Alitalia, pm Civitavecchia chiude inchiesta: sotto accusa in 21

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Roma, 12 feb. (askanews) - Hanno raccontato il falso inducendo in errore pubblico, creditori, soci, finanziatori, contraenti. E' questa nella sostanza l'accusa mossa a manager, dirigenti, componenti del Cda, commissari e consulenti che nel corso di quasi tre anni, dal 2014 al febbraio del 2017, si sono alternati alla guida di Alitalia.

E' una chiusura inchiesta vip quella firmata dalla Procura di Civitavecchia in cui si citano tra i più bei nomi della finanza italiana o meno. Le accuse sono pesanti, da possibili condanne monstre, dalla bancarotta fraudolenta aggravata alle false comunicazioni sociali, dall'ostacolo alle funzioni di vigilanza, al falso in atto pubblico.

Sono 21 persone fisiche citate nel documento notificato dai militari della Guardia di finanza. Il deposito degli atti prelude in genere alla richiesta di rinvio a giudizio. L'atto chiama in causa gli ex amministratori delegati Silvano Cassano, Luca Cordero di Montezemolo e Mark Kramer Ball, il supermanager di Ethiad James Hogan e diversi direttori e componenti del Cda o del collegio sindacale. Citati tra gli altri l'ad di Unicredit Jean Pierre Mustier e il vice presidente di Confindustria Antonella Mansi - in qualità di membri del Cda - ed Enrico Laghi, l'ex Commissario appena nominato liquidatore di Air Italy che risponde sia in qualità di consulente nonché in quella di amministratore di 'Midco´, la società che deteneva il 51% del capitale di Alitalia Sai.

Anche l'azienda è indagata, in base alla legge 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti. Secondo i pubblici ministeri e gli investigatori del Nucleo di Polizia economico finanziaria della Gdf, Montezemolo, Cassano e Kramer, assieme ad altri 16 indagati, sarebbero responsabili della bancarotta di Alitalia poiché "con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso" avrebbero commesso tutta una serie di falsi nell'approvazione del bilancio. "In tal modo fornendo indicazione di dati di segno positivo difformi dal vero e consentendo il progressivo aumento dell'esposizione debitoria, cagionavano o comunque concorrevano a cagionare il dissesto della società, anche aggravandolo".

Secondo i magistrati, per far sopravvivere la compagnia, nell'esercizio 2015 sono state registrate a bilancio false plusvalenze per 136 milioni e 700mila euro, per attestare le perdite a 199 milioni anziché a 335 milioni, facendo così "falsamente rispettare le previsioni del piano industriale 2015-2018". Nell'esercizio 2016, invece, le false plusvalenze ammontano a 83 milioni. Mustier, Laghi e Mansi sono anche accusati in concorso con altri di aver ostacolato la vigilanza da parte dell'Enac, esponendo "fatti materiali non rispondenti al vero sulla situazione economica patrimoniale o finanziaria della società" e "occultando con mezzi fraudolenti fatti che avrebbero dovuto comunicare".

Il Codacons si costituisce parte offesa nell'inchiesta. "Se si arriverà a processo, il Codacons interverrà in rappresentanza della collettività chiedendo un maxi-risarcimento nei confronti dei soggetti che saranno ritenuti responsabili di illeciti - spiega il presidente Carlo Rienzi - Negli ultimi 12 anni la gestione scriteriata della compagnia aerea è costata ai cittadini italiani circa 10 miliardi di euro tra salvataggi, prestiti e altri interventi pubblici. Soldi che sono stati di fatto sottratti alla collettività per finanziare Alitalia: in sostanza tra il 2008 ed oggi ogni famiglia italiana ha dovuto sborsare circa 384 euro per salvare la compagnia di bandiera".

Ma nella voragine dei conti Alitalia, secondo i magistrati, non c'era solo questo. I tre Ad Cassano, Montezemolo e Cramer Ball, assieme al Cfo Duncan Naysmith, avrebbero infatti "distratto e dissipato" altri 600mila euro: 133mila circa per pagare i catering organizzati in occasioni delle riunioni del Cda, quasi 6mila per cene di gala e 458mila per eventi aziendali. Spese che sono state sostenute inizialmente da Ethiad ma che poi sono state "indebitamente riaddebitate" alla compagnia di bandiera.

In particolare, al vaglio degli inquirenti ci sono oltre 133mila euro spesi per catering in occasione delle riunioni dei consigli di amministrazione; quasi 6mila euro per spese per "cena di gala"; 458mila euro per quattro eventi aziendali: "spese inizialmente sostenute da Etihad e, successivamente e indebitamente riaddebitate da quest'ultima società a Alitalia Sai (...) così depauperando la società con esborsi per operazioni estranee a ragionevoli esigenze di impresa".