Alimentazione: celiachia e' donna, su 'Nejm' articolo scienziati italiani

Roma, 20 dic. (Adnkronos Salute) - Il 'celiaco doc'? E' donna, con una prevalenza del 1,5-2 volte in più rispetto agli uomini, e ha un familiare di primo grado celiaco. E da patologia pediatrica propria delle persone di razza caucasica, questo disturbo è diventato comune a tutte le età e a tutte le razze in tutto il mondo. La rivista 'New England Journal of Medicine' presenta oggi, a 10 anni esatti dalla prima pubblicazione sull'epidemiologia della celiachia negli Usa, un'ampia review dal titolo 'Celiac Disease', firmata da Alessio Fasano e Carlo Catassi, membri del comitato scientifico del Dr. Schär Institute e, rispettivamente, direttore e co-direttore del Centro per la Ricerca sulla celiachia dell'Università del Maryland a Baltimora, Usa.

La celiachia e le patologie glutine sono in costante aumento e c'è molto ancora da fare per garantire una corretta diagnosi. In continua espansione a livello mondiale, con un'incidenza compresa tra lo 0,6 e l'1% nella popolazione generale, si sta assistendo a un allargamento del problema anche nei Paesi emergenti come Cina e India, dove i regimi alimentari stanno velocemente subendo un processo di occidentalizzazione. Ma se aumenta l'incidenza, molto ancora resta da fare sul fronte delle diagnosi: studi recenti dimostrano come, in Europa, solo il 21% dei casi di celiachia sia diagnosticato clinicamente.

Una crescita così rapida ha generato un po' di confusione. "Il mondo del 'senza glutine' è in continua espansione. - dichiara Fasano - celebrità ed esperti sono molto interessati alle diete senza glutine, ma tutta questa attenzione ha generato una crescita della confusione su chi può consumare glutine in modo sicuro e chi non può". "Era quindi nostra intenzione, - spiega Catassi - fare luce sulle più recenti scoperte e su come orientarsi nel panorama in continua evoluzione della celiachia e delle patologie collegate al consumo di glutine. Illustrando le ultime linee guida per la diagnosi e il trattamento della celiachia ma anche anticipando una discussione sulla sensibilità al glutine, l'ultima nata tra le patologie glutine correlate".

Secondo gli esperti, gli esami del sangue, con il test dell'anticorpo IgA anti-tTG, sono il metodo in assoluto da preferire per la diagnosi iniziale di celiachia. E' importante sottolineare come, per garantire l'accuratezza diagnostica, il paziente debba assumere glutine prima di sottoporsi al test per la celiachia, per garantire la presenza degli anticorpi nel sangue. Le diagnosi di celiachia sono quasi sempre confermate da una biopsia intestinale, nella quale un campione del tessuto viene prelevato e analizzato. Secondo gli esperti, questa procedura può essere evitata in alcuni casi pediatrici, se ci sono forti evidenze cliniche e sierologiche di celiachia, evitando sia lo stress emotivo che il dolore di un esame invasivo.

Il trattamento per la celiachia consiste in un'adesione rigorosa a una dieta senza glutine. Gli esperti consigliano ai pazienti di seguire questo regime alimentare sotto la guida di un dietista, per mangiare in maniera equilibrata e sana, con i prodotti gluten free attualmente in commercio e quelli naturalmente privi di glutine.

Quanto alla sensibilità al glutine, una nuova entità clinica, essa richiede una diagnosi di esclusione rispetto alla celiachia. Fasano spiega come, negli ultimi anni, molti pazienti con sintomi simili alla celiachia, ma negativi al test per questa e altre patologie, traggano beneficio dalla dieta senza glutine. "La sensibilità al glutine - evidenzia l'esperto - è una nuova condizione clinica, inquadrata solo di recente. A oggi sappiamo che, probabilmente, è diversa dalla celiachia per quando riguarda la risposta immunitaria e che la sua diagnosi presuppone l'esclusione delle altre patologie glutine correlate, come celiachia e allergia al grano".

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