Alimentare: Coldiretti, in tempo di crisi aumenta il pericolo frodi

(ASCA) - Roma, 9 mag - ''La tendenza a risparmiare nella

preparazione degli alimenti sotto la pressione della crisi

aumenta il pericolo delle frodi e della falsificazione che

mettono a rischio la salute dei cittadini e sottraggono

all'agroalimentare nazionale ben 164 milioni di euro al

giorno che potrebbero invece generare reddito ed

occupazione''. Lo afferma, in una nota, la Coldiretti nel

commentare positivamente le operazioni effettuate dalla

Guardia di Finanza che ha portato al sequestro di oltre 130

tonnellate di prodotti alimentari (carni bianche e pesci)

scaduti, ossidati, disidratati e con etichettatura

contraffatta che sarebbero potuti finire sulle tavole dei

consumatori o nelle mense di scuole, ospizi ed altre

collettivita' invece di essere destinati come previsto per

legge esclusivamente come sottoprodotto per mangime animale.

''Le frodi e le contraffazioni a tavola sono un crimine

particolarmente odioso in tempi di crisi perche' - prosegue

la Coldiretti - si fonda soprattutto sull'inganno nei

confronti di quanti, per la ridotta capacita' di spesa, sono

costretti a risparmiare sugli acquisti di alimenti. Le

preoccupazioni riguardano anche l'Italia che e' un forte

importatore di prodotti alimentari, con il rischio concreto

che nei cibi in vendita vengano utilizzati ingredienti di

diversa qualita' come il concentrato di pomodoro cinese,

l'extravergine tunisino, le mozzarelle taroccate ottenute da

latte in polvere, paste fuse e cagliate proveniente

dall'estero.

''Spesso la criminalita' si avvantaggia della mancanza di

trasparenza nei flussi commerciali e nell'informazione ai

consumatori - conclude la Coldiretti -. In questa situazione

c'e' spazio per comportamenti illeciti dagli effetti

gravissimi sia per la salute delle persone che per

l'attivita' economica delle imprese. Gli ottimi risultati

dell'attivita' messa in atto dalla Magistratura e da tutte le

forze dell'ordine impegnate confermano la necessita' di

tenere alta la guardia e di stringere le maglie troppo larghe

della legislazione a partire dall'obbligo di indicare in

etichetta la provenienza della materia prima impiegata,

voluto con una legge nazionale approvata all'unanimita' dal

parlamento italiano lo scorso anno ma non ancora

applicata''.

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