Allarme Covid d'importazione, Lazio e Campania vogliono controlli. Allo studio del Cts test rapidi

Gabriella Cerami
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SANTA MARIA DI CASTELLABATE, CAMPANIA, ITALY - 2020/07/11: An obviously worn-out mouth and nose protection mask lies thrown away on the beach, in Cilento, Saint Maria di Castellabate city. (Photo by Salvatore Laporta/KONTROLAB/LightRocket via Getty Images) (Photo: KONTROLAB via Getty Images)
SANTA MARIA DI CASTELLABATE, CAMPANIA, ITALY - 2020/07/11: An obviously worn-out mouth and nose protection mask lies thrown away on the beach, in Cilento, Saint Maria di Castellabate city. (Photo by Salvatore Laporta/KONTROLAB/LightRocket via Getty Images) (Photo: KONTROLAB via Getty Images)

Rientri dall’estero e movida d’agosto fanno scattare l’allarme. Ma preoccupano anche il ritorno a scuola a settembre e i trasporti che potrebbero non essere adeguati a conciliare il contenimento del Coronavirus con un nuovo inizio di normalità.

Test sierologici

Nell’immediato c’è da gestire un aumento dei contagiati, alcuni dei quali in arrivo dall’estero. La regione Lazio si vuole blindare, ma è la sola insieme alla Campania. Nicola Zingaretti propone test sierologici per chi entra in Italia dai paesi considerati a rischio per una più forte incidenza di contagi Covid: Malta, Spagna, Grecia, Croazia. E sta predisponendo tutto il necessario per procedere ai test negli aeroporti e presso le stazioni dell’alta velocità. Ma soprattutto è in pressing sul governo affinché via sia un piano nazionale. “Non avrebbe senso se a fare i test siamo solo noi nel Lazio – si apprende da fonti regionali – si può arrivare qui con voli spezzati”.

Vincenzo De Luca è ancora più duro: “È indispensabile sottoporre quanti arrivano o rientrano dall’estero all’obbligo di quarantena in relazione ai voli provenienti dai Paesi a rischio”. E poi ancora: “Sono indispensabili il controllo della temperatura corporea, ma anche test sierologici e una stretta rigorosa sui controlli, altrimenti diventerà inevitabile la chiusura delle frontiere”.

Intanto il Comitato tecnico scientifico, su indicazione del governo, sta esaminando la validità di test rapidi da somministrare in aeroporti e alle frontiere per i viaggiatori che entrano in Italia. Si attende risposta ma queste tecnologie renderebbero possibile ed efficace un nuovo provvedimento per ampliare i controlli e che l’esecutivo non esclude se la situazione dovesse peggiorare.

Per adesso però le regioni la pensano in modo diverso l’una dall’altra. Secondo alcune l’obbligo del test all’arrivo in Italia potrebbe disincentivare il turismo, altre invece come la Sicilia ritengono la situazione sia già sotto controllo così: “Noi in questo momento stiamo ospitando decine di migliaia di turisti, lo stiamo facendo in condizioni di sicurezza”, sostiene l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza.

Trasporto pubblico locale

Fortissima preoccupazione. Con queste due parole il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, riassume lo stato d’animo dei governatori in vista di settembre quando riapriranno le scuole e ci sarà la ripresa quasi a pieno regime delle attività lavorative. A impensierire è il trasporto pubblico locale al centro di una riunione tra governo e regioni. “I tempi stringono, dobbiamo trovare una soluzione entro la prossima settimana”, è l’appello lanciato dai presidenti allarmati perché il servizio dovrà essere gestito in un periodo in cui bisognerà convivere con il contenimento del virus.

Per i governatori è urgente erogare subito i 400 milioni stanziati dal decreto Agosto, snellire le procedure burocratiche per abilitare altri mezzi a svolgere i servizi di linea, intervenire sul trasporto extraurbano e chiudere i tavoli regionali “sulla flessibilità degli orari scolastici al fine di avere un quadro chiaro sulla base del quale rimodulare i servizi di Trasporto pubblico locale”.

Saranno 10 milioni gli italiani che a settembre si rimetteranno in moto, tra studenti, professori e famiglie. Il ministro Francesco Boccia chiede collaborazione alle regioni e di non andare in ordine sparso. Le regioni dovranno preparare un documento condiviso, che sarà poi sottoposto alla valutazione del Comitato tecnico scientifico.

Nella gestione della ripartenza di settembre occorre “prudenza”, e il governo troverà “un punto di equilibrio tra le valutazioni del Cts e le istanze anche politiche delle Regioni e dei Comuni”, afferma il ministro della Salute, Roberto Speranza, che già oggi ha sottoposto le richieste degli Enti locali al Comitato tecnico scientifico che le valuterà nei prossimi giorni.

Nodo scuolabus, autobus e misure di sicurezza

Alla base di tutto vi è il nodo degli scuolabus che dovranno portare gli studenti a scuola a settembre. Potranno viaggiare con la capienza massima consentita “nel caso in cui la permanenza degli alunni nel mezzo non sia superiore ai 15 minuti”. Recita così uno degli allegati all’ultimo Decreto del presidente del Consiglio firmato dedicato esplicitamente alle “linee guida per il trasporto scolastico dedicato”. È inoltre consentita la deroga alla distanza di un metro “nel caso in cui sia possibile l’allineamento verticale degli alunni su posti singoli e sia escluso il posizionamento cosiddetto faccia a faccia”. Insomma, la lettura di queste misure di sicurezza ha fatto saltare per aria i governatori che chiedono più fondi e anche alla svelta per acquistare nuovi mezzi di trasporti.

In tutti gli altri casi, sottolinea il protocollo dovrà essere rispettata la distanza di un metro. Tutti gli studenti, ad eccezione di quelli di età inferiore ai sei anni e a coloro che hanno delle disabilità, dovranno indossare obbligatoriamente la mascherina “al momento della salita sul mezzo”.

Per quanto riguarda i treni regioni e gli autobus urbani la proposta avanzata dagli Enti locali, in attesa del parere dell’Inail, prevede parafiati laterali tra le sedute per permettere un maggior numero di passeggeri in assenza di mezzi di trasporto. Ma anche questa ipotesi è in attesa di risposta.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.