Alessandro Di Battista: "Renzi, Scanzi e una sigaretta. E diedi l'addio a M5s"

·Giornalista politico, Huffpost
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Alessandro Di Battista, leader of 5-Star Movement (M5S), takes part at the presentation of movement's parliamentary candidates for the upcoming general election, on February 21, 2018 in Messina, Italy. The Italian General Election takes place on March 4th 2018. (Photo by Gabriele Maricchiolo/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)
Alessandro Di Battista, leader of 5-Star Movement (M5S), takes part at the presentation of movement's parliamentary candidates for the upcoming general election, on February 21, 2018 in Messina, Italy. The Italian General Election takes place on March 4th 2018. (Photo by Gabriele Maricchiolo/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)

Pubblichiamo un estratto del libro di Alessando Di Battista “Contro, perché opporsi al governo dell’assembramento”, in uscita dal 14 maggio per la casa editrice Paper First. L’ex deputato M5s ripercorre i giorni e le ore conclusive della crisi che ha portato alla caduta del secondo governo di Giuseppe Conte, raccontando della volontà di entrare nell’esecutivo quale ministro delle Politiche giovanili nel caso in cui si fosse riformato un terzo governo guidato dall’avvocato pugliese con i responsabili e senza la presenza di Matteo Renzi.

Dal 13 gennaio 2021, data in cui le ministre di Italia Viva si sono dimesse dal governo, al 29 gennaio, il giorno della riapertura a Renzi da parte del Movimento 5 Stelle, ho partecipato a riunioni e incontri confrontandomi con tutti. È stato in quei giorni che mi sono convinto a far parte del Conte ter, qualora fosse nato.

Se nell’estate del 2019 avevo rinunciato a un ruolo ministeriale per evitare di ritrovarmi di fianco la Boschi, in quei giorni la prospettiva di sbarazzarci di Renzi mi aveva convinto. Accettai anche l’ipotesi dei responsabili, sebbene non fosse del tutto in linea con i miei valori. I responsabili sono voltagabbana, questa è la verità. Ma lo erano anche tutti gli esponenti di Italia Viva eletti tra le fila del Pd e poi andati altrove dopo aver incassato due ministre e un sottosegretario. Non era il massimo governare grazie ai transfughi, lo sapevo bene. Ma, ripeto, era il modo per mettere all’angolo una combriccola di referenti delle lobbies, tra l’altro ben organizzata. Dunque presi la mia decisione e sostenni la linea del Movimento.

Sia chiaro, quella linea non l’avevo presa io. L’avevano presa i vertici del Movimento, a cominciare da Crimi, che il 12 gennaio aveva dichiarato: «Se Renzi si rende colpevole del ritiro dei suoi ministri, con lui e Italia Viva non potrà esserci un altro gover...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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