Al voto tra opposti allarmismi

Angela Mauro

Nigel Farage se la gode quando dice: “Dopo il compimento della Brexit, l’Ue non esisterà più”. E via col ghigno sadico. Ma è davvero così? C’è davvero da temere che l’Unione Europea crolli con l’addio del Regno Unito, quando e se riuscirà a concretizzarlo? La risposta è no. Il leader britannico, capo ‘indiscusso’ dell’ondata di euroscetticismo che ha investito il continente dal referendum sulla Brexit 3 anni fa in poi, ha torto. L’Ue sopravviverà alla Brexit, se mai ci sarà, perché l’Ue è capace di sopravvivere alle sue stesse dannazioni, ai suoi dibattiti spesso infruttuosi, alle risse tra i suoi europeisti e gli anti-europeisti, i democratici liberali e i ‘democratici illiberali’, i partiti tradizionali e i nuovi nazionalisti. E l’Ue sopravviverà anche alla tornata elettorale del 2019, la più dibattuta in tutto il continente, la più ansiogena, costretta a filare dritto tra due opposti allarmismi: quello sovranista e quello anti-sovranista. E’ il caso di uscire da questa gabbia.

Senza sminuire la portata degli allarmi, senza negare che in questa fase storica il concetto di unione e solidarietà tra gli Stati europei è finito alla sbarra delle accuse reciproche sull’onda della crisi economica del 2008, è opportuno però uscire dalla dinamica degli opposti allarmismi. Perchè è una dinamica che appiattisce il dibattito, crea fumo, aiuta gli attori protagonisti di entrambe le fazioni a eludere i temi veri. Vale a dire: siccome avremo ancora una Europa unita, che Europa avremo tra sei mesi, un anno? Quali le riforme per fare in modo che ‘l’europeità’ - concetto ormai entrato nel cuore delle nuove generazioni, oltre che tra i neologismi della Treccani – sia un valore accessibile a tutti e non il sogno irrealizzabile di chi vive in periferia o il lusso di chi può permetterselo?

Si potrebbe anche azzardare la previsione che nemmeno se i sovranisti riuscissero a conquistare il governo dell’Ue, tutti uniti e...

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