Alfie, i giudici respingono anche l'ultimo ricorso

Alfie Evans

(KIKA) – LONDRA – I giudici della Corte d’Appello di Londra hanno respinto l’ultimo ricorso in Aula di Tom e Kate Evans, i genitori di Alfie, per portare il bimbo in Italia. Il giudice Hayden dell’Alta Corte di Manchester ha precisato che la sua sentenza “rappresenta l’ultimo capitolo nel caso0 di questo bambino straordinario”, al quale l’Alder Hey Hospital ha staccato le macchine per la ventilazione. 

Dunque Alfie non verrà in Italia, nonostante il nostro Paese gli avesse concesso la cittadinanza e nonostante “su richiesta del Papa, un aereo ambulanza fosse pronto per portare il piccolo in Italia” ha fatto sapere Paul Diamond, uno dei legali della famiglia. 

Il padre di Alfie, Tom Evans, ha minacciato di denunciare tre medici dell’ospedale di Liverpool che si occupano del figlio per “cospirazione finalizzata all’omicidio”.

Nella serata di lunedì, aveva annunciato il padre Tom Evans, le macchine erano state staccate su ordine dei giudici della Corte europea dei diritti umani. E i genitori, così come le associazioni che si oppongono alle decisioni dei medici e dei tribunali, hanno fatto sapere che il piccolo continua a respirare, mentre gli è stato fornito ossigeno ed è stato idratato. “Alfie appartiene all’Italia”, ha detto più volt il padre, chiedendo il trasferimento e augurandosi che i contatti con le autorità italiane si intensifichino in questo senso.

Nei giorni scorsi alcune centinaia di persone avevano manifestato fuori dall’ospedale, tentando anche di farvi irruzione ma venendo bloccati dalla polizia, e fermando la circolazione in una strada vicina per circa un quarto d’ora. Dopo la sentenza dei giudici di Strasburgo, che ha respinto il ricorso dei genitori e di fatto confermato le sentenze pronunciate dai tribunali britannici, i genitori hanno pubblicato sui social network foto del bambino senza le cannule della macchina per la respirazione artificiale, affermando che “i medici si sbagliassero”. Secondo gli esperti, non è una sorpresa che il bambino stia respirando autonomamente. “Non vuol dire che gli specialisti abbiano sbagliato”, ha spiegato a Indipendent Dominic Wilkinson, neonatologo del John Radcliffe Hospital e direttore per l’etica sanitaria dell’Oxford Uehiro Centre for Practical Ethics all’università di Oxford. “Il motivo per cui vengono staccate le macchine è che la malattia non è curabile e non migliorerà, le condizioni si sono deteriorate per mesi” e “tubi e macchinari possono causare fastidio e dolore al bambino”, ha spiegato. Aggiungendo che “i medici volevano fornirgli cure palliative basate sul suo benessere, concentrandosi sul rendere il tempo che gli resta migliore possibile” e che “fornire cure palliative non è eutanasia”, “non mette fine alla vita del bimbo, al contrario lo supporta, e supporta la famiglia, per il tempo breve o lungo in cui rimane con noi”.

 

 

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