Allerta No Pass a Trieste. "Attesi in 20mila", rischio alto di infiltrati

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- (Photo: Ansa)
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“In questo momento Trieste è la meta più ambita”. Dalla questura del capoluogo del Friuli Venezia Giulia, che ha autorizzato in mattinata il corteo dei no green pass per domani, questa frase arriva senza alcuna ironia. Come un dato di fatto che impone alle forze dell’ordine di prepararsi a una manifestazione molto partecipata e, per il tema trattato e la composizione del corteo, inevitabilmente a rischio.

In queste ore nella piazza principale della città ci sono poche centinaia di persone in presidio, ma il clou ci sarà domani sicuramente, e forse anche nel fine settimana. Il prefetto Valerio Valenti ipotizza che, per protestare contro il green pass, possano arrivare 20mila persone. Quasi il doppio di quelle che hanno partecipato alla manifestazione di Roma il 9 ottobre, culminata con l’assalto alla Cgil. Un numero enorme per una città di circa 200mila abitanti.

La Polizia è al lavoro per monitorare gli arrivi, dall’Italia e dall’estero. Dalla questura parlano di un flusso in aumento, spia del fatto che difficilmente il corteo di domani sarà un flop. Che la partecipazione sarà importante e che gli agenti devono farsi trovare pronti. Per scongiurare che si verifichi quello che è successo a Roma. Fatti come l’assalto alla Cgil, ha sottolineato la ministra Lamorgese nella sua informativa, “non dovranno mai più ripetersi”. E domani sarà il primo vero banco di prova. Oltre alle strade, gli osservati speciali sono i treni, che in direzione Trieste si annunciano essere più pieni del solito.

Ma come sarà la piazza? Gli addetti ai lavori danno per scontato che, data la posizione della città - così multiculturale e vicina al confine - i manifestanti arriveranno anche dall’estero. Se la questura non si sbilancia sulla provenienza, chi conosce bene il territorio ci ricorda che nella vicina Slovenia la percentuale di vaccinati è molto bassa e che è facile che da quell’area qualcuno si sposti per unirsi alla protesta. È già successo, del resto, nei giorni scorsi, quando alle proteste davanti al porto, tra i tanti italiani si sentivano anche frasi in sloveno e in tedesco.

Ci si attende, insomma, un corteo numeroso, ma soprattutto composito. E c’è il rischio, concreto, che a manifestanti pacifici possano aggiungersi frange estremiste e antagoniste, di qualsiasi colore. Ne bastano poche decine per mettere a dura prova l’ordine pubblico, e per questo gli occhi sono puntati su quello che potrà succedere domani.

Dalla questura fanno sapere che stanno preparando un dispiegamento di uomini adeguato. L’allerta che si respira tra gli addetti ai lavori, Viminale in primis, è alta. Del resto, nella sua informativa sui fatti di Roma, la ministra lo aveva annunciato: “Ci attende un periodo ancora molto impegnativo”. E quella di domani sarà una prima prova, nell’attesa del G20 di fine mese.

Dal canto loro, gli organizzatori della protesta assicurano che si tratterà di una manifestazione pacifica: “Speriamo che la Polizia non carichi le persone che stavano pregando, come ha fatto lunedì. Non c’era nessuno con cattive intenzioni, eppure persone sono state manganellate”, ci dice Paride Simoni, attivista di una delle associazioni che stanno animando la piazza no pass. Il suo riferimento è ai fatti di lunedì scorso, quando un presidio di portuali e no vax davanti al molo di Trieste è stato sgomberato.

Questa volta il corteo si muoverà per le strade della città, e quindi spegnere eventuali violenze potrebbe essere più difficile. Intanto, il fronte della protesta - che era partita dai lavoratori del porto - resta spaccato. Da un lato i portuali dall’altro le altre associazioni di no green pass. In una conferenza stampa fatta in mattinata i portuali - fino a pochi giorni fa guidati da Stefano Puzzer che si è poi dimesso - hanno fatto sapere che parteciperanno alla manifestazione, ma senza legarsi a nessun coordinamento. “Come lavoratori portuali di Trieste continueremo nella nostra protesta contro Green pass e obbligo vaccinale: siamo per la libertà di scelta”, ha fatto sapere una delegazione in conferenza stampa. “Non aderiremo a nessun coordinamento”, hanno continuato, spiegando di dissociarsi “da gruppi che si stanno creando, soprattutto quelli violenti. Non facciamo parte di quelle fazioni, non vogliamo la violenza. Ci dissociamo da quello che può venir fuori”. Segno, anche questo, che tra gli stessi partecipanti al corteo c’è la consapevolezza che la piazza di domani potrebbe degenerare.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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