Allarme West Nile a Padova

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A Padova è allarme ricoveri. La West Nile ha colpito 49 persone. Per questa malattia non esiste una terapia, ma i sintomi solitamente scompaiono da soli dopo un po’ di tempo.

West Nile, allarme ricoveri a Padova: 49 casi accertati

In soli 20 giorni, l’Azienda Ospedale – Università di Padova, ha dovuto affrontare un’ondata di ricoveri per West Nile. L’emergenza della “febbre del Nilo” continua a preoccupare e per il momento i casi di positività a Padova sono 49. L’ospedale ha prestato cure mediche a 19 pazienti, attualmente i ricoverati sono 12, sei i dimessi e un assistito è stato preso in carico a livello ambulatoriale. “In questi giorni la pressione della West Nile sulle strutture dell’ospedale è progressivamente aumentata. Da qualche singolo caso, che si poteva ritenere sporadico, siamo oggi a più di 10 persone ricoverate, 12 per l’esattezza, in una fascia di età dai 30 agli 80 anni. Solo negli ultimi tre giorni abbiamo avuto otto conferme di positività in pazienti che abbiamo ricoverati per i gravi sintomi della West Nile presso le nostre strutture” ha dichiarato Giuseppe Dal Ben, direttore generale.

Il contagio continua a diffondersi. “Devo ringraziare il personale del laboratorio di analisi, che sta lavorando a pieno regime per poter arrivare a confermare nel più breve tempo possibile questi i casi sospetti, si tratta di pazienti che accedono in ospedale con un malessere spesso diffuso, con i tipici sintomi di una forte influenza, talvolta con abbinati anche fenomeni neurologici. È bene richiamare alla prudenza, la malattia in questo periodo non scherza, con una diffusione a macchia di leopardo nell’intero territorio, favorita forse anche dalle condizioni meteorologiche” ha aggiunto.

West Nile, allarme a Padova: cure e controlli

Per la West Nile non esiste una terapia specifica e nella maggior parte dei casi i sintomi scompaiono da soli dopo qualche giorno o qualche settimana. Nei casi più gravi è necessario il ricovero. Tre pazienti a Padova sono stati ricoverati in terapia intensiva, mentre gli altri sono stati ricoverati nei reparti di Malattie Infettive e Neurologia. “Nel reparto di Malattie infettive eravamo molto concentrati sul Covid ma in questi giorni la West Nile ha soppiantato per presenze il virus precedente, impegnando ora molte energie del nostro reparto. Attualmente non c’è una terapia d’elezione, curiamo i sintomi e nel caso di meningiti e meningoencefaliti si interviene con farmaci ad hoc per contenere gli effetti sul sistema nervoso centrale” ha spiegato la direttrice Annamaria Cattelan.

È bene non procrastinare l’arrivo in ospedale, nel caso si abbia importante febbre con cefalea, nausea, vomito, o stato confusionale. La malattia colpisce anche i giovani, ma sono le età avanzate quelle più a rischio, quindi i grandi anziani. Sono allo studio dei vaccini, che potranno essere molto utili, ma al momento ci basiamo sulla prevenzione” ha aggiunto, sottolineando di non ignorare i campanelli d’allarme. Il periodo di incubazione dal momento della puntura varia tra 2 e 14 giorni, ma può anche essere di 21 nei soggetti con deficit a carico del sistema immunitario.

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