Alimentazione: Onu, in anno pandemia brusca impennata fame nel mondo

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Roma, 12 lug. (Adnkronos Salute) – C'è stato un drammatico peggioramento della situazione della fame nel mondo nel 2020 e ciò è da ricollegarsi, in larga misura alle ricadute della pandemia di Covid-19. Sebbene non sia ancora stata effettuata una mappatura completa dell'impatto della pandemia, secondo un rapporto Onu, lo scorso anno circa un decimo della popolazione mondiale – fino a 811 milioni di persone – era sottoalimentato.

L'edizione di quest'anno dello Stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo rappresenta la prima valutazione globale di questo tipo nell'era della pandemia. Il rapporto è pubblicato congiuntamente dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao), dal Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad), dal Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (Unicef), dal Programma alimentare mondiale (Pam) e dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

Le edizioni precedenti avevano già lanciato l'allarme, segnalando che era a rischio la sicurezza alimentare di milioni di persone, tra cui molti bambini. "Purtroppo la pandemia continua a fare emergere le carenze dei nostri sistemi alimentari, carenze che minacciano le vite e i mezzi di sussistenza di molte persone in tutto il mondo", scrivono i responsabili delle cinque agenzie dell'Onu nella prefazione del rapporto di quest'anno.

Le agenzie Onu avvertono inoltre che siamo in una "fase critica", ma ripongono nuove speranze in un rinnovato slancio diplomatico. "Quest'anno abbiamo l'opportunità senza precedenti di compiere progressi nel campo della sicurezza alimentare e della nutrizione attraverso la trasformazione dei sistemi alimentari grazie al Vertice delle Nazioni Unite sui sistemi alimentari, al vertice 'Nutrizione per la crescita' e alla Cop26 sui cambiamenti climatici", che si terranno a breve.

Al fine di riflettere l'ulteriore incertezza dovuta alla pandemia, l'edizione di quest'anno presenta per la prima volta un intervallo (da 720 a 811 milioni che hanno affrontato la fame), anziché un unico dato complessivo. Per le ripartizioni regionali viene utilizzata la cifra di 768 milioni, ossia la stima intermedia. Qualunque sia il valore considerato dell'intervallo (inferiore, intermedio o superiore), si registra un notevole aumento annuo rispetto al valore intermedio del 2019 (di 650 milioni). Quanto al valore massimo dell'intervallo, l'aumento rispetto all'anno precedente è di 161 milioni.

Già a metà degli anni 2010 la fame aveva iniziato lentamente la sua crescita, infrangendo le speranze di un calo irreversibile. A destare preoccupazione è stato, nel 2020, il suo aumento repentino in termini assoluti e proporzionali, che ha superato la crescita demografica: secondo le stime, lo scorso anno le persone sottoalimentate hanno rappresentato circa il 9,9% della popolazione mondiale, contro l'8,4% del 2019. Secondo il report, più di metà di tutte le persone sottoalimentate (418 milioni) vive in Asia, oltre un terzo (282 milioni) vive in Africa e una quota più esigua (60 milioni) in America latina e nei Caraibi. Tuttavia la fame è cresciuta soprattutto in Africa, dove si stima che la prevalenza della sottoalimentazione sia di oltre due volte superiore a quella di ogni altra regione (21% della popolazione).

Il 2020 è stato un anno negativo anche per quanto riguarda altri parametri. Più di 2,3 miliardi di persone (pari al 30% della popolazione mondiale) non hanno avuto accesso in maniera continuativa durante l'anno a risorse alimentari adeguate: tale indicatore, noto come "prevalenza dell'insicurezza alimentare moderata o grave", è cresciuto nell'arco di un solo anno tanto quanto nei 5 anni precedenti considerati nel loro complesso. La disuguaglianza di genere si è accentuata: nel 2020 l'insicurezza alimentare ha riguardato 11 donne ogni 10 uomini (con un aumento rispetto alle 10,6 del 2019).

Secondo l'analisi, la malnutrizione in tutte le sue forme non è stata debellata. A farne le spese sono stati soprattutto i bambini: secondo le stime, nel 2020 erano più di 149 milioni i bambini sotto i 5 anni con un ritardo della crescita (altezza troppo bassa rispetto all'età), più di 45 milioni quelli deperiti (troppo magri rispetto all'altezza) e circa 39 milioni quelli sovrappeso. Dati che potrebbero essere anche sottostimati. Ben 3 miliardi di adulti e bambini non hanno potuto accedere a una dieta alimentare sana, in gran parte per via dei costi eccessivi. Circa un terzo delle donne in età riproduttiva soffre di anemia.

Nel complesso, nonostante i progressi compiuti in alcuni ambiti (ad esempio è aumentato il numero di neonati allattati esclusivamente al seno), il mondo non sta tenendo il passo necessario per conseguire entro il 2030 gli obiettivi fissati per i vari indicatori nutrizionali. In molte regioni del mondo la pandemia ha provocato recessioni devastanti e messo a repentaglio l'accesso alle risorse alimentari. Eppure già prima della pandemia la fame era in aumento e si registravano scarsi progressi sul fronte della malnutrizione, soprattutto nei paesi in preda a conflitti, eventi climatici estremi o altre difficoltà economiche, o alle prese con profonde disuguaglianze. Il rapporto annovera tutti questi fattori tra le principali cause dell'insicurezza alimentare, che interagiscono tra di loro. Per quanto riguarda le tendenze attuali, lo Stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo calcola che l'obiettivo di sviluppo sostenibile 2 (Fame zero entro il 2030) non sarà raggiunto per una differenza di quasi 660 milioni di persone; per circa 30 milioni di queste il motivo potrebbe essere legato agli effetti duraturi della pandemia.

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