Albania-Iran, rapporti sempre più tesi dopo l'attacco informatico di luglio

Bocche cucite presso l'ambasciata iraniana a Tirana in seguito alla decisione del governo albanese di interrompere i rapporti diplomatici con Teheran. Secondo l'esecutivo di Edi Rama l'Iran sarebbe responsabile di un attacco informatico avvenuto il 15 luglio, che ha distrutto i dati del governo.

Il primo ministro albanese, in un messaggio alla nazione, ha spiegato che dopo una "approfondita indagine" sono state trovate prove schiaccianti. Rama ha dichiarato che quanto successo "non è stato un intervento di gruppi della criminalità organizzata cibernetica, ma un'aggressione statale, rompendo così i rapporti diplomatici con Teheran.

Ad aiutare il governo albanese a rimettere in sesto il proprio sistemata informatico sono stati gli Stati Uniti, condannando quando accaduto e definendo l’attacco "sconsiderato e irresponsabile". Nell'inchiesta sono state impegnate oltre alla Microsoft e una società Usa di sicurezza cibernetica, anche l'Fbi.

Per l’Iran le accuse di Tirana sono prive di fondamento ma le relazioni tra i due paesi, già tese dal 2014, si sono ulteriormente incrinate. Da oltre 8 anni, vicino Durazzo, ha sede l’organizzazione Mujahedeen-e-Khalq (Mek), uno dei principali gruppi d’opposizione al regime iraniano che lo ritiene un’organizzazione terroristica sostenuto dal Mossad (Israele) e dalla CIA (Stati Uniti).

Lì vivono in quasi totale isolamento più di 3.000 mujahedeen nel campo Ashraf-3. Il 23 luglio scorso, otto giorni dopo l’attacco cibernetico, la Resistenza iraniana avrebbe dovuto ospitare un’importante manifestazione a sostegno del cambio di regime nel campo Ashraf-3.

Condanna degli USA

Washington ha annunciato l'intenzione di "prendere misure supplementari" contro l'Iran dopo il cyber attacco. Ad affermarlo, in un comunicato, la portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale della Casa Bianca, Adrien Watson.

Secondo Il consigliere per la sicurezza nazionale americana, Jake Sullivan, "la condotta dell'Iran ha ignorato le norme sul comportamento responsabile di uno Stato nel cyberspazio in tempo di pace, che prevedono di non danneggiare le infrastrutture critiche che forniscono servizi al pubblico".