Alfieri (Pd): giusto che governo dia segnale forte a Turchia

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Roma, 16 ott. (askanews) - "Penso sia giusto recepire le conclusioni del Consiglio affari esteri dell'altro giorno e dare un segnale immediato sul blocco della vendita delle armi alla Turchia e sulla salvaguarda del principio di integrità territoriale. Mi fa piacere che l'attenzione sia estesa anche alle trivellazioni nel Mediterraneo orientale e alle acque territoriali di Cipro. È un segnale importante alla Turchia, che è un nostro partner militare e economico importante, ma ciò non ci impedisce di dire che siamo estremamente preoccupati". Così Alessandro Alfieri, capogruppo Pd in commissione Esteri al Senato, nel suo intervento nel dibattito sul prossimo Consiglio europeo.

"Bisogna agire in tutte le sedi internazionali (Europa e Nato) per far sì che ci siano un cessate il fuoco immediato, il rispetto dell'integrità territoriale e la salvaguardia della popolazione civile. Da questo punto di vista - ha proseguito Alfieri - va dato un segnale forte. È partito dall'opinione pubblica; da noi in Parlamento lo abbiamo sollevato la settimana scorsa e lo metteremo nelle nostre risoluzioni. Serve un segnale forte anche da parte del Governo affinché non si limiti a recepire ciò che è già stato definito in Europa. Non sia ipocrita: dobbiamo dire in maniera chiara che la Turchia rimane un nostro partner, ma allo stesso tempo dobbiamo costruire le condizioni perché ci siano una risposta ferma con il pieno rispetto del principio dell'integrità territoriale e sanzioni immediate con lo stop della vendita delle armi. Penso che questo sia un contributo affinché anche l'Europa possa parlare a una voce sola. Mi fa piacere che la Presidente della Commissione Von Der Leyen scriva nel suo documento di dover superare l'idea che si debba decidere sempre all'unanimità su questi temi. È una riflessione che anche questo Governo deve fare; non possiamo più rimanere bloccati. Se l'Europa vuole parlare con una voce sola nelle sfide principali deve porsi il tema di come affrontare anche una riforma della governance dell'Unione europea".