Alcol: Opga su Istat, confermato rapporto maturo italiani con il bere

Roma, 11 apr. (Adnkronos Salute) - "La diffusione dei dati Istat sull'uso e abuso di alcol in Italia relativamente all'anno 2011 chiarisce molto bene il consolidamento dei trend conosciuti e già esibiti dall'indagine relativa all'anno 2010: il confronto su base annua rivela l'avvenuto consolidamento del modello di consumo di bevande alcoliche del nostro Paese all'insegna di comportamenti in larga misura responsabili e socialmente autoprodotti, sia pure con differenze anche rilevanti nelle diverse fasce di popolazione". Così Michele Contel, vicepresidente dell'Osservatorio permanente sui giovani e l'alcol.

"E' confortante - sottolinea - costatare come i consumi quotidiani di bevande alcoliche da parte degli italiani siano in riduzione in tutte le fasce di età a dimostrazione del fatto che il bere viene associato a un'abitudine sempre più meditata e sempre meno 'automatica'; inoltre è stabile il dato di prevalenza, ovvero coloro che bevono almeno una volta nell'anno sono assestati sui livelli dello scorso anno (66,9% nel 2011, contro il 67,6% del 2010 nella popolazione a partire dai 14 anni). Sono confermati anche i profili già conosciuti: aumento del consumo al crescere dell'età, prevalenza netta del consumo maschile su quello femminile, tenuta di un ciclo di consumo che tende a crescere in età giovanile per poi stabilizzarsi e ridursi, anche di molto, nelle fasce di età più alta".

"Le differenze più marcate - aggiunge Contel - riguardano le diversità di comportamento legate al genere e all'età: ciò in particolare per la quota di consumi fuori pasto che da qualche tempo costituisce un nuovo modello di consumo degli alcolici: si assiste a una emancipazione dell'abitudine mediterranea del bere a pasto che concorreva a rendere le bevande alcoliche un complemento alimentare e non un consumo di piacere. Benché in aumento (dal 24,9% al 27,7% su base annua), questi consumi extrapasto sono allarmanti nella fascia di età adulto-anziana ma sono ancora abbastanza contenuti nei giovani e negli adolescenti dagli 11 ai 24 anni".

"E' interessante notare - aggiunge il vicepresidente dell'Osservatorio - come nel macro-trend la sorveglianza dell'Istat converge con le analisi della sorveglianza dell'Osservatorio permanente sui giovani e l'alcol svolta d'intesa con Doxa nell'anno 2011. E' incoraggiante constatare, come rileva Istat, che l'insieme dei consumi a rischio è in riduzione (da 8.624.000 nel 2010 a 8.179.000 nel 2011). Tale componente riduttiva viene attribuita in gran parte al ridimensionamento del binge drinking sull'intera popolazione (da 8,3% a 7, 5% su base annua). In età giovanile il dato appare comunque stabile già nell'adolescenza (15-17 anni). E' su questi comportamenti esterni a ogni capacità di contenimento familiare e ambientale che possono emergere i massimi problemi di abusi reiterati".

"Nell'insieme - conclude - emerge un quadro certo variegato con luci e ombre, che però stabilisce in modo piuttosto chiaro la maturità del rapporto che gli italiani hanno con le bevande alcoliche. La gran parte della popolazione mostra comportamenti ancora legati a uno stile di consumo tradizionale anche in presenza di un fuori pasto importante".

"La diminuzione dei consumi, impensabile nel confronto con quanto si beveva in Italia ancora 20 anni fa - dichiara Enrico Tempesta, presidente del laboratorio scientifico dell'Osservatorio permanente sui giovani e l'alcol a commento del rapporto Istat - testimonia della mutazione epocale del rapporto tra individui e bevande alcoliche, rapporto mediato da un diverso significato dei comportamenti alimentari, del rapporto tra dentro e fuori casa e, per quanto riguarda i giovani, della difficile conquista di un'autonomia di valutazione, che tocca anche i comportamenti alimentari e il rapporto con le bevande alcoliche".

"Nel complesso - continua Tempesta - gli italiani dimostrano una grande flessibilità e saggezza nel loro rapporto con le bevande alcoliche, pur in presenza di una crescente affermazione degli stili di consumo estranei alla tradizione alimentare mediterranea. Ancora, il dato sui 11-15enni, pur nell'allarme suscitato dai comportamenti dei singoli, non va interpretato come strettamente predittivo di futuri abusi abituali (la soglia di zero consumi include nel rischio anche un solo assaggio sotto i 15 anni); le migliori indagini qualitative condotte in Italia mostrano che una conoscenza precoce delle bevande alcoliche non si tramuta automaticamente in indirizzi compulsivi al bere dei giovani. Anzi, l'iniziazione familiare guidata da considerazioni affidabili e chiare sul rischio connesso al bere non moderato costituisce una memoria positiva per l'evoluzione futura della maggioranza dei ragazzi. Infine, i comportamenti abusanti dei giovani e dei giovani adulti compresi gli abusanti abituali del circuito notturno del fine settimana, sono espressivi di percorsi di vulnerabilità individuali e collettivi (derivanti da pressioni del gruppo) per i quali vengono costruite risposte con interventi dedicati".

Per approfondire visitaAdnkronos
Ricerca

Le notizie del giorno