Alla scoperta dei videoclip a Ravenna con "IMAGinACTION" - VIDEO

Alv

Milano, 12 ott. (askanews) - I videoclip hanno cambiato il corso della storia della musica incidendo profondamente nell'immaginario del pubblico. Strumento fondamentale di diffusione delle canzoni, i video si sono evoluti negli anni: di questo e di molto altro ancora di parla a Ravenna nell'occasione di "IMAGinACTION", il festival internazionale del videoclip. Tra i numerosi ospiti Roby Facchinetti dei Pooh e Piero Pelù, decani della musica italiana che raccontano così il loro rapporto con i video.

"Noi siamo stati tra i primi a capire l'importanza del video a supporto del nuovo disco, del nuovo 45 giri, al di la dei video dei brani non abbiamo un girato dei nostri viaggi in giro per il mondo abbiamo 50 ore di girato dalla fine degli anni 60 alla Reunion. Il video di Uomini soli poi è stato il primo girato in alta definizione in Italia,ha una doppia importanza perché è legato al Festival di Sanremo che abbiamo vinto e perchè nel 1990 fece molto scalpore".

"Il linguaggio del video mi ha sempre affascinato, infatti nei primissimi anni '80 quando ancora girare un video era una scommessa importantissima per tutti soprattutto per degli artisti emergenti come eravamo noi Litfiba, sono riuscito a girare dei videoclip che ora sono che ora fanno parte di un archivio storico importantissimo dove avevo i miei primi approcci con il linguaggio del video. Però è un linguaggio quello di raccontare storie per immagini che fa parte sia del mio immaginario nei video clip che nella scrittura delle canzoni".

Alessandra Amoroso che fa parte di quella che è conosciuta come MTV generation, cresciuta a pane e video però racconta di un rapporto conflittuale.

"Devo essere sincera? Perché io sono molto sincera. Diciamo che col video non ho proprio un rapporto bellissimo, perché mi crea un po' di imbarazzo, perché in quel momento faccio qualcosa di diverso dalla vita di tutti i giorni. Il canto è una cosa che io ho scelto, che mi fa stare bene e mi rende felice, ma quando devo farlo in mezzo alle piazze o in situazioni con tanta gente e farlo in playback, ma io mi sgolo comunque come una matta, ma questo mi imbarazza e quindi questa cosa mi porta a non amare quella parte del mio lavoro, perché mi vergogno assai soprattutto quando sono in mezzo alla gente".

"IMAGinACTION", è quindi un palco dove scoprire tante curiosità su un mondo fatto per portare la musica al cuore. Tutti gli eventi fino a domenica sono gratuiti, Tra gli altri ospiti attesi Elisa, Nek, Francesco Guccini, Tiromancino e Trevor Horn.

Il video sul sito askanews.it

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    “Quota 100 scade il 31 dicembre 2021. Se nel frattempo non si prendono provvedimenti, dal primo gennaio 2022 non si potrà più andar e in pensione a 62 anni d'età, avendo 38 anni di contributi, ma bisognerà aspettare fino a 67 anni e due mesi”. In una intervista al Corriere della Sera, Alberto Brambilla, esperto di previdenza e consigliere di Palazzo Chigi, nominato però dal precedente governo, quello gialloverde M5s-Lega, si inserisce nello scontro che agita le acque del rapporto Pd-5S per dire che “allungare di tre mesi le “finestre” per accedere a quota 100 si può anche fare, ma non è questo ciò che risolve il problema aperto da questa misura temporanea”.Secondo Brambilla si tratterebbe di uno “scalone” un po' improvviso, per il quale “sarebbe bene pensarci per tempo”. Tuttavia il consigliere di Palazzo Chigi boccia l'idea dei renziani di affossare del tutto e subito Quota 100, perché – dice – “sarebbe una mossa sbagliata” in quanto numerose aziende “hanno già fatto gli accordi per mandare in pensione i lavoratori e si creerebbe quindi una nuova ondata di esodati”.Inoltre, aggiunge, “il grosso dei lavoratori col sistema retributivo o misto, che poteva approfittare di quota 100 senza rimetterci tanto, è già uscito. Invece, dal prossimo anno la maggior parte di coloro che potrebbero accedere al pensionamento anticipato avrebbe almeno il 60-65% dell'assegno calcolato col contributivo, perdendoci in media il 10%, che non è poco”, dice.Tutto questo spiegherebbe anche il fatto che si sia “passati da un ritmo di circa 3.500 domande di quota 100 al giorno a 250” per il pensionamento anticipato. La proposta di Brambilla, invece, prevede di predisporre “un canale anticipato di uscita dal lavoro strutturale”, accessibile in particolare ai giovani per i quali “la riforma Fornero è troppo rigida”, in quanto consente l'accesso alla pensione a 64 anni “solo a patto di aver maturato un assegno pari a 2,8 il minimo”, che oggi equivale a circa 1.300 euro, una soglia che per il consulente del governo “taglia fuori il 65-70% dei giovani, viste le basse retribuzioni”. Mentre “si potrebbe lasciare il lavoro a 64 anni avendo almeno 39 di contributi, oppure se si sono raggiunti i 42 anni di contributi (41 per le donne) “indipendentemente dall'età”.Brambilla nega che ciò possa che questa sua proposta possa aumentare la spesa, il cui costo a suo avviso “sarebbe inferiore a quello di quota 100”. “Se nei primi anni si spende un po' di più, alla fine, trattandosi di pensioni prevalentemente contributive, si restituirà quanto versato”, precisa.Poi Brambilla boccia la previdenza complementare, “già abbastanza ricca tra fondi chiusi, aperti, preesistenti e Pip”, mentre quel che servirebbe “una campagna di educazione finanziaria che sensibilizzi i giovani e l'apertura di un nuovo periodo di silenzio-assenso che determinerebbe una nuova ondata automatica di adesione alla previdenza complementare”. Oltre a “tagliare le tasse sui fondi”.

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    L'embargo sulla vendita di armi alla Turchia deciso da Germania, Francia, Norvegia, Finlandia, Italia e Olanda potrebbe presto essere esteso anche ad altri Paesi dell'Unione Europea. La domanda è se tali misure possono effettivamente influire sulla strategia perseguita da Ankara nel Nord-Est della Siria.Tra coloro che hanno sospeso la vendita di armamenti, solo la Germania è un importante fornitore di Ankara. In base ai dati forniti dall'Istituto di ricerca per la Pace tra i popoli di Stoccolma, tra il 2005 e il 2009 la Germania è stata il primo fornitore di armi di Ankara, con un picco toccato nel 2005, quando l'import raggiunse il volume di 602 milioni di dollari. Nel biennio 2006-2007 la metà degli armamenti importati da Ankara fu fornito proprio da Berlino.Numeri che a partire dal 2008 sono poi calati progressivamente, fino a un volume di appena 2 milioni di dollari di acquisti effettuati dalla Turchia nel 2016. Il posto della Germania è stato infatti preso, a partire dal 2010, dagli Stati Uniti. Nel 2009 lo scambio commerciale con Washington per quanto riguarda la Difesa era di appena 11 milioni di dollari, ma è salito a 335 l'anno seguente e a 1.009 nel 2011, per poi raggiungere il picco di 1.110 nel 2013. Tra il 2000 e il 2019 risulta che Ankara abbia acquistato armamenti da Washington per un totale di 5.590 milioni di dollari, più di un terzo del totale di 13.845 milioni di dollari spesi nello stesso lasso di tempo, più del doppio dei 2.437 milioni di dollari di armamenti acquistati dalla Germania, al secondo posto nella classifica dei fornitori di armi della Turchia.Allo stesso modo va sottolineato che il ruolo della Russia nella fornitura di armi alla Turchia è stato vicino allo zero fino a quest'anno, quando si è concretizzato l'acquisto del sistema di difesa missilistico S-400, avvenuto dopo il rifiuto dell'ex presidente Usa, Barack Obama, di vendere i missili Patriot al presidente turco, Recep Tayyip Erdogan.Al di là della vendita di S-400, la collaborazione tra Ankara e Mosca prevede scambi di tecnologie, sviluppo e ricerca, che dovrebbero traghettare la Turchia verso la produzione propria di sistemi di difesa e radar. Alle spalle di Usa e Germania, nella classifica dei maggiori fornitori di armi della Turchia, compare la Corea del sud, che ha venduto armi per 1.392 miioni di dollari tra il 2000 e il 2019, seguita dall'Italia con un volume di affari di 886 milioni di dollari, con il picco toccato lo scorso anno, quando furono vendute armi per 181 milioni di dollari.Sempre nello stesso periodo il volume di scambio con i Paesi che hanno applicato l'embargo è stato di 610 milioni con l'Inghilterra, 556 milioni di dollari con la Francia e 329 con l'Olanda, mentre l'applicazione della medesima misura da parte di Norvegia, che ha esportato per 24 milioni appena e Finlandia (su quest'ultima mancano dati), rende la decisione dei due Paesi scandinavi più simbolica che effettiva.

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    Le dimissioni dell'angelo custode del Papa, Domenico Giani

    Per tutti era "l'angelo custode" del Papa. Domenico Giani, che ha rassegnato le sue dimissioni da Comandante della Gendarmeria vaticana nelle mani di Francesco, dopo la pubblicazione di un documento con le foto di cinque dipendenti della Santa Sede sospesi dal servizio per accertamenti della magistratura, era sempre al fianco del Pontefice, soprattutto nelle situazioni più rischiose.Anche domenica scorsa, durante il giro tra i fedeli dopo la messa di canonizzazione, lui era li': a scortare la papamobile, impeccabile nel suo servizio per garantire sicurezza e tranquillità al vescovo di Roma.Giani, classe 1962, ex membro dei servizi segreti italiani, dal 12 gennaio 1999 entra a far parte dell'allora Corpo di Vigilanza dello Stato della Città del Vaticano e ne viene nominato vice ispettore generale vicario. Dopo 7 anni, il 3 giugno 2006, Giani sostituisce Camillo Cibin sia come Ispettore generale del Corpo (che nel 2002 aveva mutato il suo nome in Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano) sia come responsabile della direzione dei Servizi di Sicurezza e Protezione Civile, che coordina anche i Vigili del Fuoco, costituita da Giovanni Paolo II sempre nel 2002. Quale direttore, è membro del Comitato di Sicurezza Finanziaria, istituito con un Motu Proprio da Papa Francesco, e Focal Point per la Santa Sede dell'Osce.In 20 anni di servizio, al fianco di tre Pontefici (Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco), ha seguito tutti i casi più delicati, da Emanuela Orlandi ai "corvi", dai casi di pedofilia a Vatileaks. Tra i suoi interventi più famosi, l'aver bloccato in tempo una cittadina italo-svizzera, Susanna Maiolo, in due attacchi separati a Papa Benedetto XVI durante le Messe della Vigilia di Natale nella Basilica di San Pietro nel 2008 e, nuovamente, nel 2009. In tempi più recenti, si indica Giani come l'artefice dell'accordo di pace tra cristiani e musulmani che ha permesso a Papa Francesco di andare l'anno scorso in visita apostolica nella Repubblica Centrafricana.Sotto la sua guida, il Corpo della Gendarmeria vaticana compie un grande passo in avanti: si punta a un ammodernamento di tecniche, mezzi e procedure, nonchè al miglioramento professionale dei gendarmi vaticani. È di recente istituzione anche un Gruppo di Intervento Rapido (Gir) per contrastare eventuali azioni ad alto rischio, compresi attacchi terroristici mirati alla persona del Pontefice e un'Unità Antisabotaggio. Il primo ottobre un Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede informa di una indagine aperta riguardo "operazioni finanziarie compiute nel tempo", partite dalle denunce presentate dallo Ior, l'Istituto per le Opere di Religione e dall'Ufficio del Revisore Generale e rende noto che "presso alcuni Uffici della I Sezione della Segreteria di Stato e dell'Autorità di Informazione Finanziaria dello Stato", l'Aif, sono state eseguite "attività di acquisizione di documenti e apparati elettronici".Nella nota non viene precisato ma si tratta di compravendita immobiliari milionarie all'estero, in particolare a Londra, a opera dell'Aif. Il giorno successivo, alcuni organi di stampa pubblicano una nota interna a firma di Giani su cui ci sono le foto segnaletiche di 5 dipendenti della Santa Sede e in cui si comunicala loro "sospensione dal servizio" e il divieto di ingresso in Vaticano.La pubblicazione del documento per uso interno irrita fortemente Papa Francesco che fa aprire un'indagine: la sua "illecita diffusione" è grave ed "è paragonabile a un peccato mortale poichè lesivo della dignità delle persone e del principio della presunzione di innocenza".Il futuro di Giani a capo della Gendarmeria è quindi segnato e rassegna le dimissioni nelle mani del Pontefice. Oggi la notizia ufficiale della sua uscita: "Volendo garantire la giusta serenità per il proseguimento delle indagini coordinate dal Promotore di Giustizia ed eseguite da personale del Corpo, non essendo emerso al momento l'autore materiale della divulgazione all'esterno della disposizione di servizio - riservata agli appartenenti al Corpo della Gendarmeria e della Guardia Svizzera Pontificia - il Comandante Giani - si legge in una nota vaticana -, pur non avendo alcuna responsabilità soggettiva nella vicenda, ha rimesso il proprio mandato nelle mani del Santo Padre, in spirito di amore e fedeltà alla Chiesa e al Successore di Pietro".Francesco, nell'accogliere le dimissioni, esprime il proprio apprezzamento per il gesto, "riconoscendo in esso - si legge ancora - un'espressione di libertà e di sensibilità istituzionale, che torna a onore della persona e del servizio prestato con umiltà e discrezione al Ministero Petrino e alla Santa Sede"."Vivo questo momento difficile con la serenità interiore che, chi mi conosce, sa che ha contraddistinto il mio stile di vita anche di fronte a vicende dolorose", dice Giani in una intervista ai media vaticani subito dopo le sue dimissioni, in cui sottolinea la gratitudine a Papa Francesco per il servizio che ha potuto svolgere in questi anni. "In questi anni ho speso tutte le mie energie per assicurare il servizio che mi era stato affidato. Ho cercato di farlo con abnegazione e professionalità ma sentendomi, come il Vangelo di due domeniche fa ci ricorda, serenamente un 'servo inutile' che ha fatto fino in fondo la sua piccola parte"."Il suo attestare la mia lealtà, l'onore e la fedeltà con cui ho svolto il mio servizio, mi aiuta ad affrontare con serenità - continua Giani - il futuro e i nuovi impegni che potrò assumere, nell'ambito delle mie competenze, dopo questa esperienza straordinaria".

  • Siria, Richard Gere: "Imbarazzato da Trump"
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    Siria, Richard Gere: "Imbarazzato da Trump"

    "Ci saranno tante persone uccise e danneggiate, e come cittadino americano mi vergogno profondamente per il comportamento del mio presidente". E' quanto ha detto l'attore statunitense Richard Gere nel corso di una conferenza stampa a Firenze, in Palazzo Vecchio, poco prima di ricevere le Chiavi della Città da parte del sindaco Dario Nardella, commentando con i giornalisti la decisione del presidente americano Donald Trump di ritirare le truppe dalla Siria. "E' chiaro - ha proseguito la star di Hollywood - che ha fatto scelte senza pensare alla gente, agli alleati, per i danni che deriveranno da una decisione affrettata. Sono profondamente deluso, imbarazzato, arrabbiato". Il presidente americano Donald Trump "è un personaggio così pazzo che sarebbe difficile da interpretare" in un film. "Penso a qualche film - ha detto ancora Gere - a Richard Nixon, un altro personaggio difficile da interpretare: aveva un grande senso dell'umorismo, era un clown". "Io davvero non mi preoccupo della politica, mi preoccupo delle persone. L'importante è seguire sempre gli impulsi umani positivi" ha detto l'attore statunitense Richard Gere, rispondendo a una domanda sul leader leghista Matteo Salvini e in particolare se lo considera "un baby Trump" sulle politiche migratorie. Nello scorso agosto Gere si era recato a Lampedusa ed era salito a bordo della nave Open Arms bloccata a largo dell'isola: una decisione criticata allora anche dal ministro dell'Interno. "Finché siamo in contatto con l'impulso umano che è sempre positivo, non conosco esseri umani interamente cattivi, anzi: il totale dell'essere umano è positivo - ha aggiunto la star di Hollywood citando la filosofia buddista di cui è seguace -. Finché siamo in contatto con questo possiamo superare ogni problema molto facilmente". "Ci sono grandi problemi nella vita ma questa semplice cosa di aiutarci fra noi, sentire la sofferenza degli altri e prendere una decisione è estremamente importante, è da tenere presente - aggiunge Gere - Non è difficile, perché lo sentiamo tutti. L'importante è seguire questo impulso umano positivo e dare attenzione a questo impulso". "La prima volta che sono venuto a Firenze avevo 30 anni ed ero con la mia fidanzata: è stato un momento molto romantico, stavo iniziando a guadagnare un po' di soldi con i miei film e avevo mandato i miei genitori in Europa, anche a Firenze. Ero così lieto di essere in questa città di luce, venendo dalla Pennsylvania, dove mio padre mungeva le mucche. E' una città complessa e mi piaceva che anche mio padre potesse vedere una città così straordinaria e come vive la gente qui". "Oggi sono stato agli Uffizi: era sublime, non riuscivo neanche a parlare dopo per la tanta bellezza. E' stata una doccia di bellezza. Poi sono stato alla Fondazione Franco Zeffirelli e ho capito che Zeffirelli è figlio di Firenze", ha aggiunto Gere. "Mi scuso, non sono al corrente di queste critiche e non posso commentarle" dice, rispondendo a una domanda sulla mancata presenza alla cerimonia dei consiglieri comunali del centrodestra e del M5s che hanno contestato la decisione del sindaco Dario Nardella definendolo "un riconoscimento da buonisti radical chic" per l'impegno della star verso i migranti. "Sono veramente onorato di ricevere questa onorificenza dalla città di Firenze, sono commosso profondamente", ha aggiunto Gere. "Siamo tutto al mondo per aiutarci l'un con l'altro e per me questo è l'elemento più importante - ha spiegato l'attore - Ci sono tante cose che creano delle differenze e che possono oscurare anche gli aspetti positivi che ci sono nella nostra convivenza. Siamo tutti qui per superare queste differenze". "C'è un livello in cui le cose sono molto semplici ed è il livello umano e quindi se noi cerchiamo di prenderci cura l'uno dell'altro, tenendo presente sempre quel livello umano, possiamo andare avanti e aiutare chi ha bisogno", ha continuato Richard Gere. L'attore, ricordando che è appena rientrato da un ritiro dal centro buddista di Pomaia (Pisa), ha sottolineato: "Gli esseri umani vanno verso la felicità e protendono a sottrarsi alla sofferenza e quindi questo è il percorso comune a tutti noi". "Per chi vive in parti del mondo dove ci sono risorse sufficienti un po' per tutti, è giusto che chi ha questa possibilità si prenda cura di chi invece non ha queste risorse". ''I volontari su quelle navi sono degli angeli; quello che noi abbiamo in mente è di aiutare le persone" ricordando la sua visita, nell'agosto scorso, alla nave dell'ong Open Arms bloccata al largo dell'isola di Lampedusa. "È l'unica cosa importante, che rende significativa la nostra vita". "Se vuole venire con me - ha detto poi parlando dell'ex ministro degli Interni Matteo Salvini - sarei contento; insieme possiamo nutrire quelle persone". "Finora il senso comune ci diceva che chi esce da una casa in fiamme, siccome è in pericolo, va aiutato subito. Ora questo senso comune è stato reso illegale. Soccorrere chi muore in mare è stato reso illegale: questa è una cosa assurda, è una cosa da pazzi. Ma in che mondo ci vogliono costringere a vivere? Chi affoga in mare è un nostro fratello e una nostra sorella"."L'impulso di aiutare qualcuno in pericolo era sempre la cosa più importate da fare nella storia dell'umanità - ha aggiunto la star di Hollywood - Perchè aiutare le persone è un impulso innato nell'uomo. E noi, anche in questo frangente, abbiamo l'energia di trovare la strada giusta". "Una delle cose peggiore che ha fatto il presidente americano Trump - ha dichiarato Gere - è di aver abusato della lingua, equiparando, ad esempio, i profughi, i rifugiati ai terroristi. Trump stimola l'insicurezza, la paura". Nel primo pomeriggio Richard Gere è stato in visita alla Galleria delle Statue e delle Pitture. Circa un'ora la durata del tour tra i capolavori del museo, condotto dal direttore Eike Schmidt. Gere, che ha firmato autografi e voluto anche una foto di gruppo con i dipendenti degli Uffizi accorsi ad accoglierlo insieme al direttore, ha ammirato in particolare la pala di Ognissanti di Giotto, il doppio ritratto dei Duchi di Urbino, la Primavera del Botticelli, l'Annunciazione di Leonardo ed il Tondo Doni di Michelangelo. "Gere è un visitatore davvero attento e curioso - ha detto Schmidt al termine del tour - si è soffermato su ogni opera, studiando con pazienza i dettagli e facendo molte domande. Ha apprezzato moltissimo la Tebaide del Beato Angelico, sottolineando la somiglianza tra le figure dei santi padri in ritiro ascetico nel deserto e i monaci buddisti tibetani".

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