Alemanno (Int): "Serve intervento strutturale su cartelle e importi iscritti al ruolo"’

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(Adnkronos/Labitalia) – “Sul decreto fiscale abbiamo insistito sul fatto della riapertura dei termini per il versamento delle cartelle e delle somme iscritte al ruolo, che prevede un unico pagamento al 30 di novembre”. Lo dice all’Adnkronos/Labitalia Riccardo Alemanno, presidente dell’Istituto Nazionale Tributaristi (Int). “Abbiamo evidenziato – spiega – che in una situazione di crisi pandemica e di conseguenza economica sia le imprese che i contribuenti soggetti a queste cartelle avranno grosse difficoltà a versare in una rata unica. Per cui si chiede che la legge di Bilancio intervenga in modo strutturale in modo da avere una rateizzazione, che però deve essere ultrannuale, altrimenti una semplice proroga di qualche mese non risolverebbe il problema”.

“Al di là – sottolinea – delle cartelle esattoriali, si dovrebbero anche prendere in considerazione le rateizzazioni delle imposte che i contribuenti versano a seguito di irregolarità formali o di rateizzazioni di accertamenti non ancora divenuti cartelle, altrimenti fra qualche tempo ci troveremmo con nuove iscrizioni al ruolo e altre problematiche del genere”. “Inoltre – fa notare il presidente Alemanno – si deve ancora una volta evidenziare che, se da un lato viene posta la giusta attenzione per i contribuenti in difficoltà economica e intestatari di cartelle esattoriali per imposte, tasse o contributi non pagati, nulla invece viene fatto per i contribuenti che abbiano ricevuto, ad esempio, comunicazioni di irregolarità (cosiddetti avvisi bonari), il cui mancato pagamento le trasformerebbe nella notifica di ulteriori cartelle che andrebbero ad alimentare il ‘mare magnum’ di ruoli non riscossi, aggravando una situazione già di per sé drammatica”.

“Pertanto – avverte – poiché nel periodo pandemico ancora in corso, a differenza dell’istituto della riscossione tramite l’Agenzia a ciò deputata, poco o nulla è stato fatto relativamente ai pagamenti gestiti direttamente dall’Agenzia delle Entrate dei cosiddetti ‘avvisi bonari’, delle comunicazioni relativamente ai redditi soggetti a tassazione separata e degli istituti dell’acquiescenza, dell’accertamento con adesione e del reclamo/mediazione, sarebbe opportuno concedere a queste tipologie di pagamenti anche rateali, la possibilità di spostare in avanti le scadenze, in deroga al ravvedimento previsto dall’articolo 15-ter, c. 6, dpr 602/73, anche aumentando retroattivamente il numero delle rate non pagate prima della decadenza, oltre ad una adeguata forma di moratoria con una remissione in termini per le rateazioni decadute entro la fine del 2021, regolarizzando lo scaduto con pagamenti rateali allungati o posticipandolo alla fine del piano di rateazione”. “In alternativa – suggerisce – si potrebbe sospendere la decadenza (anche ai fini di un eventuale Durc qualora fossero compresi importi relativi ad Inps) e rinviare i pagamenti scaduti alla futura emissione nel successivo biennio del ruolo ex art. 15-ter dpr 602/73, ma senza applicazione della sanzione intera, permettendo di fatto la prosecuzione della rateazione decaduta nei due anni successivi tramite i piani rateali dell’agente della riscossione”.

“Auspichiamo la riforma dell’Irpef come caposaldo di una più ampia riforma del sistema fiscale nel nostro Paese: solo così la modifica dell’attuale imposta sul reddito delle persone fisiche avrebbe un senso compiuto”. Continua all’Adnkronos/Labitalia Riccardo Alemanno.

“Una riduzione dell’Irpef – auspica – soprattutto per la fascia dei redditi medi avrà due effetti: aiutare le imprese e i contribuenti e le famiglie. Il cuneo fiscale di cui si parla per i lavoratori dipendenti non è altro che l’Irpef, quindi riducendolo si aiuterebbero contemporaneamente più soggetti: lavoratori autonomi, dipendenti e ovviamente le famiglie”.

“Inoltre – fa notare – si eviterebbero interventi settoriali che rischierebbero di creare tensioni di carattere sociale tra i vari produttori di reddito e, con la rimodulazione dell’Irpef abbinata ad una no tax area parametrata ai componenti minori del nucleo familiare, si attuerebbe una tutela delle famiglie nonché di tutti i contribuenti, siano essi produttori di reddito da lavoro dipendente o autonomo. Per una riforma dell’Irpef che abbia effetti positivi sul Paese occorre determinazione e volontà di investire, poiché ad invarianza di gettito non si potrebbero ottenere risultati concreti per i cittadini-contribuenti”.

Infine, “sull’Irap è tempo forse di rivederla e riformarla o addirittura annullarla soprattutto per le microimprese”. conclude Alemanno. “Cancellare dunque un’imposta – avverte – che ha come base imponibile il costo del lavoro, ancorché ridotto negli anni, e il costo dei i finanziamenti per investimenti”.

“Siamo d’accordo – afferma – con la previsione di annullamento per le micro imprese e i professionisti e con l’accorpamento con riduzione all’Ires per gli enti e società di capitale”.

“Oltre alla riduzione di pressione fiscale – osserva il presidente Alemanno – si semplificherebbero le dichiarazioni dei redditi di imprese e lavoratori autonomi che non dovrebbero più rideterminare un imponibile specifico per l’applicazione dell’Irap”.

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