Alessandro Rimini, mente e matita (anonima) del primo grattacielo di Milano

Di Alessia Musillo
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Photo credit: Courtesy Triennale di Milano
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In occasione della Giornata della Memoria, la Triennale di Milano dedica la sua programmazione digitale all'architetto Alessandro Rimini, firma del Teatro Smeraldo, del Cinema Colosseo e dell'Auditorium Verdi di Milano. Prima che Liliana Rimini, sua figlia, ritiri il diploma alla memoria di suo padre, direttamente dalle mani del Presidente Stefano Boeri in una cerimonia in data da definire, scopriamo chi era e che cosa ha fatto l'architetto Alessandro Rimini, in un viaggio nel tempo sulle tracce di un progettista oggi un po' dimenticato dalle nuove generazioni.

Palermo. 1898. Nonostante fu il capoluogo siculo a dare i natali all'architetto, la sua città d'origine era Venezia. Dall'urbe dei canali discendeva la sua famiglia, di religione ebraica, e fra piazza San Marco e le calle strette vista ponticelli la sua carriera prese il via con progetti di successo. Nel 1921, Alessandro Rimini, all'età di 23 anni, si diplomò Professore di disegno architettonico presso l'Accademia delle Belle Arti di Venezia, dopo essere rientrato da un periodo di prigionia post-battaglia di Caporetto e da una fuga a piedi dal campo di Munster in Westfalia. Nel 1925, matita alla mano e corona di alloro sulla testa, arrivò a Milano - la città che lo consacrò architetto e che gli affidò progetti prestigiosi, alcuni tuttora punto di riferimento per la comunità.

Photo credit: Courtesy Triennale di Milano
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Il Cinema Colosseo di viale Montenero, fino a prima della pandemia multisala fedele alla lingua originale dei film e casa milanese di SalaBio, prese forma nel 1927 proprio ad opera di Alessandro Rimini. L'intero edificio pare oggi riecheggiare sulle tracce di uno stile romano che fu: fra una fontana con putto all'ingresso, decorazioni mitologiche lungo la galleria e motivi floreali sul soffitto della sala di proiezione principale. In quegli anni il cinema era un punto d'incontro caldissimo per la collettività e per tutto il sottobosco culturale meneghino dell'epoca. Teatro d'avanguardia, con un impianto sonoro a effetto stereofonico, Mussolini lo scelse per pronunciare un discorso allo Stivale nel 1929. Resse il colpo anche dopo l'agosto 1943, quando i bombardamenti degli alleati lo scalfirono chiudendone le porte per almeno un anno. Dall'eredità raccolta sul campo, nel 1929 Rimini si mese a lovoro su un'altra istituzione culturale: il Cinema Impero di via Vitruvio. Incastrato fra Corso Buenos Aires e la Stazione Centrale il Gran Cinema Teatro Impero, fra galleria e platea, custodiva 1350 posti. Se negli Anni Trenta era un chiodo fisso della cultura meneghina, nel 1989 scomparve lasciando spazio, nel 2012, a un parcheggio di dieci piani (sei interrati e quattro su più livelli in superficie) e ad alcune vetrine occupate da esercizi commerciali.

Curiosità anche per i partenopei doc: Alessandro Rimini lavorò anche alla costruzione dell'Ospedale Cardarelli di Napoli. La struttura ospedaliera si gode la vista sulla città del Vesuvio dall'alto di una collina ventilata. L'opera, iniziata nel 1927, fu terminata nel 1934 ma avviata all'accoglienza dei pazienti nel 1942. L'architettura, il cui ingresso è caratterizzato da tre porte ad arco incastrate fra quattro coppie di colonne, è magnificente e squadrata, composta da due blocchi uno sopra all'altro che si parlano attraverso il bianco, il rosso e le finestre alte e ampie.

Photo credit: Courtesy Triennale di Milano
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Dopo la parentesi napoletana, il ritorno a Milano coincise con la realizzazione del suo edificio più celebrato: la Torre Snia Viscosa di piazza San Babila, un'architettura del 1935-1937. Prima dichiarazione di modernità della città che cresceva verso l'alto: il grattacielo svetta per un totale di quasi 60 metri. I 15 piani di cemento si fecero spazio nel cielo meneghino, nel cuore della city to be, sulle tracce del nuovo piano regolatore di Cesare Albertini e costituivano un'affermazione aperta verso l'urbanizzazione. Così fra via Monte Napoleone e via Bagutta, in un lotto di terra trapezoidale, prendeva forma quello che fu il primo grattacielo di Milano, il cosiddetto "rubanuvole" - soprannome che i milanesi più longevi amano usare con il naso all'insù, se di passaggio ai piedi dell'edificio di stampo fascista.

Ma il 1938 arrivò per tutti, insieme alle leggi razziali: gogna del quinquennio più duro della Seconda Guerra Mondiale. All'apice del suo successo, Rimini fu costretto a fermare la sua firma ma non il suo disegno. Continuò a lavorare in sordina, lasciando a colleghi di "razza ariana" l'onore di annoverare a loro nome architetture meneghine quali: il Cinema Teatro Massimo di corso San Gottardo; l'attuale Auditorium Giuseppe Verdi di Largo Mahler; il Teatro Smeraldo, oggi sede di Eataly in piazza Venticinque Aprile; e il Cinema Metro Astra di corso Vittorio Emanuele: oggi architettura a servizio dello shopping che ospita l'ampio negozio della catena spagnola Zara - di cui tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo detto: "che bello!", guardando l'atrio circolare con il lampadario in vetro di Murano e il doppio scalone che si apre a destra e a sinistra fra mosaici Déco.

Photo credit: Courtesy Triennale di Milano
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Nel 1944 la furia nazista non risparmiò Rimini. Il 15 marzo, mentre l'architetto esaminava in incognito i danni provocati da una bomba incendiaria al Cinema Colosseo, le SS lo arrestarono su delazione di un collega. Poi San Vittore, il Campo di Concentramento di Fossoli e il treno destinazione Auschwitz. Ma lungo il tragitto, durante uno stop alla stazione di Verona, riuscì a scappare fingendosi un poliziotto. Con la famiglia, nascosta poco lontano, attese la fine del conflitto sotto le mentite spoglie del pittore Guido Lara. E nel Dopoguerra, fu l'architettura a tornare protagonista della sua vita: lavorò insieme a Gio Ponti per dare vita all'isolato di Palazzo Donini, in piazza San Babila. E con lo stesso architetto collaborò alla realizzazione dell'edificio lì presente: "Il progetto è del 1939, tuttavia il suo completamento avviene nel 1946. Si tratta di un edificio massiccio, porticato, che occupa un lato intero della piazza, quello a est. La facciata è segnata da quattro grandi finestre che, nell'idea di Ponti, dovevano corripondere ad appartamenti con il soffitto alto 7 metri. Il disegno della facciata presenta diverse soluzioni, colori e ornamenti che citano lo stile del Novecento", scrive Lisa Licitra Ponti sul libro Gio Ponti e Milano. Il palazzo, progettato anche con Fornaroli, Soncini, De Min e Casalis, è oggi il tetto di una Galleria che ospita numerosi negozi. Prima di trasferirsi a Rapallo, luogo in cui si dedicò all'antiquariato e alla pittura fino alla sua scomparsa, completò i cinema Rivoli, Ariston e Corso insieme alla sede della Metro Goldwin Mayer in via Soperga. Omaggiare Alessandro Rimini oggi significa portare rispetto alla memoria della storia (dell'architettura).