Alimenti: solo 12% italiani 'sostenibile', arriva la Tribu' per menu' equo

Verona, 19 apr. (Adnkronos Salute) - Cibi a km zero, prodotti di stagione, sprechi limitati. Nasce la 'Tribù dei Sostenibili' per promuovere comportamenti, pensieri ed azioni per limitare l’impatto delle dinamiche politiche, economiche e sociali sul sistema alimentare e, più in generale, sulla salute pubblica e l'ambiente. Una capacità che, oggi, appartiene soltanto al 12% della popolazione italiana e si limita comunque a pratiche quotidiane convenienti o regolamentate da governi locali, quali la raccolta differenziata, il consumo di prodotti di stagione (sempre nel 30,9% e spesso nel 45,3%), il risparmio di energia elettrica (sempre nel 37,5% e spesso nel 32,5%). Troppo poco: per essere 'reali sostenibili' serve di più.

Per questo l'Andid, in collaborazione con il Dipartimento di Sanità Pubblica dell'Università degli Studi di Firenze, in occasione del 24 Congresso nazionale, lancia la 'Tribù dei sostenibili', un gruppo di professionisti – discenti, docenti, sostenitori – che partecipando al I Corso di Alta Formazione svoltosi nell’ultimo trimestre 2011, grazie anche al contributo non condizionato dell’Azienda Ballarini, ha scelto di dare più qualità alla propria pratica professionale. L’obiettivo è infatti sensibilizzare le istituzioni a condividere e promuovere il concetto di sostenibilità alimentare, "intesa - spiegano in una nota - come una cultura basata su una prospettiva durevole di cui possano beneficiare tutte le popolazioni del pianeta".

"Oggi, dal punto di vista alimentare e nutrizionale ci troviamo ad affrontare questioni e problematiche interconnesse – spiega Giovanna Cecchetto, presidente Andid – che richiedono un sempre più forte impegno professionale. Infatti nel corso degli ultimi decenni, nel mondo occidentale, i cambiamenti avvenuti nelle politiche agricole, nonché quelli di natura tecnologica, economica e sociale, hanno determinato una profonda trasformazione nel sistema alimentare globale, con conseguenti implicazioni sugli stili di vita e dietetici che hanno da un lato portato all’incremento delle patologie cronico-degenerative e dall’altro a rilevanti effetti ambientali legati all’aumento dei rifiuti, alle sollecitazioni esercitate sul suolo e sulle risorse idriche, a consumi energetici indotti da processi industriali sempre più complessi ed articolati".

Lo stesso orizzonte professionale del dietista si è ampliato, comprendendo anche l’ambito delle politiche alimentari, con l’obiettivo prioritario del riconoscimento del diritto di tutti ad una alimentazione equilibrata ed equa in tutte le sue fasi, dalla produzione al consumo finale. "Questo sta a significare – dice Stefania Vezzosi, membro del direttivo Andid e responsabile del progetto sostenibilità – che occorre modificare l’approccio all’alimentazione per soddisfare le esigenze delle attuali generazioni senza danneggiare quelle future, all’interno di un sistema sostenibile capace di offrire un cibo buono non solo come nutrimento ma anche come punto strategico di congiunzione tra produzione alimentare e mantenimento degli ecosistemi in buona salute".

Un impegno non facile, a cui si cerca di far fronte grazie all’utilizzo dell''impronta idrica', studiata e promossa dalla Fondazione Olandese Water Footprint Network. Adottando uno specifico algoritmo di calcolo, è infatti possibile valutare l’utilizzo dell’acqua in metri cubo/anno di una singola persona ed estenderlo al Paese di residenza in modo da conoscere le variabili e gli impatti ambientali che provengono dai prodotti importati. "Nel mondo vi sono però notevoli differenze di atteggiamento e comportamento nei confronti dell’utilizzo e della tutela della risorsa idrica. Ne consegue che le azioni - conclude Vezzosi - non dovrebbero essere adottate in modo disgiunto, ma inserirsi piuttosto all’interno di una strategia di sviluppo coerente e intersettoriale".

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