Alitalia senza soluzioni, il castello di ipotesi non regge

Alberto Sisto

A 24 ore dalla scadenza il castello di ipotesi e carte su chi Alitalia è venuto giù. Atlantia ha fatto sapere che non è disposta a investire nel consorzio con Delta e il capocordata Ferrovie dello Stato. Oggi è stata la società pubblica dei treni a dover prendere atto della mancanza delle “condizioni necessarie” per mettere insieme un gruppo di investitori disposti a salvare la ex compagnia di bandiera dal fallimento. La palla è rimessa ai tre commissari Mario Laghi, Daniele Discepolo e Stefano Paleari. E, indirettamente, al ministro interessato, Stefano Patuanelli, visto che le procedure dell’amministrazione straordinaria è sottoposta al controllo del Ministero dello Sviluppo economico.

A dispetto di tutto il ministro, Patuanelli ancora nelle ultime ore si è detto “parzialmente ottimista” sull’operazione di salvataggio. La spiegazione l’ha fornita lui stesso in un’intervista a Class Cnbc: la proposta di Delta è positiva, ma manca “quel quid in più”, mentre a Lufthansa si richiede di “fare un piccolo sforzo iniziale e cioè compartecipare all’equity da subito”. Un’apertura di credito che la compagnia tedesca non ha mai ricevuto nei 30 mesi in cui ha seguito passo passo il processo di vendita di Alitalia. Nell’autunno del 2018, ricorda un rappresentante sindacale, “i vertici del gruppo tedesco furono fatti attendere ore e poi mandanti via senza neanche poter stringere la mano all’allora ministro dello Sviluppo economico”, Luigi Di Maio.

Il 21 novembre era stato fissato come scadenza del termine per la presentazione delle offerte ai commissari da parte del consorzio guidato da Ferrovie. Un piano di rilancio della compagnia, che perde svariate centinaia di milioni all’anno e ha liquidità per volare fino al 31 dicembre, era la condizione posta affinché Alitalia potesse attingere agli ulteriori 400 milioni previsti dal Governo nella legge di Bilancio per consentirle di arrivare al momento della vendita fissato al 31...

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