Allarme Epha: inquinamento aumenterà vittime con il coronavirus -2-

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Roma, 16 mar. (askanews) - "I pazienti con patologie polmonari e cardiache croniche causate o aggravate dall'esposizione a lungo termine all'inquinamento atmosferico sono meno in grado di combattere le infezioni polmonari e hanno maggiori probabilità di morire", ha detto Sara De Matteis, esponente dell'Eps. "Questo è probabilmente anche il caso di COVID-19", ha aggiunto De Matteis, che è anche docente associato di medicina del lavoro e ambientale presso l'Università di Cagliari.

Sebbene attualmente non ci sia alcun legame provato tra la mortalità da COVID-19 e l'inquinamento atmosferico, uno studio sull'epidemia di Sars del 2003 ha mostrato che i pazienti nelle regioni con livelli moderati di inquinamento atmosferico avevano l'84 per cento di probabilità in più di morire rispetto a quelli nelle regioni a bassi livelli di inquinamento.(Segue)

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    Il comandante della portaerei: "Virus a bordo, marinai non devono morire"

    "I miei marinai non devono morire". E' un passaggio della lettera che il capitano Brett Cozier, comandante della portaerei Theodore Roosevelt, ha inviato ai vertici militari degli Stati Uniti per sollecitare un intervento. A bordo della nave è in corso un'epidemia di coronavirus tra i 4000 membri dell'equipaggio. La Theodore Roosevelt ha attraccato a Guam. Il virus, visti gli spazi ridotti, si diffonde e non è possibile per i marinai isolarsi. "Servirà una soluzione politica, è la cosa giusta da fare", scrive Crozier nella lettera di 4 pagine diffusa dal quotidiano San Francisco Chronicle. "Non siamo in guerra, i marinai non devono morire. Se non interveniamo ora, non stiamo ci stiamo occupando nel modo adeguato del nostro asset più prezioso: i marinai". Solo una piccola parte dell'equipaggio ha lasciato la nave. "La malattia si diffonde e accelera", scrive Cozier, chiedendo "locali adeguati per la quarantena" a Guam "il più presto possibile". "Rimuovere la maggior parte degli uomini da una portaerei nucleare e isolarli per due settimane potrebbe sembrare una misura straordinaria. E' un rischio necessario", aggiunge. "Tenere a bordo 4000 giovani uomini e donne è un rischio non necessario e viola il rapporto di fiducia con quei marinai che confidano nelle nostre cure". Alla Cnn, il segretario alla Marina Thomas Modly ha spiegato che "negli ultimi 7 giorni si è lavorato per trasferire i marinai dalla nave e trovare una sistemazione a Guam", dove però "non ci sono sufficienti posti letto". Per questo, si lavora a soluzioni alternative.

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    Beppe Sala ha dei dubbi su come venga gestita l'emergenza Coronavirus dal Presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana.

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    Sequestrati a Bologna migliaia di mascherine e dispositivi per ventilatori

    Sono state requisite questa mattina all'aeroporto e all'interporto di Bologna 50 mila mascherine e oltre 13 mila dispositivi medici monouso per la ventilazione respiratoria, questi ultimi destinati al Sudafrica (il 'blocco' era avvenuto nei giorni scorsi) , per poi essere successivamente consegnati all'Agenzia di protezione civile dell'Emilia Romagna.Un importante quantitativo di materiale sanitario utile per fronteggiare l'emergenza coronavirus, che può rimanere, quindi, in Emilia Romagna, grazie alla duplice operazione condotta da Agenzia delle dogane e dei monopoli e guardia di finanza in esecuzione delle direttive del procuratore capo della Procura di Bologna, Giuseppe Amato, e del prefetto di Bologna, Patrizia Impresa, e con la collaborazione della Protezione civile.Le mascherine, di tipo chirurgico, requisite all'aeroporto Guglielmo Marconi erano di importazione cinese e destinate a rivenditori privati, mentre i dispositivi medici monouso per la ventilazione respiratoria intercettati all'interporto di Bentivoglio, di fabbricazione italiana, erano illegalmente destinati alla Repubblica Sudafricana.Un duplice blocco, dunque, di importazione ed esportazione, informa la Regione, attuato con la massima tempestività e collaborazione di tutte le forze in campo.

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    Giulia Cavaglià ha deciso di sfogarsi contro Manuel Galliano rivelando il motivo della loro rottura: le dichiarazioni dell'ex tronista

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    'Unica condizione è: hai avuto un reddito a marzo?'

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    Ambra Lombardo ha scritto un messaggio a Piero Chiambretti, dimesso dall'ospedale dove era ricoverato per Coronavirus.

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    AGI

    Morto il sacerdote di Nuoro contagiato nella sua parrocchia

    Sacerdote diocesano, missionario nel Burkina Faso e prima anche marito e padre di famiglia: è la storia di don Giovanni Melis, 72 anni, uno dei due sacerdoti di Nuoro morti a marzo dopo essere stati infettati dal coronavirus. Don Melis è deceduto lunedì scorso a Sassari, dov'era ricoverato per il contagio contratto venti giorni prima, durante una messa in parrocchia che è costata la vita anche a Pietro Muggianu, 84 anni, canonico della cattedrale. Il Covid 19 ha avuto la meglio sul fisico del sacerdote-missionario, anche perché già indebolito dai problemi di salute patiti durante i soggiorni nel Burkina Faso, dove la malaria e la febbre gialla rappresentano due spauracchi, non sempre superabili neppure con le vaccinazioni.Nello Stato dell'Africa occidentale don Melis aveva realizzato il suo sogno missionario dal 2000, nei giorni in cui accarezzava l'idea di seguire la via del sacerdozio. Quattro anni prima un male incurabile gli aveva portato via la moglie Anna, dopo 27 anni di matrimonio, allietati dai figli Laura e Sandro, e vissuti più che altro a Torino da dirigente d'azienda.​"La morte di mia moglie è stata come il fallimento del progetto d'amore", raccontava qualche tempo fa don Melis, ormai diventato sacerdote dopo l'ordinazione in cattedrale a Nuoro, nell'ottobre del 2004. Non senza un pensiero per i due figli, diventati adulti e inseriti nel lavoro: "All'inizio sono rimasti un po' frastornati da questa mia decisione. Perché dopo avere perso la mamma, vedevano allontanarsi in qualche modo anche la presenza del padre. Ma hanno subito dopo capito e condiviso la scelta".Dalla comunità familiare l'ex manager è passato a quella ecclesiale, nelle parrocchie diocesane di Sarule e Lodè (Nuoro), dopo i primi anni da viceparroco a Nuoro. E qui, nella chiesa San Paolo ha contratto il coronavirus circa un mese fa. L'esperienza tra i diseredati dei sobborghi di Ouagadougou, la capitale dell'ex colonia francese, è stato l'elemento attorno a cui è ruotata la scelta di vita del sacerdote. Vi è tornato ogni anno, per dare una mano ai padri camilliani, che nella città di Koupela hanno aperto anche un ospedale per curare lebbrosi.Dall'Italia col gruppo missionario del Rosario di Nuoro don Melis portava nei bagagli generi alimentari e medicine. Sono solo alcuni tra i beni mancanti in una comunità che è 171esima (su 174) nella classifica della ricchezza, o povertà, mondiale. Coi volontari dell'associazione onlus, don Melis ha preparato alcuni progetti: il lebbrosario e una casa per gli anziani. È nata la scuola per l'infanzia 'Coro ‘e mama' (Cuore di mamma, in sardo) e alcune giovani sono state formate all'insegnamento. Altri ragazzi hanno avuto la possibilità di aprire laboratori per il burro di karitè, prodotto di pregio nella cosmesi occidentale. Opera sempre in evoluzione, che oggi passa per intero nelle mani dei soci della onlus: come un testamento spirituale del sacerdote nuorese, stabilito prima che l'ultima epidemia lo stroncasse.

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    Firenze, cronista aggredito: Rossi esprime solidarietà giunta

    Il giornalista è stato preso a calci e pugni per strada