. In seguito vedremo iraniani e sauditi, ghanesi e australiani. Chissà cosa succederà in USA, Canada e Messico dove si giocherà (forse) fra quattro anni se sopravviveremo a guerre e pandemie. Per ora l’occhio compiacente della Tv ci ha mostrato un mondo di ricchezze, dove tutto è perfetto. Se qualcuno si aspettava proteste, manifestazioni di intolleranza, è rimasto deluso. I tifosi (veri o a pagamento, secondo alcuni) sono arrivati felici da tutto il mondo “a miracol vedere”. Ah, vero, c’era pure il calcio giocato, imbarazzante ospite del Barnum qatariota. A parte il dollaro, vincitore indiscusso del Mondiale, il titolo andrà a qualcuno fra Francia, Brasile, Argentina, Germania, Spagna e Portogallo. Ma non vogliamo far torto a nessuno. Qatar e Ecuador hanno cominciato a mulinare le gambe. Intanto un bel cin cin al Mondiale con birra analcolica: senza alcol è permesso.