Alessandro Gassmann: "Quando mio padre si arrabbiava era terrorizzante. Detestavo quando parlava di sé in pubblico"

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Italian actor Alessandro Gassmann attends the premiere of
Italian actor Alessandro Gassmann attends the premiere of

“Sono molto presente. Intanto con Sabrina sto bene insieme e Leo ha potuto avere molte più sicurezze, mentre io ero un pacco che viaggiava da un padre a una madre. Papà era più spaventoso di me, quando si arrabbiava era terrorizzante, gli bastava lo sguardo silente. Io poi avevo risultati scolastici disastrosi… Con mio figlio sono stato severo in modo metodico nel proibire il cellulare fino ai suoi 15 anni e il motorino fino a 16”. Alessandro Gassmann si racconta in una lunga intervista a Corriere della Sera, presentando il suo nuovo film “Il silenzio grande”, con Massimiliano Gallo e Margherita Buy, che l’8 settembre porta come regista alle Giornate degli autori, sezione autonoma della Mostra di Venezia.

Nel racconto c’è spazio per il ricordo di suo padre Vittorio:

“papà mi fece fare il macchinista teatrale per due anni, inculcandomi il concetto di stanchezza fisica. Ho smesso di essere figlio il giorno in cui, in tournée, stette male”.

E delle forti differenze fra di loro, nonostante i tanti punti in comune:

“Amava parlare di sé stesso in pubblico, io lo detestavo, ne avevo vergogna. Mi mise nelle mani di Enrico Lucherini, il press agent, che aveva un esercito di venti sarte e mi riconsegnò a papà che ero un’altra persona. Quel giorno capii che non volevo fare l’attore. Ero timidissimo”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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