Alle origini di Locatelli, dal campo in sabbia alla Nazionale: 'Una volta diventò allenatore. E a scuola non faceva lo scemo...'

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"Il cantante ce l'avevamo, ora abbiamo anche il calciatore. Adesso ci manca il 6 alla lotteria". Si scherza, a Galbiate. Il riferimento è ad Adriano Celentano, che qui vive da anni. Ma anche, inevitabilmente, a Manuel Locatelli, il figlio che il paesino in provincia di Lecco si gode dopo la doppietta alla Svizzera. Serve scendere però di pochissimi chilometri per tornare alle origini del centrocampista azzurro. 

GLI INIZI A PESCATE - Siamo a Pescate, in riva al lago. Qui oggi corrono i bambini dell'oratorio feriale, proprio come faceva Manuel. Cresciuto e svezzato su un campo in sabbia, talvolta coperto da qualche erbaccia. Le reti a fungere da contorno, onde evitare che il pallone, l'amato pallone, finisca in acqua. Da qui i primi calci agli ordini di papà Emanuele, bancario. Manuel mostra da subito un livello superiore alla media, viene notato da Paolo Rota, che lo porta all'Atalanta. Lì dove incontra Mauro Bianchessi, lesto poi a portarselo con sè al Milan. 

LO STUDIO E I SOGNI DA PENDOLARE - A quel punto parte un lungo avanti e indietro da pendolare. Tipico da queste parti, destino frequente per chi - tra studio e lavoro - raggiunge quotidianamente Milano. All'ombra del Duomo, però, per Manuel non ci sono uffici o libri, ma solo i sogni di un bambino, diventato presto ragazzo, che non toglie gli occhi dall'obiettivo. Come spiega Samuele, compagno di classe nei primi due anni all'Istituto Bertacchi di Lecco: "Ho ricordi positivi, è sempre stato un ragazzo concentrato sul calcio" ci racconta. "Manuel ha sempre puntato ad arrivare: aveva la mentalità giusta, non faceva troppo il cogl... (ride, ndr). Stava sempre sul pezzo. Mercoledì sera è stato davvero bello, ma al di là di mercoledì, vederlo coronare così la carriera è fantastico". 

VIDEO - Chi è Manuel Locatelli

ALLENATORE - Il sorriso di Samuele è quello che accompagna i concittadini di Locatelli. Trasferitosi a Galbiate all'età di 7 anni, senza mai perdere il contatto con le sue origini. Tutti, qui, hanno un aneddoto da raccontarci: c'è chi tira fuori una foto con lui a un vecchio torneo, chi lo ricorda nelle passeggiate in montagna con i bimbi dell'oratorio, chi ne elogia l'umiltà e il low-profile. Come Luigi Panzeri, presidente della Galbiatese Calcio: "Anni fa organizzavamo, in un centro sportivo qui vicino, alcuni tornei. Lui era già al Milan, non poteva giocare per non correre rischi e allora faceva addirittura l'allenatore. Noi lo vediamo spesso, quando non è impegnato col calcio a Galbiate c'è sempre. E ha sempre avuto la testa sulle spalle". 

LA FAMIGLIA - Merito anche di una famiglia umile e pronta a smorzare i voli pindarici. Oltre a papà Emanuele c'è mamma Simona, riservata ma orgogliosa, che non rinuncia mai alla passeggiata in paese. E poi il fratello Mattia, anch'egli calciatore con un recente passato tra Lecco, Inveruno e Sondrio; e la sorella Martina, operatrice sociale presso la Caritas Ambrosiana. Protagonisti silenziosi della Galbiate che si gode il suo campione partito da lontano. "La storia di uno di noi, anche lui nato per caso in via Gluck, in una casa fuori città" cantava il suo compaesano Celentano. Che poi, nel maggio 1968, presentava il singolo Azzurro. Un mese più tardi, l'Italia vinceva il primo e unico Europeo della sua storia. Così, in barba alla scaramanzia...

VIDEO - Locatelli come Pogba e Cristiano Ronaldo: "Acqua"

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