Alessandra Ghisleri: "Gli over 50 no vax sono come giovani di ritorno"

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- (Photo: ansa - getty)
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La quarta ondata è alle porte e l’Italia accelera con le terze dosi, ma sono ancora oltre 7 milioni gli italiani che non ne hanno ricevuto nemmeno una. In particolare 2,7 milioni di non vaccinati hanno più di 50 anni: si tratta di una delle fasce di età più a rischio (vista anche l’incidenza di patologie come diabete, ipertensione e cardiopatie), eppure molti di loro scelgono di non proteggersi. Abbiamo chiesto ad Alessandra Ghisleri, sondaggista e direttrice di Euromedia Research, di aiutarci a tracciare un profilo di questa parte della popolazione.

Dottoressa, chi sono questi over 50 che hanno scelto di non ricevere il vaccino?
“È come se fossero dei giovani di ritorno. Non è lo status di over 50 a rendere automatica la presa di coscienza e la necessita di proteggersi dal virus: sono persone che si lasciano influenzare dalle informazioni che raccolgono da soli, secondo fonti che loro stessi individuano. La maggioranza è composta da No Vax tout court (65%), per il resto si tratta di indecisi, ma scarsamente intenzionati a farsi vaccinare”.

Cosa li rende titubanti?
“Si tratta di persone arrivate a un punto della vita in cui avrebbero bisogno di certezze (famiglia, benessere, futuro) che molto spesso traballano. Così hanno paura che qualcosa di esterno, così definiscono il vaccino ‘ancora sperimentale’ e ‘non abbastanza studiato’ (anche se nel mondo sono state inoculate miliardi di dosi), possa minare ulteriormente la loro situazione, già precaria. Tolti i rari casi di elevato livello di studio e di alto profilo economico, queste persone presentano livelli di istruzione inferiore e redditi bassi o medio-bassi. Non vogliono ampliare le loro fonti di informazione e si affidano a quello che rintracciano, magari senza verificarlo e prendendolo per buono”.

Ma com’è la loro quotidianità senza Green pass?
“Bisogna rendersi conto che la quotidianità è influenzata da ragioni culturali e/o economiche: per chi ha un reddito medio-basso andare al cinema, al teatro o a cena fuori – attività per cui è necessario il Green pass - non è sempre un’abitudine. Prendere i mezzi pubblici, andare al supermercato invece rimane possibile anche in mancanza di certificazione verde. Insomma, molto dipende dalla specificità della situazione del singolo. Altri esempi potrebbero riguardare gli autonomi che lavorano da casa, le casalinghe, i pensionati, i disoccupati: si rimane indecisi rispetto alla vaccinazione perché, anche in mancanza di Green pass, si conduce una vita sicuramente ristretta e limitata, che tuttavia non è poi così diversa da quella a cui si è sempre stati abituati”.

Fasce di età a parte, in generale oggi da chi è composta la minoranza di non vaccinati?
“Come dicevamo già parlando degli over 50, il 65% è No Vax tout court mentre il rimanente 35% è composto da indecisi. Politicamente, soprattutto gli antivaccinisti convinti, appartengono a nuove formazioni o sigle che non sono -ancora - rappresentate nell’arco parlamentare oppure sono astensionisti convinti. In generale le donne sono più reticenti rispetto agli uomini nei confronti del vaccino, tra i No Vax. Dal punto di vista geografico, i non vaccinati risiedono in gran parte nel Nord Est e assolutamente nella zona centrale dell’Italia (Toscana, Emilia-Romagna, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo). Se nel Nord Est c’è molta paura che può portare le persone a essere titubanti nei confronti della vaccinazione, nel centro si tratta di veri e propri anti-vaccinisti. Per quanto riguarda le professioni: tra i No Vax troviamo autonomi e piccoli imprenditori, poi c’è una buonissima parte di disoccupati, casalinghe e pensionati. Per quanto riguarda i dipendenti, invece, si nota più che altro una certa indecisione. Rispetto al titolo di studio, come dicevamo, No Vax e indecisi hanno per la maggior parte licenza media inferiore. Tra gli antivaccinisti convinti troviamo anche picchi di persone che posseggono lauree e master”.

Ultimamente abbiamo visto alcuni importanti intellettuali prendere posizione contro il Green pass. La loro influenza gioca un ruolo?
“Sì, per alcune persone certamente. Abbiamo filosofi e studiosi di calibro che hanno detto la loro e il passaggio con l’identificazione e la ricerca di punti di riferimento consolida le proprie posizioni: ‘lui la pensa come me, io lo stimo’. Quando facciamo una scelta, prendiamo sempre dei punti di riferimento per avvalorarla: questo caso non fa eccezione”.

Le cronache ci raccontano ancora di un sabato con No Vax e No Pass in piazza. La nostra società è davvero così polarizzata tra anti-vaccinisti e pro-Vax?
“Al momento i dati ci dicono che la maggioranza degli italiani ha scelto la vaccinazione: circa 45 milioni di persone, pari al 76,5% di tutta la popolazione e al 90% circa degli over 18. Il tema vero è che ci troviamo di fronte alla possibilità di una nuova ondata dei contagi: se dovessero tornare le restrizioni e le chiusure rischiamo di suscitare malcontento in questa grande fetta di popolazione che ha accettato di ricevere la vaccinazione per il bene proprio e per il rispetto della collettività, mentre i No Vax continuavano le loro proteste in piazza. Più che delle manifestazioni, penso che da parte dei vaccinati potrebbero esserci recriminazioni per i sacrifici, anche economici, affrontati in tutti questi mesi”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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