Alessandra Ghisleri: "Molto ricchi o molto poveri: vi spiego chi sono i no-Covid-vax"

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Alessandra Ghisleri (Photo: agf/getty)
Alessandra Ghisleri (Photo: agf/getty)

No-Vax, scettici, indecisi. La galassia di chi non intende vaccinarsi contro il coronavirus o non si è ancora deciso a farlo è complessa e variegata. Comprende i molto ricchi e i molto poveri, ne fanno parte più le donne che gli uomini, si concentra nella fascia d’età centrale della popolazione, tra i 25 e i 45 anni. Abbiamo chiesto ad Alessandra Ghisleri, sondaggista e direttrice di Euromedia Research, di aiutarci a fare un identikit di questa parte della popolazione a cui sembrano ammiccare alcuni leader politici, da Matteo Salvini a Giorgia Meloni.

Professoressa Ghisleri, la nostra società è davvero così polarizzata in no-Vax e pro-Vax?

“Intanto bisogna dire che il vaccino anti-Covid è un vaccino atipico, al di là dei tempi in cui è stato sviluppato. È atipico perché viene considerato una sorta di mix tra un vaccino di tipo istituzionale, come quelli che conoscevamo già, e un farmaco speciale: è visto come un passaggio tra queste due realtà più che come un vaccino inteso in senso tradizionale. I no-Covid-Vax non sono sovrapponibili al movimento no-Vax che si è condensato in opposizione al decreto Vaccini del 2017 sull’aumento delle vaccinazioni obbligatorie in età pediatrica”.

Dal punto di vista percentuale, quanto contano i no-Covid-Vax e gli scettici?

“La maggior parte della popolazione ha deciso di vaccinarsi perché si rende conto che questa è, ad oggi, l’unica via d’uscita dalla pandemia. Resta fuori un 15% della popolazione suddiviso in un 6-9% di persone che in questa particolare occasione si dichiara no-Vax. Si tratta di una percentuale maggiore rispetto ai tradizionali no-Vax, che sono molti meno”.

Partiamo da questi no-Covid-Vax. Chi sono?

“Sono più o meno trasversali, la maggior parte ha un’età compresa tra i 25 e i 40 anni. La distribuzione geografica è abbastanza omogenea, mentre è interessante notare come al loro interno convivano persone di livello socio-economico molto alto e molto basso. In particolare, lo zoccolo più duro è composto da persone con una condizione socio-economica più elevata. Al secondo posto, troviamo le fasce meno istruite e con redditi inferiori, ma percentualmente il livello di no-Vax è più elevato tra i redditi alti, non medio-alti. Il ceto medio è quello più favorevole alla vaccinazione, mentre agli antipodi abbiamo due categorie: i molto ricchi e i molto poveri.

Se diamo uno sguardo alle professioni, la maggior parte dei no-Vax di livello socio economico più basso sono disoccupati, mentre nella parte più alta troviamo i liberi professionisti. Sono questi i punti di polarizzazione tra chi sceglie di non sottoporsi alla vaccinazione”.

Passiamo alle altre categorie...

“Ai no-Covid-Vax vanno aggiunti gli scettici, che contano per un altro 5-7%. Poi ci sono gli indecisi, coloro che hanno intenzione di vaccinarsi ma non subito. Gli scettici, a differenza dei no-Vax, sono principalmente concentrati nelle classi socio-economiche più basse: sono per lo più impiegati, operai, disoccupati, con un’età in prevalenza compresa tra i 28 e i 45 anni.

Poi ci sono quelli che temporeggiano: sono ancora indecisi, ma sono orientati a vaccinarsi. Si tratta soprattutto dei più giovani”.

Ci sono differenze tra uomini e donne?

“In generale le donne sono più reticenti rispetto agli uomini nei confronti del vaccino. Tra i no-Vax, la maggior parte sono donne: sono sopra la media nazionale di quasi un punto e mezzo. Anche tra gli scettici troviamo più donne che uomini, anche se si tratta solo di qualche scarto di decimale. I temporeggiatori, invece, sono maggiormente polarizzati sugli uomini e sui più giovani (studenti e persone in cerca del primo lavoro)”.

Da Salvini a Meloni, passando per Conte, negli ultimi giorni è emerso un gioco politico dell’ambiguità sui vaccini. Qual è il tornaconto elettorale di ammiccare alla galassia no/ni/boh-Vax?

“Non vedo una connessione diretta tra ammiccamento ai no-Vax e tornaconto elettorale. Il tema vero è che i vaccinati dei diversi partiti guardano ai loro leader come esempi. I dati più alti tra no-Vax e scettici si riscontrano tra gli elettori di Lega, Movimento 5 Stelle, Fratelli d’Italia. La questione non è quanti voti porti strizzare l’occhio a queste persone – che sono chiaramente una minoranza – ma la coerenza. La necessità è avere un punto di riferimento e credere in quel punto di riferimento. Il ragionamento dell’elettore è: se finora le autorità hanno raccomandato la vaccinazione, e noi ci siamo vaccinati, dal leader mi aspetto che faccia squadra. Laddove non è ancora avvenuto, i giudizi risultano un po’ più severi, ma io credo sia questione di giorni. In termini di voto, ad oggi le attenzioni dei no-Vax valgono davvero poco, a meno che non emergano delle complicazioni ulteriori legate allo sviluppo dei vaccini”.

Ancora una volta, tra variante Delta e indecisioni vaccinali, c’è il rischio che l’uscita dal tunnel della pandemia si sposti ancora più in là. Questo produce confusione, stanchezza, rabbia nella popolazione. Forse c’è un calcolo politico, la speranza di cavalcare un possibile risentimento?

“Il virus avanza per i fatti suoi, non ha un colore politico e non segue le osservazioni dei governi. Le evoluzioni della pandemia stanno stancando fortemente le persone, che vogliono trovare un filo. La prospettiva di nuove chiusure spaventa molto più del vaccino. Se le cose dovessero andare male per colpa di chi non si è immunizzato, sarà difficile spiegarlo alla maggior parte della popolazione che ha deciso di vaccinarsi per tornare a vivere e guardare al futuro. Non credo che si stia lisciando il pelo ai no-Vax. Credo che si stiano cercando formule per far stare insieme anche le esigenze di quelli che sono un po’ più reticenti”.

Dal punto di vista della strategia politica e comunicativa cosa sembra funzionare di più?

“L’eterogeneità di no-Covid-Vax e indecisi si riflette nelle diverse strategie politiche e comunicative assunte dai leader anche all’estero. Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato degli obblighi vaccinali che hanno spinto due milioni di francesi a prenotare per l’iniezione nel giro di un paio di giorni. Il premier britannico Boris Johnson ha convinto i più giovani vincolando alla vaccinazione l’accesso ai luoghi d’aggregazione per eccellenza – pub, discoteche, concerti. La verità è che la maggior parte della popolazione si è vaccinata, forse anche a sua insaputa, per tutelare la comunità in cui vive. Questo è uno dei valori da preservare”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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